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11 Maggio 2026
11 Maggio 2026
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Cosenza Calcio, l’anno che ha spezzato tutto: dolore, silenzi e una timida speranza

Un anno segnato dalla retrocessione, caos societario e una frattura mai sanata con la tifoseria. Ma anche dalla scomparsa di tre simboli storici e da una reazione sportiva inattesa

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Il 2025 è stato, senza dubbio, uno degli anni più tormentati della storia recente del Cosenza Calcio. Il peso della retrocessione dalla Serie B, maturata dopo sette stagioni in cadetteria, si è sommato a qualcosa di ancora più profondo: la perdita di figure simbolo, uomini che hanno incarnato l’anima di una città prima ancora che di una squadra.

Oggi Cosenza vive una stagione delicata e lacerante, con una frattura evidente tra società e tifoseria. Una protesta che non si spegne, spalti vuoti nonostante l’impegno della squadra, e un silenzio che fa più rumore di qualsiasi contestazione. Una distanza che racconta una ferita ancora aperta.

Il primo straziante addio: Salvatore Iaccino

Il 17 febbraio segna una data che resterà impressa a fuoco nella memoria rossoblù. La scomparsa di Salvatore Iaccino è stata uno shock per l’intera tifoseria. Un evento tragico, ancora avvolto nell’ombra, sul quale le autorità stanno continuando a lavorare per fare piena chiarezza.

Salvatore non era solo un tifoso: era un modo di essere Cosenza. Ha portato in giro per l’Italia passione, entusiasmo e sofferenza, quella sofferenza silenziosa che lo ha consumato dentro senza mai concedergli tregua. Dietro un’apparenza ruvida, c’era uno sguardo colmo di ingegno e umanità, fame di conoscenza, solidarietà e condivisione. Un pezzo di cuore della curva che se n’è andato lasciando tutti senza parole.

Padre Fedele Bisceglia, il frate ultrà e la missione sociale

Ad agosto arriva un altro colpo durissimo: l’addio a Padre Fedele Bisceglia. Un personaggio unico, sui generis, capace di fondere fede, calcio e impegno sociale. Il frate ultrà ha fatto del Cosenza una vera e propria missione di vita.

Tra i promotori del primo raduno ultrà d’Italia, Padre Fedele ha trasmesso valori di aggregazione, fratellanza e riscatto, soprattutto per chi proveniva da quartieri difficili e storie complicate. Sempre dalla parte degli ultimi, nonostante le vicende giudiziarie che lo hanno attraversato, resta un simbolo ineludibile del tifo rossoblù e della sua dimensione popolare.

La voce che entrava nelle case: Giuseppe Milicchio

A novembre, l’ultimo doloroso saluto. Se ne va Giuseppe Milicchio, la voce del Cosenza. Il telecronista che per anni ha raccontato le gesta dei Lupi con competenza, passione e amore autentico per quei colori.

Dalla radio alle pay tv, fino alle moderne piattaforme streaming e social, Milicchio ha saputo evolversi senza mai tradire la sua identità, rendendo reali le azioni per chi non poteva essere sugli spalti. È entrato nelle case e nei cuori dei tifosi, lasciando ricordi indelebili. Storie diverse, tra sacro e profano, unite dallo stesso filo: l’amore viscerale per il Cosenza.

Dietro il pallone, le storie di una comunità

Questi addii dimostrano che dietro il calcio giocato non c’è solo sport. Ci sono storie di vita vera, intrecciate a una comunità che resiste, soffre e si riconosce nei suoi simboli. Storie che tengono unita una città e che continuano a insegnare qualcosa a chi verrà dopo. Il loro ricordo, in questo bilancio dell’anno, è doveroso.

Il campo non consola: penalizzazione, caos e retrocessione

Sul rettangolo verde, il racconto non è meno amaro. Il Cosenza chiude il 2024 tra il caos del derby e l’aumento ingiustificato dei prezzi, e apre il 2025 con la penalizzazione definitiva per i mancati versamenti dei contributi. Da lì in poi, una lunga agonia, dentro e fuori dal campo.

Risultati altalenanti, poi il crollo. L’esonero di Alvini, l’affidamento al duo Belmonte-Tortelli, la debacle nel derby con il Catanzaro, il ritorno di Alvini e infine La Spezia, dove arriva un’altra sconfitta con la retrocessione matematica già certificata dopo il ko con il Sud Tirol.

Nuova stagione, vecchie paure e una scintilla di speranza

Con l’inizio della nuova stagione la musica sembra non cambiare. La possibile cessione della società accende un lumicino di speranza, ma svanisce presto. Tornano gaffe, disorganizzazione e il timore che il Cosenza resti inerme tra le onde.

Vanno via tanti volti, tra cui il team manager Kevin Marulla, un vero baluardo. Poi, lentamente, il riassestamento. Alcuni giocatori restano, contro ogni previsione. E arriva lui, Buscè.

“Quanto vale il Cosenza?”: la resa dei conti che ha messo a nudo la frattura

Il 29 settembre 2025 segna uno dei momenti più drammatici e rivelatori dell’anno rossoblù. Al cinema San Nicola va in scena molto più di un’assemblea pubblica: è una resa dei conti tra una città stremata e una proprietà sempre più isolata. Sul palco il presidente Eugenio Guarascio, il sindaco Franz Caruso e due imprenditori interessati all’acquisto del club. In platea, una tifoseria che non chiede più promesse, ma verità.

La domanda che attraversa la sala è semplice e devastante: “Quanto vale il Cosenza?”. Non solo in termini economici, ma come bene collettivo, identitario, sociale. Il sindaco Caruso lo chiarisce subito: non è più solo calcio, è una questione che riguarda l’intera comunità. Ma alle richieste di trasparenza, Guarascio oppone ancora una volta vaghezza, silenzi e richiami alla riservatezza.

La tensione sale quando la parola passa alla tifoseria. Gli interventi sono duri, diretti, senza filtri. Anni di sacrifici, risparmi, promesse mancate e umiliazioni vengono riversati in pochi minuti. La Curva Nord chiede chiarezza: sapere se esiste davvero una volontà di vendere o se tutto è destinato a restare fermo, immobile, come da troppo tempo.

Gli imprenditori chiedono documenti, cifre, bilanci. Chiedono una data. Chiedono un segnale concreto. Ma il segnale non arriva. Il silenzio finale di Guarascio, di fronte alla richiesta di fissare un termine per avviare la cessione, pesa più di qualsiasi dichiarazione. È in quel momento che la frattura appare definitiva.

La serata si chiude senza risposte, con una città sospesa tra rabbia e disillusione. L’amministrazione comunale apre alla possibilità di rivedere la concessione dello stadio, mentre la tifoseria prende atto di una realtà ormai evidente: il rapporto di fiducia è spezzato.

Quella notte, al San Nicola, non si è deciso il futuro del Cosenza. Ma si è certificato qualcosa di forse ancora più grave: la solitudine di una proprietà e la distanza ormai abissale da una piazza che chiede solo di tornare a riconoscersi nella propria squadra.

Dal silenzio alla reazione: il Cosenza prova a rialzarsi

Dopo la notte del San Nicola, nulla è più come prima. Il silenzio della proprietà, che aveva chiuso il confronto pubblico, accompagna anche le settimane successive. La frattura con la città resta aperta, mentre intorno al Cosenza aleggia ancora l’incertezza sul futuro. La possibile cessione, che aveva acceso una speranza, si spegne rapidamente, lasciando spazio a vecchie paure: disorganizzazione, assenza di progettualità, continue uscite di scena.

Ci sono segnali che alimentano la sensazione di un club lasciato a galleggiare, senza una rotta chiara. Eppure, nel caos, qualcosa inizia lentamente a muoversi.

Sul campo torna la speranza, ma il futuro resta un’incognita

Il Cosenza risponde sul campo. In Serie C costruisce una prima parte di stagione sorprendente, fatta di gruppo, sacrificio e identità. I rossoblù vincono, convincono e risalgono fino alle zone alte della classifica, regalando alla piazza una speranza inattesa dopo mesi di amarezza. È una reazione d’orgoglio, più che una rivoluzione.

Ma l’entusiasmo resta fragile. Le ferite societarie non sono rimarginate e il conflitto con la tifoseria non è stato sanato. Ogni risultato positivo convive con il timore che tutto possa nuovamente sgretolarsi.

Il 2025 del Cosenza si chiude così, sospeso tra due forze opposte: da un lato una squadra che lotta e prova a riscrivere il proprio destino, dall’altro un futuro ancora opaco, fatto di silenzi e interrogativi. La voglia di riscatto è viva, ma le certezze restano poche. Il 2026 incombe come una pagina bianca, tutta da scrivere.

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