L’incontro che si è svolto ieri a Roma segna l’inizio di una potenziale metamorfosi per il calcio italiano. Gabriele Gravina, Presidente della Figc, ha presentato una bozza di riforma radicale per “raffreddare” un sistema logorato dai costi e dalla precarietà finanziaria. Al centro del progetto risiede una razionalizzazione strutturale che punta a trasformare la piramide dei campionati, rendendola economicamente sostenibile attraverso interventi normativi senza precedenti.
Il piano per una Serie C a quaranta società
Il pilastro della proposta graviniana si fonda sul blocco totale dei ripescaggi, misura che la Federazione intende rendere operativa dalla stagione 2027/2028. L’operazione, supportata da un inasprimento dei criteri per le licenze nazionali, persegue un obiettivo numerico preciso: ridurre l’organico della terza serie fino a stabilizzarlo su un totale di 40 società. Questa contrazione dell’organico mira a eliminare le fragilità strutturali di molti club, garantendo una platea di partecipanti più solida e certificata.
Lo studio sui costi e il dilemma dello status
La riforma esplora territori ancora più complessi sul piano giuridico. Gravina ha illustrato uno studio dettagliato incentrato sui benefici fiscali e previdenziali che deriverebbero da un passaggio della Serie C dal professionismo al dilettantismo. Sebbene l’attuale ordinamento legislativo non preveda la figura del “semiprofessionismo”, l’ipotesi resta sul tavolo come strumento principale per alleggerire i costi gestionali. Il cambio di status garantirebbe ai club un risparmio vitale, permettendo al sistema di respirare sotto il profilo previdenziale.
Il fronte del dissenso e il voto della Lega Pro
Il mondo del calcio accoglie la bozza con posizioni distanti. Matteo Marani, presidente della Lega Pro, ha chiarito che, qualora la proposta diventasse formale, saranno le società stesse a decidere il proprio destino attraverso il voto in assemblea. Di segno opposto la reazione dei tesserati: l’Associazione Italiana Calciatori (Aic) e l’Associazione Italiana Allenatori (Aiac) hanno manifestato una netta opposizione al progetto. La preoccupazione principale riguarda il declassamento dei contratti, poiché la fine del professionismo cancellerebbe le tutele contrattuali e previdenziali che oggi proteggono la categoria.








