Ferragosto è passato. E forse, insieme alle fotografie di spiagge, tavolate, feste e tramonti perfetti, si è portato via anche quella strana sensazione di dover essere felici per forza.
Ci sono giorni dell’anno nei quali non basta stare bene: bisogna dimostrare di stare bene. Ferragosto è uno di questi. Capodanno sarà il prossimo. Ma il meccanismo ormai riguarda molte ricorrenze: la festa diventa un appuntamento con le aspettative degli altri.
La trappola del confronto e la prestazione social
Una serata tranquilla, che il 23 agosto può sembrarci piacevole, il 15 agosto rischia di apparire improvvisamente insufficiente.
Non perché sia cambiato ciò che stiamo facendo, ma perché intorno a noi vediamo persone che sembrano divertirsi di più, essere nel posto migliore, avere la compagnia più numerosa.
I social hanno amplificato questo confronto. Non basta più vivere un’esperienza: bisogna fotografarla, pubblicarla, renderla visibile. E così anche il divertimento finisce per assomigliare a una prestazione.
Il paradosso della libertà condizionata
Si accettano programmi che interessano poco, si frequentano persone pur di non restare fuori dal giro, si spendono soldi per essere nel posto in cui “bisogna esserci”.
Con un paradosso: proprio nelle giornate in cui dovremmo sentirci più liberi, diventiamo più condizionati.
Oltre il calendario: la libertà di non dover apparire
Ferragosto ormai è alle spalle. Vale però la pena ricordarsene quando arriverà la prossima occasione in cui sembrerà obbligatorio avere qualcosa di straordinario da raccontare.
La felicità non segue il calendario e, soprattutto, non ha bisogno di spettatori.
Non essere nel posto più ambito non significa essere nel posto sbagliato.












