Premettiamolo subito: siamo nel campo della satira, giusto per non urtare le suscettibilità degli integralisti. Quindi tra pochissima seriosità e moltissimo faceto.
Di viaggiatori celebri la Calabria ne ha conosciuti tantissimi. Ce ne sono alcuni che seguono la bussola, altri che si lasciano guidare dalle stelle o dal profumo del mare, e poi c’è Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Lui pare segua un’entità ben più metafisica e rassicurante: il bilancio promozionale degli enti locali.
Il celebre “Jova Giro” — l’epica traversata su due ruote con cui il bardo del pensiero positivo sta scaldando i motori in vista della tappa del suo Jova Summer Party a Catanzaro il prossimo 22 agosto — si sta svelando per quello che è: un capolavoro non tanto di ciclismo, quanto di ingegneria economico-geografica.
Il gps condizionato e il tariffario da record
Mentre i comuni mortali su due ruote cercano la strada più dritta, pianeggiante e logica, il navigatore di Lorenzo risponderebbe a dinamiche superiori. O meglio, chiarissime: scrive La Repubblica ripresa anche da Il Fatto Quotidiano che l’ingaggio per la tappa lucana del Jova Giro sarebbe costato 30mila euro — si mormora a post — per celebrare la bellezza dei luoghi. Alla faccia del Kilimangiaro, della fatica disinteressata e del francescano amore per la natura a costo zero e del “sei come la mia bici”.
D’altronde, perché pedalare gratis quando puoi trasformare ogni pausa borraccia e ogni scorcio mozzafiato in una fattura elettronica?
(Per onor di verifica, poi, quel costo è stato effettivamente saldato con Delibera n. 154 del 3 agosto 2026 dell’Agenzia di Promozione Territoriale Basilicata per il progetto promozionale “Jovagiro in Basilicata”. Totale 30.012,00 euro Iva inclusa).
La rotta contorta: da Trebisacce ad Acri, poi in Sila e giù a Catanzaro
Potrebbero così spiegarsi, quindi, le bizzarre geometrie del tour calabrese. Un ciclista dotato di un minimo di buonsenso, una volta arrivato a Trebisacce e vedendo la piana costiera spalancarsi in discesa verso Catanzaro, direbbe: “Bene, tiriamo dritto in pianura, risparmiamo le gambe per lo show”.
Ma il Jova Giro no. Il Jova Giro rifiuta la banalità dell’asfalto piano. Lorenzo devia energicamente, si inerpica prima ad Acri, poi decide di scalare la Sila — perché no, due tornanti in salita e qualche centinaio di metri di dislivello fanno sempre bene al quadricipite — per poi rituffarsi a rotta di collo verso Catanzaro.
Una rotta che sulla cartina geografica sembra tracciata da una mosca impazzita, ma che sul registro contabile delle sponsorizzazioni potrebbe trovare probabilmente una sua impeccabile e armonica simmetria.
Il tuffo filosofico e la svista su Giordano Bruno
Ma il vero momento cult di questo cammino di Santiago in salsa pop si è consumato tra le onde del mare calabrese. In un video diventato subito virale — ripostato anche dal governatore, Roberto Occhiuto — Lorenzo si è concesso un tuffo rigenerante, accompagnato da una profonda riflessione filosofica sulla bellezza del territorio: “In questo pezzo di mondo è nata la filosofia: Pitagora, Giordano Bruno, tutti di queste zone”.
Peccato che, tra un flutto e una boccata d’aria salmastra, il buon Cherubini abbia deciso d’ufficio di riscrivere la storia della filosofia, ricollocando Giordano Bruno in Calabria.
Una svista geografico-esistenziale da matita rossa: il celebre filosofo eretico bruciato in Campo de’ Fiori era infatti nolano doc, comune campano, mentre la Calabria ha dato i natali semmai a Tommaso Campanella e alla sua Città del Sole.
Ma che volete che sia qualche centinaio di chilometri e un paio di secoli di storia della filosofia di differenza? In fondo, quando ci si tuffa nel mare di Calabria a beneficio di telecamera, la linea tra Nola e Stilo si annulla nella poesia.
Verso Catanzaro
Ora non resta che attendere la grande adunata di Catanzaro del 22 agosto.
Fra una rima baciata, un “ragazzi è bellissimo!” e un salto sul palco, gli appassionati di ciclismo e di bilanci potranno finalmente riposare.
Con una certezza in più: la Calabria è bellissima, Giordano Bruno ringrazia per la cittadinanza onoraria postuma, e il Dio della Moneta continua a sorridere sornione tra una pedalata e un hashtag da trentamila euro.












