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27 Febbraio 2026
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Calabria
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Inaugurato l’anno giudiziario al Tar, Mastrandrea: “Il giudice deve lavorare in silenzio”

Nell’apertura dell’anno giudiziario calabrese, il Presidente richiama la magistratura alla sobrietà e alla distanza dalla politica. Focus prioritario su PNRR, sanità e interdittive antimafia

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“Il giudice deve lavorare nel silenzio, senza partecipare all’agone politico”. Con questo richiamo all’essenza stessa della funzione magistratuale, il Presidente del Tar Calabria, Gerardo Mastrandrea, ha tracciato il solco etico dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nella sua relazione, Mastrandrea ha ribadito che l’indipendenza non è un concetto astratto, ma un esercizio quotidiano di terzietà che deve tradursi in fatti concreti, poiché «”sobrietà e autorevolezza non sono in antitesi, tutt’altro”.

La Giustizia come volano del PIL

Lontano da una visione burocratica, il Presidente ha delineato il ruolo del giudice come “attore consapevole dello sviluppo sociale. Un servizio giustizia efficiente non è un costo, ma un investimento capace di impattare direttamente sulla crescita economica e sul Prodotto Interno Lordo. Per centrare questo obiettivo, Mastrandrea sollecita un quadro legislativo più lineare, specialmente in settori tecnici dominati dalla normativa europea: ambiente, energie rinnovabili e gestione circolare dei rifiuti. Il rispetto della Costituzione deve dunque camminare di pari passo con la capacità della magistratura di non rallentare i processi evolutivi del territorio”.

inaugurazione anno giudiziario Tar1

I fronti caldi: Sanità e Antimafia

Il bilancio dell’attività giudiziaria evidenzia due criticità storiche della regione. Sebbene il “contenzioso sanitario mostri una flessione numerica, la sua rilevanza qualitativa rimane altissima, assorbendo gran parte delle energie del Tribunale. Altrettanto complesso è il fronte delle interdittive antimafia, pilastro della tutela della legalità in Calabria”.

Su questo punto, Mastrandrea ha sottolineato un cambio di paradigma giurisprudenziale: “Oggi si valuta con attenzione anche l’aspetto del lavoro e della continuità aziendale: la tutela della pubblica sicurezza e della legalità deve essere sempre garantita, ma occorre, nei limiti del possibile, evitare interruzioni dell’attività d’impresa che avrebbero conseguenze economiche e occupazionali”. La sfida per il Tar Calabria resta dunque quella di estirpare l’infiltrazione criminale senza però desertificare il tessuto produttivo della regione.

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