In diversi distributori calabresi il gasolio ordinario è finito. Dove le scorte non sono completamente esaurite, gli automobilisti trovano soltanto il diesel premium, commercializzato anche con la denominazione “Perform” e venduto a un prezzo superiore. Per chi deve rifornirsi per andare al lavoro, effettuare consegne o spostarsi, la difficoltà di trovare carburante si accompagna così a una spesa maggiore.
È uno degli effetti del blocco delle autocisterne a Vibo Marina, dove la protesta degli agricoltori continua davanti agli accessi ai depositi costieri di Eni e Meridionale Petroli. Il presidio va avanti da oltre ventiquattro ore e sta ostacolando il regolare approvvigionamento delle stazioni di servizio.
Gasolio ordinario esaurito, resta quello più caro
Le conseguenze della mobilitazione cominciano a farsi sentire anche lontano dal presidio. Diversi impianti hanno esaurito le scorte, mentre in altri la disponibilità varia a seconda del carburante e dei quantitativi rimasti nei serbatoi.
La presenza del diesel premium consente ancora di fare rifornimento in alcune stazioni, ma a un costo più alto rispetto al gasolio ordinario. Una disponibilità che dipende dalle scorte residue dei singoli distributori e che non risolve il problema delle mancate consegne.
Con il protrarsi del blocco, aumenta il rischio che anche gli impianti ancora operativi restino senza prodotto.
Autocisterne ferme davanti ai depositi
A Vibo Marina si concentra un passaggio fondamentale della distribuzione dei carburanti. Le petroliere scaricano il prodotto nei depositi costieri; da qui le autocisterne lo trasportano alle stazioni di servizio.
I manifestanti stanno impedendo l’accesso anche ai mezzi vuoti diretti al carico. Il carburante presente nei depositi non può quindi raggiungere regolarmente i distributori, che continuano a consumare le riserve disponibili.
Il blocco investe così un nodo della logistica petrolifera dal quale dipendono i rifornimenti di una parte del territorio calabrese.
Una notte al presidio: gli agricoltori non arretrano
Gli agricoltori sono rimasti lungo la strada che conduce ai depositi per tutta la notte. Qualcuno ha riposato in automobile o sui camion. Altri sono tornati a casa per poche ore, il tempo di lavarsi e cambiarsi, prima di raggiungere nuovamente il presidio.
La stanchezza si fa sentire, ma la mobilitazione prosegue. Al centro delle richieste restano il costo del gasolio agricolo, le spese di produzione e i prezzi riconosciuti ai prodotti della terra: condizioni che, secondo i manifestanti, riducono i margini fino a rendere insostenibile il lavoro nelle aziende.
Le contestazioni coinvolgono la politica senza distinzioni di schieramento, accusata di non aver dato risposte adeguate alle difficoltà denunciate.
Dopo Pizzo, i disagi arrivano alle pompe
Dopo i tre giorni di blocco dello svincolo di Pizzo, sull’A2 del Mediterraneo, la protesta sta producendo conseguenze diverse: alle difficoltà di circolazione si aggiunge adesso la carenza di carburante.
Il protrarsi delle mancate consegne rischia di pesare sugli spostamenti quotidiani, sulle attività commerciali e sul trasporto delle merci. Per gli automobilisti il problema è già concreto: trovare una stazione ancora rifornita e, in alcuni casi, dover acquistare il gasolio più caro.
Intanto la mobilitazione cerca collegamenti fuori dalla Calabria. Il movimento Territori e Agricoltura, tra i protagonisti del presidio, è in contatto con gruppi di altre regioni; iniziative di protesta si sono registrate anche in Puglia.
A Vibo Marina gli agricoltori mantengono il blocco. Nei distributori, intanto, le scorte continuano a diminuire.














