A Vibo Marina gli agricoltori sono rimasti anche dopo il tramonto. Hanno cenato insieme, sistemato i sacchi a pelo e organizzato la notte negli automezzi, davanti alle vie d’accesso ai depositi di carburante di Eni e Meridionale Petroli. Nello stesso luogo in cui durante la giornata avevano bloccato le autocisterne, il presidio è proseguito sotto la vigilanza di carabinieri, poliziotti e finanzieri.
La mobilitazione del Movimento Territorio Agricoltura, guidato da Matteo Talarico, va avanti mentre nelle aziende si avvicina uno degli appuntamenti più importanti dell’anno: la raccolta delle olive. Ed è proprio sulla convenienza della raccolta che arrivano le testimonianze più preoccupanti. Per alcuni produttori, affrontare le spese necessarie rischia di significare aggiungere perdite a quelle già accumulate.
Il conto dell’olio: produrlo costa più di quanto viene pagato
Talarico descrive la difficoltà attraverso i conti della propria attività: secondo quanto riferisce, produrre un litro d’olio costa oggi almeno 6,50 euro, mentre il prezzo riconosciuto al produttore è di 4,50 euro. Due euro di differenza per ogni litro, prima ancora di poter pensare a un guadagno.
È la situazione denunciata dal presidente del movimento, che avverte: la campagna olivicola rischia di fermarsi. Il carburante incide sulle lavorazioni e sugli spostamenti, ma le rivendicazioni del presidio riguardano anche il prezzo dei prodotti, il costo dei mezzi tecnici e una concorrenza estera che gli agricoltori considerano sempre più difficile da sostenere.
Dal settore dell’allevamento arriva una denuncia analoga. Vincenzo Lazzaro, agricoltore e allevatore di Maierato, riferisce che il latte viene pagato 48 centesimi al litro, contro i 60 dello scorso anno. Per il grano rosìa indica un prezzo di 25-26 euro al quintale. Sono le cifre portate dai manifestanti per spiegare perché vendere il raccolto o il latte non garantisca più, a loro giudizio, la copertura delle spese.
Una notte lontano dalle aziende
Restare in strada comporta anche lasciare il lavoro nelle aziende, affidarlo ai familiari o riorganizzarlo intorno ai turni del presidio. I manifestanti rivendicano di essere imprenditori presenti ogni giorno nei campi, alla guida dei mezzi e accanto ai dipendenti. Alla politica chiedono di ascoltare chi deve trovare le risorse per proseguire l’attività e mantenere la propria famiglia.
Tra le testimonianze raccolte durante la protesta c’è quella di Antonio Talarico, imprenditore di Gizzeria, tornato anni fa dalla Svizzera per costruire la sua azienda in Calabria. Ora racconta di sentirsi abbandonato proprio dalla terra nella quale aveva scelto di investire e vivere.
Il presidio ha ricevuto gesti di vicinanza da cittadini che hanno portato cibo e bevande. Durante la giornata anche il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, ha raggiunto i manifestanti ed espresso solidarietà. La presenza delle forze dell’ordine accompagna una mobilitazione che, secondo il racconto dal posto, si sta svolgendo in un clima pacifico, pur provocando disagi all’accesso ai depositi.
I contatti fuori dalla Calabria
La protesta potrebbe estendersi oltre i confini regionali. Gli organizzatori riferiscono di avere avviato interlocuzioni con gruppi di agricoltori di Basilicata, Puglia, Campania, Toscana e Lazio, per valutare iniziative analoghe.
Per il momento si tratta di contatti e possibili adesioni, non di una mobilitazione già partita in tutte queste regioni. Il tentativo del movimento è mettere insieme aziende che denunciano difficoltà simili e dare maggiore forza alle richieste rivolte alle istituzioni.
Gli aiuti e la richiesta di poter continuare a lavorare
I 15 milioni annunciati dalla Regione contro il caro carburanti sono uno degli interventi al centro del confronto. Ma le rivendicazioni che arrivano dal presidio investono una crisi più ampia: quanto costa produrre, quanto viene riconosciuto a chi produce e quali condizioni permettono a un’azienda di restare aperta.
Gli agricoltori chiedono risposte che consentano di programmare il lavoro, sostenere la raccolta e pagare le spese. Fino ad allora intendono proseguire la mobilitazione. A Vibo Marina hanno scelto di farlo anche durante la notte, dormendo vicino ai mezzi con cui, normalmente, lavorano la terra.














