Il Catanzaro riaccende i motori con una destinazione precisa: Pescara. Oggi la rifinitura, poi la partenza verso l’Adriatico per un testacoda che, stando ai numeri, nasconde più di un’insidia. All’andata gli abruzzesi strapparono un pareggio in pieno recupero, dimostrando che la loro ultima posizione in classifica è una fotografia parziale della realtà. Per i giallorossi la posta in gioco è doppia: rilanciare le ambizioni d’alta quota e, soprattutto, sfatare il tabù trasferta che ha portato tre sconfitte consecutive, con un passivo di sette reti incassate a fronte di due sole realizzate.
Il monito di Aquilani
Nonostante il divario tecnico, Alberto Aquilani mantiene i piedi ben saldi a terra. La settimana che attende il Catanzaro è intensa, con i confronti ravvicinati contro Pescara e Mantova (le formazioni più battute del torneo con 12 ko totali). Rispetto alla trasferta abruzzese, il tecnico avvisa: “E’ una gara difficilissima, sono ultimi in classifica ma hanno fatto belle prestazioni, anche l’ultima a Cesena dove non meritavano la sconfitta, è una partita complicata per noi, dobbiamo migliorare il nostro approccio e dobbiamo mettere tanta energia, altrimenti diventerà tutto complicato”.
L’allenatore capitolino conferma il suo approccio pragmatico, rifuggendo facili entusiasmi in una piazza umorale come quella calabrese. Per la sfida di domani, però, l’infermeria non aiuta: mancherà sicuramente Cisse, fermato da problemi agli adduttori, mentre resta in forte dubbio Pittarello per un fastidio al polpaccio.
Il fattore D’Alessandro
In attesa che Pietro Iemmello torni a gonfiare la rete con regolarità, il Catanzaro si gode l’esplosione di Marco D’Alessandro. L’esterno, che spegnerà 35 candeline tra pochi giorni, sta vivendo una vera primavera agonistica con due centri in questo avvio di ritorno. Dopo una prima stagione in Calabria frenata dagli infortuni, oggi l’ex Udinese e Atalanta è il padrone assoluto della fascia sinistra.
“E’ lecito pensare che servisse un esterno a sinistra – afferma D’Alessandro -, se gioco meno bene possono dire che sono finito, ma per me è una sfida personale confrontarmi coi più giovani, sono piccole cose che mi danno stimoli nuovi”. Il veterano sottolinea quanto la conoscenza dei metodi di Aquilani, già incrociato a Pisa, stia facendo la differenza: “Ci sono componenti diverse rispetto all’anno scorso nel quale sono stato condizionato da un infortunio che alla mia età non è semplice da gestire. Ho già lavorato con Aquilani 2 anni fa a Pisa e conosco i suoi metodi – dice – giocando trovi continuità e fiducia, quando tieni tanto la palla il dispendio fisico è minore. Speriamo di continuare così”.









