La storia sta tutta in una manciata di coordinate. Alla foce, 100mila unità di Escherichia coli ogni 100 millilitri d’acqua. Circa 683 metri più a sud, nel mare davanti al punto indicato come Lido Acquatica, il valore scende ma resta enorme: 9.804. A poco più di un chilometro dalla foce, nei pressi del Cammello Grigio, si ferma a 602. Quasi tre chilometri più lontano, davanti al Camping Calabrisella, torna a 10 e il campione viene classificato come conforme. Non è ancora una sentenza definitiva sull’origine dell’inquinamento, ma è una sequenza che non può essere ignorata. I dati pubblicati dall’Arpacal nel foglio aggiornato del progetto “Fiumi, Foci e Mare 2026” disegnano una scia microbiologica che parte dall’area della Foce Fiumarella-Corace e si attenua progressivamente allontanandosi da essa. Il Corace, dunque, finisce inevitabilmente sotto osservazione. Non perché una tabella possa individuare da sola il responsabile di uno scarico, ma perché la distribuzione geografica dei valori indica nel tratto terminale del corso d’acqua il primo luogo nel quale cercare le cause della contaminazione.
La mappa dell’Escherichia coli: da 100mila a 10
Il primo campione è stato prelevato il 15 agosto alle 12.30 alla Foce Fiumarella-Corace, così denominata nella tabella Arpacal. Si tratta di acqua superficiale, non di acqua marina destinata alla balneazione. Il risultato è di 100mila unità di Escherichia coli per 100 millilitri, con la segnalazione di “acqua torbida”. Per questa matrice Arpacal precisa che i limiti di balneazione non sono applicabili. È quindi scorretto equiparare automaticamente il risultato della foce a quello di una spiaggia. Resta, tuttavia, una concentrazione elevatissima e tecnicamente rilevante per ricostruire ciò che il corso d’acqua può trasportare verso il mare. Alle 12.15, quindi pochi minuti prima, era stato campionato il tratto marino indicato come Lido Acquatica, distante in linea d’aria circa 683 metri dalla foce, secondo un’elaborazione di Calabria7 sulle coordinate pubblicate dall’Agenzia. Qui sono state rilevate 9.804 unità di Escherichia coli e 4.106 enterococchi intestinali ogni 100 millilitri. Arpacal ha classificato il campione come “non conforme”, annotando anche in questo caso la presenza di acqua torbida. La denominazione dei luoghi di campionamento ha esclusivamente una funzione geografica: non attribuisce ai gestori degli stabilimenti responsabilità o collegamenti con l’origine della contaminazione.
Il secondo punto non conforme a un chilometro dalla foce
La sequenza prosegue nel tratto di mare indicato come “Località Roccelletta – Lido Cammello Grigio”, distante circa 1.051 metri dalla foce. Il campione, prelevato il 15 agosto alle 12, contiene 602 unità di Escherichia coli e 443 enterococchi intestinali per 100 millilitri. Anche questo risultato viene classificato da Arpacal come non conforme: l’Escherichia coli supera del 20 per cento circa il limite, mentre gli enterococchi raggiungono più del doppio della soglia consentita. Più a sud, in località Montepaone San Martino, nel punto indicato come Camping Calabrisella, il quadro cambia. Il campione prelevato alle 11.26, a circa 2,9 chilometri dalla foce, restituisce 10 unità di Escherichia coli e 85 enterococchi: risultato conforme.
Il gradiente è evidente. Per l’Escherichia coli si passa da 100mila alla foce a 9.804 nel punto marino più vicino, poi a 602 a poco più di un chilometro e infine a 10 a quasi tre chilometri. Per gli enterococchi, non misurati nel campione di acqua superficiale della foce, si passa invece da 4.106 a 443 e poi a 85. Questa distribuzione costituisce un indizio molto forte della provenienza della contaminazione dall’area del Corace. Non basta, però, per stabilire quale scarico, impianto, scolmatore o affluente abbia immesso il carico batterico nel fiume. Per arrivare alla sorgente servono campionamenti progressivi risalendo il corso d’acqua, verifiche sugli scarichi e controlli sulla rete fognaria e depurativa.
A luglio il mare alla foce era risultato conforme
Un altro dato impedisce di parlare, sulla base di queste sole tabelle, di una contaminazione permanente. Il 5 luglio 2026, in un campione di acqua marina indicato come “Foce Corace”, Arpacal aveva rilevato meno di 10 unità di Escherichia coli e 10 enterococchi intestinali. Il risultato era stato classificato come conforme. Il confronto suggerisce quindi un episodio sopravvenuto tra luglio e Ferragosto, oppure una contaminazione di durata limitata e legata a condizioni particolari. La stessa Regione ha ricordato che, durante gli eventi meteorologici intensi, fiumare e corsi d’acqua possono provocare alterazioni temporanee dei parametri microbiologici nelle zone vicine alle foci, per effetto di pressioni naturali e antropiche. Lo aveva spiegato il 4 giugno proprio l’assessore regionale all’Ambiente Antonio Montuoro, sottolineando la necessità di integrare il monitoraggio delle acque costiere con quello dei fiumi, della depurazione e del territorio.
La deviazione della foce verso Roccelletta
C’è poi un elemento territoriale che non può essere rimosso dalla discussione. Circa tre anni fa Calabria7 aveva documentato come il maltempo avesse modificato l’ultimo tratto della foce, spingendo lo sbocco del Corace dal lato di Catanzaro verso un’area balneabile di Roccelletta. Se lo sbocco del fiume si sposta, cambia inevitabilmente anche il punto dal quale acque, sedimenti e materiali trasportati dal corso d’acqua vengono immessi in mare. Questo rende indispensabile verificare l’attuale conformazione della foce e il movimento delle correnti sottocosta.
Le tabelle Arpacal, però, non contengono uno studio idrodinamico e non dimostrano che quella deviazione sia la causa diretta dell’episodio registrato a Ferragosto. Il rapporto temporale e causale deve essere accertato tecnicamente. Il dato incontestabile è un altro: oggi i valori più alti sono stati rilevati nei punti più vicini alla foce e diminuiscono progressivamente allontanandosi.
I tecnici al lavoro anche nel giorno di Ferragosto
Dentro questa vicenda c’è anche una parte positiva che merita di essere raccontata: il sistema dei controlli ha funzionato anche durante le festività. I tecnici hanno effettuato i campionamenti nella tarda mattinata del 15 agosto e avviato le analisi nella stessa giornata. Domenica 16 agosto sono tornati a Roccelletta per eseguire altri due prelievi: alle 10.52 in via della Laganusa e alle 11.18 in Traversa I Nausicaa.
Il primo punto si trova a circa 1.078 metri dalla foce, il secondo a circa 700 metri: praticamente le stesse fasce costiere nelle quali il giorno precedente erano state riscontrate le non conformità. Al momento dell’ultimo aggiornamento, entrambi i risultati risultano ancora in fase di analisi. È un lavoro silenzioso, compiuto mentre le spiagge erano piene e la Calabria celebrava Ferragosto. Campionare, trasportare i contenitori in condizioni controllate, avviare le prove di laboratorio e pubblicare rapidamente i risultati significa trasformare la tutela ambientale da dichiarazione di principio in attività concreta.
Sul fronte della tutela del mare, la Regione ha indicato una dotazione di 50 unità Arpacal tra biologi, ingegneri e tecnici, due laboratori mobili, droni aerei e acquatici, un’imbarcazione e cinque gommoni. Una struttura inserita in una rete più ampia con Dipartimento Ambiente, Calabria Verde, Protezione civile, Consorzio di bonifica, Capitanerie e forze dell’ordine.
Montuoro e la scommessa della trasparenza
Il caso di Roccelletta dimostra anche il valore della linea indicata dall’assessore Antonio Montuoro: controllare non soltanto il mare davanti alle spiagge, ma anche fiumi, foci e possibili fonti di pressione collocate a monte. La Calabria conserva nel complesso un patrimonio marino di altissima qualità. Secondo i dati regionali, oltre il 97 per cento delle acque di balneazione rientra nelle classi “eccellente” o “buona”. La rete ordinaria interessa 649 acque di balneazione lungo più di 670 chilometri di costa e produce circa 3.700 campionamenti microbiologici all’anno. Quel dato generale non può essere utilizzato per nascondere le criticità locali. Al contrario, proprio perché gran parte del mare calabrese presenta condizioni elevate, ogni episodio anomalo deve essere isolato, studiato e risolto rapidamente.
In questa direzione va anche CalabriAmbiente, l’applicazione regionale lanciata a luglio e sostenuta dall’assessore Montuoro. Lo strumento permette ai cittadini di consultare la mappa ambientale, conoscere le attività svolte, accedere alle analisi Arpacal e segnalare direttamente scarichi, acqua torbida, rifiuti o altre anomalie. Le tabelle non specificano se i controlli di Ferragosto a Roccelletta siano partiti da una segnalazione inoltrata attraverso l’app ma il meccanismo è quello giusto: il cittadino segnala, la struttura regionale verifica, Arpacal campiona e i dati diventano pubblici.
Ora bisogna risalire il fiume
I numeri pubblicati da Arpacal non consentono scorciatoie. Non autorizzano a dichiarare contaminata tutta la costa di Roccelletta e non permettono di individuare già oggi il responsabile. Dicono però tre cose precise. Alla foce è stata trovata una concentrazione di 100mila unità di Escherichia coli. Nei due tratti marini più vicini sono stati superati i limiti microbiologici. A quasi tre chilometri di distanza il campione è tornato conforme. Il Corace è quindi il punto dal quale deve partire l’indagine ambientale: risalire il corso d’acqua, controllare affluenti, collettori, impianti, reti miste e possibili scarichi abusivi; verificare l’attuale posizione della foce e studiare come le correnti distribuiscano in mare ciò che arriva dal fiume. Il monitoraggio ha acceso la luce sul problema. Il lavoro dei tecnici e il sistema costruito dalla Regione sotto l’indirizzo dell’assessore Montuoro hanno consentito di scoprirlo e renderlo pubblico. Adesso quella luce deve spostarsi a monte, fino al punto esatto dal quale è partita la contaminazione.












