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21 Maggio 2026
21 Maggio 2026
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Rapporto Svimez: Mezzogiorno verso crollo demografico. La Calabria entro il 2050 perderà 356mila abitanti

Oltre 116mila residenti meridionali hanno spostato la propria residenza verso il Centro-Nord nel 2024, confermando un'emorragia di giovani e laureati. Nel 2050 la Calabria perderà 356mila abitanti

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Il rapporto Svimez presentato oggi evidenzia un quadro demografico critico per il Mezzogiorno, dove il calo della popolazione italiana è maggiormente pronunciato a causa del saldo negativo tra nascite e decessi, non compensato dai flussi migratori esteri. Nel 2024, oltre 116mila residenti del Sud hanno trasferito la propria residenza in una regione del Centro-Nord, un dato in lieve calo (9mila unità in meno) rispetto al 2023. I tassi di emigrazione più elevati (per mille abitanti) verso il Centro-Nord si registrano in Basilicata (5‰) e Calabria (4,6‰).

I flussi migratori interni e il divario nord-sud

Tra il 2005 e il 2025, la popolazione residente in Italia ha subito significative variazioni regionali. Il Nord ha registrato una crescita di quasi 1,3 milioni di abitanti grazie al forte apporto migratorio (+2,7 milioni), e anche il Centro presenta un bilancio positivo (+550mila), mentre il Mezzogiorno ha registrato un crollo di 916mila residenti.

I volumi maggiori di partenze dal Sud provengono dalle regioni a più ampia base demografica: Campania (34mila), Sicilia (28mila) e Puglia (21mila). Le destinazioni principali nel Centro-Nord sono la Lombardia, che accoglie il 27,6%dei migranti meridionali, seguita dall’Emilia-Romagna (16,2%) e dal Lazio (15,7%). In direzione opposta, dal Centro-Nord verso il Sud, si sono spostati 64mila abitanti, in aumento di 3mila unità rispetto al 2023. Le principali regioni di rientro sono Campania (+16mila), Sicilia (+15mila) e Puglia (+12mila).

L’emorragia di giovani e laureati

Oltre il 73% della perdita di residenti nel Mezzogiorno, dovuta ai trasferimenti verso il Centro-Nord, interessa i giovani di età compresa tra i 20 e i 34 anni.

Nell’ultimo decennio, il profilo formativo dei meridionali che si trasferiscono al Centro-Nord si è profondamente modificato: gli emigrati con la sola licenza dell’obbligo si sono ridotti di due terzi (-66,7%), mentre i diplomati sono aumentati di un quinto e i laureati sono raddoppiati.

La situazione specifica della Calabria

La Calabria, con un tasso migratorio interno di -4,6 per mille, è tra le regioni con i tassi di emigrazione più alti verso il Centro-Nord. Nonostante un tasso di natalità relativamente alto (6,9 per mille), il tasso di crescita complessivo è di -3,5 per mille e la popolazione conta 6.421 residenti in meno rispetto al 2023. Tra il 2005 e il 2024, i calabresi emigrati all’estero sono stati 34.116.

Il saldo migratorio interno dei giovani laureati di età compresa tra i 25 e i 34 anni registrato tra il 2019 e il 2023 è pari a -12.917 unità. La Svimez conferma la previsione sullo spopolamento: nel 2050 la Calabria avrà 356mila abitanti in meno rispetto ai dati attuali.

Flussi migratori esteri e pendolarismo

Il saldo complessivo dell’Italia con l’estero è rimasto negativo tra il 2005 e il 2024, con una perdita netta di oltre 579milaitaliani nel Centro-Nord e circa 242mila nel Mezzogiorno. La Lombardia (con -168mila) e il Veneto (con -90mila) manifestano le perdite più consistenti negli scambi con l’estero, seguite dalla Sicilia (con -76mila). Le principali destinazioni estere nel 2024 sono state Germania (21%), Svizzera (13%) e Francia (11%), seguite da Spagna e Stati Uniti (6% ciascuno). I flussi verso il Regno Unito sono in ripresa (5,7%).

Nel 2024, il favorevole andamento della domanda di lavoro nel Mezzogiorno ha ridotto il pendolarismo verso il resto d’Italia. Gli occupati residenti nel Sud che lavorano nel Centro-Nord sono scesi a 155mila, quasi 22mila in meno rispetto al 2023 (–12,2%). Il pendolarismo meridionale viene descritto come una migrazione non ancora formalizzata dal cambio di residenza.

Crescita economica e incertezza futura

Il presidente di Svimez, Adriano Giannola, ha commentato che la ripresa economica al Sud non è sufficiente a trattenere i giovani, in quanto “Le ragioni della fuga sono più forti dei (pochi) motivi per restare“. L’emorragia di giovani altamente formati “infligge una perdita secca” al Mezzogiorno e impone una “drastica segregazione” ai giovani meno “ricchi e formati” che rimangono, alimentando l’occupazione nel terziario dei “servizi a basso valore aggiunto e precario“.

Giannola ha proseguito affermando che per trattenere le competenze nel Sud e uscire dalla trappola dei bassi salari e del lavoro povero, la priorità è “garantire la qualità dell’occupazione e delle retribuzioni“. Nonostante il Sud sia cresciuto più del Centro-Nord nel periodo 2021-2024, “in quegli anni contiamo ben 100mila poveri in più nel Mezzogiorno“.

Il contributo decisivo alla crescita meridionale è venuto dall’edilizia, sostenuta inizialmente dal Superbonus e successivamente dagli investimenti pubblici legati al PNRR, ai quali si è aggiunta la spinta degli investimenti dei Comuni, che sono raddoppiati tra il 2022 e il 2025. Giannola ha infine sollevato un quesito sul futuro economico, dato che le previsioni indicano che il Sud continuerà a crescere più del Nord “finché c’è il Pnrr: alla fine di questo vero e proprio “intervento straordinario dell’Europa” che accadrà?“.

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