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9 Febbraio 2026
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Cosenza, è arrivata l’ora della verità. Buscè: “Veniamo da una brutta gara. Basta incubi, serve cattiveria e ferocia”

Dopo il crollo di Giugliano, i rossoblù cercano il riscatto contro un Siracusa disperato. Il tecnico pretende un cambio di rotta emotivo per onorare la maglia e la classifica.

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Il fondo è stato toccato a Giugliano, ora il Cosenza deve risalire. La sfida interna contro il Siracusa non è più solo una partita di calcio, ma un test sulla tenuta nervosa di un gruppo che pare aver smarrito la bussola. I numeri del girone di ritorno non mentono e certificano una crisi d’identità profonda: quattro sconfitte in appena sei gare — una in più di quanto incassato nell’intero girone d’andata — con un bilancio realizzativo asfittico di tre reti fatte a fronte di dieci subite.

L’allarme di Buscè: la classifica non conta

Fabio Buscè si presenta in sala stampa con il volto teso e parole affilate. Non accetta cali di tensione basati sul posizionamento dei siciliani: “Arriva una squadra che è con l’acqua alla gola, proprio come nell’ultima partita. Una formazione in cerca disperata di punti, mentre il Cosenza deve fare i suoi. Sarà una partita difficile, di quelle dove la differenza di classifica non conta assolutamente nulla”. Il tecnico non nasconde il dolore per il recente blackout: “Abbiamo toccato il fondo per questa situazione di differenza di classifica. Non ce l’aspettavamo, soprattutto dopo il buon secondo tempo recuperato contro la Casertana”.

Fame e cattiveria: la ricetta del riscatto

L’allenatore individua nel deficit agonistico la causa principale della debacle. Il calcio, per Buscè, è prima di tutto ferocia: “Sono partite dove se non hai cattiveria, fame e bava alla bocca, ti svegli da un incubo che diventa realtà. Bisogna affrontarle con la fame di chi deve portare a casa il pane”.

La “figuraccia” di Giugliano brucia ancora per la disparità d’impatto fisico vista in campo: “È stata imbarazzante, proprio per il risultato e per la fame che avevano loro rispetto a noi. Se perdiamo quella roba lì, facciamo fatica in maniera importante. Quando si esce a testa bassa da un campo, vuol dire che qualcosa non è andato sotto l’aspetto della cattiveria agonistica”.

Anatomia di un crollo

Cosa è cambiato tra l’andata e il ritorno? Buscè cerca risposte tra psicologia e mercato. La sconfitta con il Monopoli è stata la scintilla del declino: “Nell’inconscio ci può stare. Il Monopoli è stata una mazzata per noi: hai perso in maniera brutta mentre le altre vincevano, come se si fosse allontanata quella realtà che stavamo toccando con mano per tanto tempo”. A questo si aggiunge un rimescolamento della rosa non ancora metabolizzato: “Abbiamo cambiato tanti giocatori, con grande differenza d’età tra chi è più pronto e chi meno”.

Domani, però, non ci saranno alibi. Il Siracusa rappresenta l’occasione immediata per voltare pagina: “È un nostro dovere andare in campo e lottare su ogni pallone come se non ci fosse un domani, per rispetto del lavoro che facciamo. Credo che i ragazzi abbiano capito quello che non è andato. Servirà grande umiltà e massima attenzione, perché siamo ancora troppo delusi dall’ultima prestazione”.

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