30 Settembre 2026
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Quella strana contraddizione: mentre si celebra l’agricoltura, gli agricoltori scendono in strada

La protesta in Calabria dimostra però che la narrazione delle eccellenze non può essere confusa con la condizione economica di chi quelle eccellenze dovrebbe produrle

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Soltanto ieri ci interrogavamo sulla distanza tra il racconto istituzionale dell’agricoltura calabrese e le condizioni concrete nelle quali lavorano le imprese del settore. Oggi gli agricoltori sono scesi in strada. Presìdi sono stati organizzati in diversi punti della Calabria. La protesta nasce dal caro carburante, ma le rivendicazioni indicate dagli organizzatori sono molto più ampie: aumento dei costi di produzione, prezzi riconosciuti ai produttori, concorrenza delle importazioni, danni provocati dalla fauna selvatica.

La richiesta di risposte concrete

È difficile non mettere queste immagini accanto a quelle che da mesi accompagnano il racconto pubblico dell’agricoltura calabrese. Fiere, degustazioni, festival, convegni, promozione delle eccellenze, vino, prodotti tipici e una presenza pressoché continua delle istituzioni sui territori. Sono attività che possono avere una loro utilità, ma la domanda che stiamo ponendo da tempo è un’altra: quanto di questa attività pubblica e di questa enorme esposizione comunicativa si traduce concretamente in migliori condizioni per chi produce? La protesta di oggi rende questa domanda ancora più difficile da evitare. Perché gli agricoltori non sono scesi in strada per chiedere un’altra manifestazione dedicata alle eccellenze calabresi, chiedono risposte sui costi, sui prezzi, sulla concorrenza e, in definitiva, sulla possibilità di continuare a produrre ottenendo una remunerazione adeguata del proprio lavoro.

La diminuzione dei prezzi

E i dati ufficiali aiutano a comprendere questa contraddizione. L’ISTAT segnala che nel 2025 mentre in Italia i prezzi dei prodotti agricoli sono aumentati mediamente del 3,8%, in Calabria sono diminuiti dell’1,1%.Detto più semplicemente: nel resto del Paese, mediamente, ciò che gli agricoltori producevano valeva più dell’anno precedente; in Calabria accadeva il contrario. Questo dato, da solo, non ci dice quanto siano aumentati o diminuiti i guadagni delle singole aziende, perché per stabilirlo occorrerebbe conoscere anche l’andamento dei loro costi. Ma è certamente significativo proprio mentre gli agricoltori scendono in strada denunciando la crescente difficoltà di far quadrare i conti. Ed è qui che il racconto delle “eccellenze” deve necessariamente incontrare la realtà delle aziende.

Cosa dimostra la protesta

Possiamo organizzare manifestazioni sul vino, celebrare prodotti tipici, riempire borghi e piazze di stand e raccontare ogni iniziativa come un successo. Ma alla fine la verifica di una politica agricola deve essere fatta altrove. Quanto guadagna chi produce? Quanto gli costa produrre? Quanto riesce a vendere? Quanto valore della filiera rimane all’agricoltore? Quante aziende investono, crescono e riescono a rimanere sul mercato? Sono questi gli indicatori sui quali dovrebbe essere valutata una politica agricola. La protesta di oggi non dimostra che tutto ciò che Regione e ARSAC hanno fatto sia stato inutile. Sarebbe una conclusione semplicistica. Dimostra però che la narrazione delle eccellenze non può essere confusa con la condizione economica di chi quelle eccellenze dovrebbe produrle. La Calabria può avere prodotti straordinari, un settore che nei dati complessivi mostra anche segnali positivi e iniziative promozionali capaci di ottenere visibilità, e contemporaneamente può avere agricoltori che denunciano di non riuscire più a sostenere adeguatamente i costi della propria attività.

Qualche passerella in meno

Le due cose non si escludono. Anzi, è proprio la loro contemporanea esistenza che dovrebbe interessare la politica. Dopo anni di governo regionale, finanziamenti, programmi, promozione ed eventi, la domanda non può più essere soltanto quanto abbiamo raccontato l’agricoltura della Calabria straordinaria, bisogna cominciare a chiedersi quanto abbiamo migliorato le condizioni di chi la fa davvero. E forse, davanti ai trattori fermi sulle strade calabresi, qualche fotografia e passerella in meno e qualche conto economico in più non farebbero male.

  • *Osservatorio per il Socialismo Riformista “Anna Kulischioff”

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