6 Novembre 2026
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Ingiusta detenzione, la Calabria paga oltre 13,7 milioni nel 2025: Reggio Calabria prima in Italia per indennizzi

Quasi 8,75 milioni di euro in riva allo Stretto e 4,98 a Catanzaro. I dati del Ministero della Giustizia fotografano il peso delle riparazioni per ingiusta detenzione nei distretti calabresi, mentre a livello nazionale crescono le domande accolte e le somme liquidate

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Superano i 13,7 milioni di euro gli indennizzi liquidati dallo Stato nel 2025 nei distretti giudiziari di Reggio Calabria e Catanzaro per i casi di ingiusta detenzione. Una cifra che colloca la Calabria tra le aree maggiormente interessate dal fenomeno e riporta l’attenzione sulle conseguenze delle misure restrittive della libertà personale quando, successivamente, vengono riconosciuti i presupposti per ottenere una riparazione.

Nel dettaglio, la Corte d’appello di Reggio Calabria ha registrato liquidazioni per 8.749.125 euro, mentre il distretto di Catanzaro ha raggiunto quota 4.983.260 euro. Il totale ammonta a 13.732.385 euro, quasi la metà dei 28,68 milioni complessivamente liquidati a livello nazionale.

Il dato emerge dalla risposta fornita dal Ministero della Giustizia all’interrogazione parlamentare presentata da Enrico Costa, deputato di Forza Italia, insieme alla collega Calderone. Le informazioni aggiornate sono state trasmesse alla Camera il 4 novembre 2026, nell’ambito dei lavori della Commissione Giustizia.

La graduatoria degli esborsi vede Reggio Calabria al primo posto tra i distretti indicati dal Ministero. Seguono Catanzaro e Palermo, con liquidazioni pari a 3.506.237 euro. Una distribuzione che evidenzia il peso economico delle riparazioni riconosciute nei territori interessati.

Le domande aumentano: 1.196 richieste nel corso dell’anno

Il quadro nazionale mostra un incremento delle nuove istanze. Nel 2025 le Corti d’appello italiane hanno registrato 1.196 richieste di riparazione per ingiusta detenzione, contro le 1.154 dell’anno precedente. La crescita è pari al 3,6 per cento.

I dati sui procedimenti definiti restituiscono un quadro articolato. Le domande accolte sono state 647, corrispondenti al 42,9 per cento del totale. I rigetti hanno raggiunto quota 771, pari al 51,1 per cento. Altri 91 procedimenti, il 6 per cento, si sono conclusi con una definizione diversa, per esempio per inammissibilità o incompetenza territoriale.

Un altro indicatore riguarda le ordinanze di accoglimento diventate irrevocabili. Nel 2025 sono state 576, in aumento rispetto alle 507 del 2024 e alle 465 del 2023.

Si tratta di provvedimenti che hanno consolidato il riconoscimento del diritto alla riparazione, secondo i presupposti previsti dalla normativa. Il dato, tuttavia, va distinto dal numero delle nuove domande presentate e da quello dei procedimenti definiti, che rappresentano indicatori differenti dell’attività giudiziaria.

Quasi 28,7 milioni di euro: quanto costa allo Stato l’ingiusta detenzione

Sul versante finanziario, il dato definitivo relativo al 2025 indica una spesa complessiva di 28.677.663,65 euro per le riparazioni da ingiusta detenzione. L’importo medio riconosciuto per ordinanza di accoglimento è stato di circa 44.255 euro.

La cifra risulta superiore a quella registrata nel 2024, quando le liquidazioni si erano attestate a poco meno di 27 milioni di euro.

Nella risposta parlamentare del 4 novembre 2026, il Ministero della Giustizia ha tuttavia precisato che la spesa resta sostanzialmente in linea con quella del triennio precedente e conferma il ridimensionamento già osservato rispetto alle annualità più lontane.

La fotografia economica comprende situazioni giudiziarie differenti, accomunate dal riconoscimento dei presupposti per ottenere una riparazione. Non tutti i casi, infatti, derivano dalla stessa dinamica processuale: la disciplina contempla diverse ipotesi, tra cui quella dell’ingiusta detenzione riconosciuta quando ricorrono le condizioni stabilite dall’articolo 314 del codice di procedura penale.

La riparazione non comporta automaticamente una responsabilità del magistrato

I numeri riportano al centro anche un tema particolarmente delicato nel dibattito sulla giustizia: il rapporto tra ingiusta detenzione e responsabilità dei magistrati.

Il riconoscimento del diritto alla riparazione, però, non determina automaticamente una responsabilità disciplinare del giudice o del pubblico ministero coinvolto nella vicenda. I due piani devono rimanere distinti: da una parte c’è il diritto del cittadino a ottenere un indennizzo quando ricorrono i presupposti di legge; dall’altra l’eventuale accertamento di una condotta disciplinarmente rilevante.

Nella risposta ministeriale viene richiamato proprio questo aspetto. Il monitoraggio svolto sulle ordinanze di accoglimento delle domande di riparazione, secondo quanto riferito dal Ministero, non ha evidenziato una correlazione automatica tra il riconoscimento dell’indennizzo e la commissione di illeciti disciplinari da parte dei magistrati.

Il dato assume particolare rilevanza nel confronto politico sulla responsabilità delle toghe, ma non autorizza a sovrapporre il risultato di un procedimento di riparazione a quello di un eventuale procedimento disciplinare.

Ottantotto procedimenti disciplinari tra il 2017 e il 2025

Nel periodo compreso tra il 2017 e il 2025 risultano avviati 88 procedimenti disciplinari collegati alle vicende di ingiusta detenzione, secondo i dati ministeriali riportati nella documentazione di riferimento.

La maggior parte si è conclusa senza l’applicazione di una sanzione: l’88,6 per cento dei procedimenti ha avuto un esito favorevole al magistrato, attraverso assoluzione o dichiarazione di non doversi procedere.

Nel restante 11,4 per cento dei casi sono state invece adottate conseguenze disciplinari, tra cui censura, ammonimento e trasferimento.

Si tratta di dati che riguardano un ambito specifico e non consentono, da soli, di formulare valutazioni generali sull’operato della magistratura. La riparazione per ingiusta detenzione e l’accertamento di un illecito disciplinare restano infatti due percorsi distinti, regolati da presupposti differenti.

Il bilancio del 2025 restituisce così due dimensioni dello stesso fenomeno: da una parte le somme riconosciute ai cittadini che hanno ottenuto il diritto alla riparazione, dall’altra l’attività di verifica sulle eventuali responsabilità disciplinari. In questo quadro, i distretti di Reggio Calabria e Catanzaro rappresentano una quota particolarmente rilevante della spesa nazionale.

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