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23 Maggio 2026
23 Maggio 2026
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La ’ndrangheta come una multinazionale: l’Onu svela i legami con il terrorismo internazionale

Secondo l’Unodc, le cosche calabresi avrebbero sviluppato alleanze strategiche con gruppi terroristici e cartelli stranieri. Il rapporto parla di traffici globali, riciclaggio e nuove rotte della cocaina verso l’Europa

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Le mafie italiane continuano a evolversi mantenendo le proprie strutture tradizionali, ma sviluppando al tempo stesso una rete sempre più globale di alleanze criminali. È quanto emerge dal primo rapporto internazionale sulle mafie presentato dall’Unodc, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato, durante le iniziative per l’anniversario della strage di Capaci a Palermo.

L’analisi dell’Onu: mafie sempre più globali

Secondo Giovanni Gallo, responsabile di sezione dell’Unodc, le organizzazioni mafiose italiane hanno conservato caratteristiche storiche come gerarchie interne, codici comportamentali e capacità intimidatoria, ma hanno acquisito anche una forte adattabilità internazionale.

Le cinque mafie italiane — comprese quelle del Gargano e del Salento — sarebbero oggi in grado di stringere accordi non solo con altre organizzazioni criminali, ma anche con gruppi terroristici, laddove esista un interesse comune.

I contatti tra ’ndrangheta e Hezbollah

Tra gli elementi evidenziati nel rapporto vi sono presunti collegamenti tra cosche di ‘Ndrangheta e cellule di Hezbollah nella regione della Tripla Frontera tra Argentina, Brasile e Paraguay. Secondo l’analisi dell’Onu, queste reti faciliterebbero il riciclaggio di denaro e la gestione delle rotte del narcotraffico verso il Medio Oriente, in cambio di finanziamenti destinati ad attività terroristiche.

Le nuove rotte del narcotraffico

L’Unodc segnala inoltre collegamenti tra mafie italiane, gruppi criminali dell’Africa occidentale e reti operative nell’area del Sahel, oggi considerata una delle principali alternative per l’ingresso della cocaina in Europa. Il sistema criminale internazionale, secondo il rapporto, funzionerebbe ormai come una “multinazionale”, con segmenti specializzati che gestiscono singole fasi della filiera del narcotraffico.

“Un sistema criminale frammentato ma efficiente”

Gallo spiega che non esiste più un’unica organizzazione in grado di controllare tutta la catena della droga, dalla produzione alla distribuzione finale. Oggi le attività sarebbero affidate a reti specializzate che si occupano di trasporto, stoccaggio e distribuzione, con veri e propri “subappalti” criminali.

L’Onu parla anche di corsi di formazione per corrieri della droga, finalizzati a eludere i controlli e perfezionare le tecniche di occultamento delle sostanze stupefacenti.

L’allarme globale: 95mila omicidi l’anno

Nel rapporto viene evidenziato anche il dato sugli omicidi volontari legati alla criminalità organizzata: circa 95mila ogni anno nel mondo, un numero che l’Unodc paragona alle vittime dei conflitti armati. Per il rappresentante dell’Onu, la sola repressione non basta. “È indispensabile intervenire sulle cause economiche e sociali che alimentano il narcotraffico”, osserva Gallo, richiamando le condizioni di povertà che spingono molte popolazioni a coltivare droga in aree dell’America Latina e del Sud-Est asiatico.

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