3 Ottobre 2026
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Villa Romana di Casignana, il tesoro archeologico della Calabria che merita la stessa attenzione di Piazza Armerina

La celebre Villa Romana del Casale è patrimonio Unesco e conosciuta in tutto il mondo. La Villa Romana di Casignana, invece, resta ancora poco valorizzata nonostante il suo straordinario patrimonio archeologico

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Non c’è competizione tra Piazza Armerina, in Sicilia, e Casignana, in Calabria. Entrambe le località ospitano i mosaici della Villa Romana. Solo che il sito siciliano, “Villa Romana del Casale”, con i suoi oltre 3.000 metri quadri di straordinari mosaici tardo-antichi, è famoso in tutto il mondo, tanto da diventare, nel 1997, Patrimonio dell’Unesco, mentre quello calabrese, scoperto per caso nel 1963-1964 durante i lavori per la posa di un acquedotto della Casmez, si è appena affacciato alla notorietà grazie, anche, all’impulso che ha dato e dà la famiglia Crinò.

Cos’era una Villa Romana

Intanto, diciamo cos’era una “Villa Romana”. Il prototipo, in età romana, appunto, era essenzialmente una casa grande di campagna. Sviluppata in Italia a partire dall’età tardo-repubblicana, sorgeva come residenza padronale al centro di un complesso di edifici e di terreni destinati alla produzione agricola oppure come luogo per il riposo (otium) dalle attività e dagli affari (negotium) praticati in città. Secondo Plinio il Vecchio e Vitruvio vi erano due tipi di villa: la villa urbana, che era una residenza di campagna che poteva essere facilmente raggiunta da Roma (o da un’altra città) per una notte o due, e la villa rustica, la residenza con funzioni di fattoria occupata in modo permanente dai servi o dagli schiavi che ci lavoravano per i padroni.

La villa rustica e il modello produttivo romano

La villa rustica in origine era sostanzialmente il nucleo di un’azienda agraria a conduzione familiare, dove veniva prodotto ciò che era necessario al sostentamento. Col passare degli anni e l’accrescersi della potenza di Roma, che a ogni conquista trasferiva in Italia centinaia di migliaia di schiavi da sfruttare nei più svariati lavori, le ville rustiche si fecero sempre più grandi e sontuose (200-250 ettari sembra comunque la misura media) e la produzione agricola diventò un’attività il cui scopo non era più semplicemente quello di sfamare il padrone, ma anche e soprattutto di vendere i prodotti in eccesso anche su mercati lontani.

In particolare, la villa come azienda agricola fu una forma presente soprattutto in Italia centrale, dalla Campania all’Etruria (celebre la Villa Settefinestre ad Ansedonia) ed è stata considerata da alcuni studiosi come la forma produttiva più originale, efficiente e razionale che l’economia romana abbia prodotto, la più vicina a sfiorare un modo di produzione propriamente capitalistico. Le produzioni erano differenziate: piantagioni (soprattutto ulivi e vite), altre coltivazioni intensive, orti, pascoli, impianti di trasformazione, depositi, mezzi di trasporto. Si trattava, insomma, di una vera fabbrica rurale organizzata. Il lavoro era affidato a una massa di schiavi organizzati con disciplina militare, inquadrati da sorveglianti, schiavi anch’essi, sotto la direzione di un vicario del padrone, il “villicus”.

Perché si torna a parlare della Villa Romana di Casignana

Perché il 25 settembre u.s. il Corriere della Sera, a firma di Gian Antonio Stella, ha dedicato una pagina intera al sito archeologico di Piazza Armerina, invocando una sorta di allarme perché il sito medesimo non è manutenuto come si dovrebbe.

Le potenzialità ancora inespresse della Villa di Casignana

Bisogna, infine, aggiungere che la Villa di Casignana ha moltissimi margini di crescita, sotto tutti i punti di vista, perché non tutta l’area è stata riportata alla luce. Ma ci vogliono cospicui investimenti.

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