Quella che doveva essere la partita del riscatto e della svolta si è trasformata nella pagina più umiliante della storia recente del Catanzaro. Tra le mura amiche del “Ceravolo”, le Aquile incassano un perentorio e tennistico 1-6 contro un Ascoli cinico e padrone assoluto del campo, precipitando al sesto e ultimo posto solitario della classifica di Serie B. Una disfatta senza precedenti e senza attenuanti per la squadra guidata da Giorgio Gorgone, che era tornato al modulo 3-4-2-1 lanciando Franky Tchaouna dal primo minuto in mediana e riproponendo Pafundi al fianco di capitan Iemmello.
L’avvio di gara aveva persino illuso l’ambiente giallorosso: al 18′, dopo un paio di interventi provvidenziali di Pigliacelli, Di Francesco imbecca brillantemente Koffi in area, l’attaccante controlla con freddezza e batte Vitale scatenando l’urlo del pubblico di casa. Un’illusione effimera e destinata a durare appena tre minuti. Al 21′ l’ennesima amnesia difensiva su calcio piazzato permette infatti a Gori di svettare indisturbato su corner di Silipo e firmare l’immediato 1-1. Da quel momento in poi, la formazione calabrese si è letteralmente sciolta, lasciando campo libero alle folate marchigiane.
La contestazione del Ceravolo e l’incubo della prima frazione
Il pareggio dell’Ascoli ha agito come un colpo fatale sulla tenuta psicologica del Catanzaro. Dopo un tentativo isolato di Di Francesco finito a lato, un pallone perso in modo sanguinoso a centrocampo da Petriccione ha spalancato la strada ad Acampora, autore di un mancino violentissimo infilatosi dritto nel sette. Completamente in balia degli avversari e in totale confusione tattica, la retroguardia di Gorgone ha incassato il tris due minuti dopo, ancora da calcio d’angolo, con Gattoni colpevolmente dimenticato da Imperiale. Prima dell’intervallo, la quarta marcatura di Corradini, propiziata da una deviazione sfortunata dello stesso Petriccione, ha chiuso la prima frazione sul 4-1 tra i fischi assordanti e le urla di protesta di un intero stadio. Una prestazione difensiva imbarazzante, priva di reazione d’orgoglio e caratterizzata da una fragilità strutturale che ha evidenziato tutti i limiti della gestione tecnica.
Un secondo tempo da incubo e la posizione insostenibile di Gorgone
La ripresa non ha offerto alcun segnale di riscatto, trasformandosi in un lungo ed estenuante calvario per i colori giallorossi. L’ingresso di D’Alessandro per Koffi non ha sortito gli effetti sperati e, dopo un’opportunità fallita da Candela,l’Ascoli ha continuato a infierire con disarmante facilità. Al 53′ Milanese ha firmato la quinta rete ribadendo in rete una traversa colpita da Corradini. La girandola di cambi promossa da Gorgone, con gli ingressi di Postiglione, Mosti e Buso al posto di Ruggero, Pafundi e Di Francesco, si è rivelata del tutto ininfluente di fronte al dominio territoriale degli ospiti. Al 76′ è arrivata la sesta e definitiva mazzata firmata ancora da Gori su assist di Perciun, al termine di un’azione da manuale avviata da un sombrero a centrocampo dello stesso Milanese.
Con un ultimo posto in graduatoria che brucia come una condanna e una squadra palesemente sfiduciata, la posizione dell’allenatore Giorgio Gorgone non è più difendibile e la dirigenza calabrese appare orientata a formalizzare l’esonero nelle prossime ore per tentare di salvare una stagione drammatica.














