Certe storie sembrano destinate a durare per sempre. Ma anche i viaggi più belli, prima o poi, finiscono. Alessandro Micai non sarà più il portiere del Cosenza. A comunicarlo è stato lo stesso numero uno con un post social che ha commosso l’intero ambiente rossoblù.
Un messaggio sincero, dolceamaro, che parla di gratitudine, appartenenza e sogni spezzati. Perché nel calcio, come nella vita, non tutte le storie hanno un lieto fine. Ma alcune lasciano il segno. E quella tra Micai e Cosenza è una di queste.
“Quel Cosenza che lotta con i denti”: la dedica ai tifosi
“Ho sperato che questo momento non arrivasse mai“, scrive Micai. “Purtroppo oggi finisce il mio viaggio con il Cosenza Calcio. Ringrazio tutte le persone che mi hanno accolto e sin da subito mi hanno fatto sentire quell’importanza di cui avevo bisogno”.
Parole che colpiscono, che raccontano una storia di rinascita personale, oltre che sportiva.
Micai era arrivato a Cosenza nel mercato di gennaio 2023 dalla Salernitana, cercando spazio e riscatto. Lo ha trovato tra i pali del Marulla, dove ha costruito una connessione autentica con la piazza.
“Avevamo costruito qualcosa di importante ma purtroppo non tutte le storie hanno un lieto fine”, aggiunge. E poi l’augurio che sa di promessa: “Spero di rivedere presto quel Cosenza che lotta con i denti per difendere la propria terra e che fa divertire sfiorando i play off. Grazie di tutto, a presto“.
Un uomo, prima ancora che un portiere
95 presenze in Serie B con la maglia dei Lupi. Decine di parate decisive, salvezze sudate fino all’ultimo secondo, grida e incitamenti. Ma più di tutto, una presenza costante, vera, dentro e fuori dal campo. Micai non è stato solo un portiere: è stato uno di quei giocatori che si fanno voler bene, che sudano la maglia senza mai risparmiarsi. Ha protetto la porta del Cosenza come fosse casa sua. E ora che va via, quel vuoto non sarà facile da colmare.
Silenzi e accidia: l’addio di Micai pesa anche su una società immobile
Ma a fare ancora più rumore, in questa ennesima pagina di commiato, è il silenzio assordante della società. Nessuna parola pubblica, nessun tributo, nessun cenno di riconoscenza da parte del club. Solo silenzio. L’ennesimo.
Un silenzio che, ormai da anni, accompagna ogni occasione mancata, ogni passo indietro. La progettualità sembra un miraggio, la programmazione un’illusione a cui nessuno riesce più a credere. E mentre i protagonisti veri – quelli che hanno lottato, trascinato e acceso il cuore della piazza – se ne vanno, la società resta ostaggio del suo presidente, Eugenio Guarascio.
Una guida che non guida, una firma che somiglia sempre più a un marchio d’accidia, di immobilismo cronico, incapace di accendere ambizioni, ascoltare i tifosi, dare un orizzonte a una piazza che merita ben altro.
Micai saluta. Il pubblico applaude. La società tace. E Cosenza, ancora una volta, resta lì: con il cuore in mano e troppe domande senza risposta.








