Un nuovo episodio di violenza all’interno di un istituto penitenziario riaccende il dibattito sulle condizioni di lavoro della Polizia penitenziaria. Secondo quanto riferito dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), nella serata un agente sarebbe stato aggredito da un detenuto nel carcere di vibo Valentia durante le operazioni di rientro dalla cosiddetta saletta della socialità.
A ricostruire l’accaduto è Gianpiero Greco, segretario provinciale del SAPPE, che in una nota sindacale afferma che l’episodio si è verificato intorno alle 18.30 e che il detenuto coinvolto, appartenente al reparto di osservazione sociale e indicato dal sindacato come affetto da problematiche psichiatriche, avrebbe colpito il poliziotto con diversi pugni al volto.
Sempre secondo il SAPPE, l’agente è stato accompagnato al Pronto Soccorso, dove i medici gli hanno diagnosticato sette giorni di prognosi. Successivamente sarebbe stato sottoposto ad ulteriori accertamenti presso il reparto di Otorinolaringoiatria.
Il Sappe: “Serve una risposta concreta dell’Amministrazione”
Nella stessa nota, Gianpiero Greco sostiene che l’episodio rappresenti l’ennesima conferma dei rischi ai quali il personale della Polizia penitenziaria è esposto durante il servizio.
Il segretario provinciale del sindacato afferma che, a giudizio del SAPPE, è ormai necessario un intervento dell’Amministrazione penitenziaria per rafforzare la tutela degli operatori e migliorare la gestione dei detenuti ritenuti più complessi.
Greco dichiara inoltre che, secondo il sindacato, “i detenuti responsabili di gravi episodi di violenza devono essere immediatamente trasferiti presso istituti idonei alla loro gestione”, aggiungendo che la presenza di persone detenute con disturbi psichiatrici in strutture prive di adeguate risorse specialistiche rende il lavoro del personale sempre più difficile.
La gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici
Il SAPPE evidenzia anche quelle che definisce criticità strutturali nella gestione delle persone detenute con patologie psichiatriche.
Secondo il sindacato, il peso delle situazioni più complesse ricadrebbe in larga parte sugli appartenenti alla Polizia penitenziaria e sugli operatori degli istituti, chiamati quotidianamente a prevenire episodi di autolesionismo o aggressioni pur disponendo, a loro giudizio, di strumenti e risorse non sempre adeguati.
L’allarme nazionale del sindacato
Sul tema intervengono anche Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del SAPPE, e Francesco Ciccone, segretario nazionale dell’organizzazione sindacale.
In una dichiarazione diffusa dal SAPPE, i due dirigenti affermano che “il clima che si respira negli istituti penitenziari è di forte preoccupazione”, richiamando anche i recenti fatti verificatisi presso la Casa circondariale di Enna.
Nella stessa presa di posizione sostengono che il personale continui a svolgere il proprio servizio “con coraggio, senso del dovere, onore e rispetto delle istituzioni”, ma ribadiscono la necessità di affrontare il problema del sovraffollamento carcerario, indicando come prioritarie misure alternative alla detenzione per alcune categorie di detenuti, tra cui i tossicodipendenti, e una diversa gestione delle persone con disturbi psichiatrici, che, secondo il sindacato, dovrebbero essere curate in strutture adeguate.
La richiesta di misure urgenti
Nelle conclusioni della nota, il SAPPE rinnova la richiesta di un intervento immediato da parte dell’Amministrazione penitenziaria, sostenendo che il personale non possa essere lasciato ad affrontare da solo situazioni di crescente complessità.
Il sindacato chiede l’adozione di misure finalizzate a rafforzare la sicurezza degli operatori, migliorare la gestione dei detenuti considerati maggiormente problematici e garantire condizioni di lavoro adeguate all’interno degli istituti penitenziari.
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali dell’Amministrazione penitenziaria o del Ministero della Giustizia in merito all’episodio descritto dal sindacato.










