6 Luglio 2026
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Chi era Gianni Fanello, il bomber di Pizzo che segnò con Rivera alle Olimpiadi e finì nello scambio per il Milan

Da Pizzo e Catanzaro all’azzurro di Roma 1960: Fanello giocò e segnò accanto al futuro Golden Boy, poi passò all’Alessandria nell’operazione che portò Rivera in rossonero. Con i “Grigi” rispose da centravanti vero: 26 gol e una stagione entrata nella leggenda

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Prima ancora del Milan, prima ancora della leggenda rossonera di Gianni Rivera, prima ancora che il calcio italiano consegnasse al Paese uno dei suoi talenti più puri, ci fu una maglia azzurra. E accanto al Golden Boy, nell’Italia olimpica di Roma 1960, c’era anche un ragazzo partito dalla Calabria: Gianni Fanello, centravanti di Pizzo, bomber cresciuto nel Catanzaro, uomo d’area capace di trasformare ogni pallone in un’occasione. È lì, dentro l’estate olimpica del 1960, che le strade di Rivera e Fanello si incrociano davvero. Due Gianni, due destini diversi, uniti prima dalla Nazionale olimpica e poi dall’operazione di mercato che avrebbe cambiato la storia del Milan. Rivera sarebbe diventato il simbolo rossonero. Fanello, invece, avrebbe scritto la sua pagina più luminosa con la maglia dell’Alessandria.

Roma 1960, l’Italia dei giovani e il gol di Fanello

Alle Olimpiadi di Roma il calcio italiano si presenta con una squadra giovane e ambiziosa. In panchina ci sono Giuseppe Viani e Nereo Rocco, il “Paròn”, chiamati a guidare una generazione destinata a lasciare il segno. In quel gruppo ci sono nomi che diventeranno pesantissimi: Rivera, Bulgarelli, Burgnich, Trapattoni, Salvadore. E c’è anche Fanello, attaccante calabrese già esploso con il Catanzaro.

L’esordio dell’Italia arriva il 26 agosto 1960 contro Taiwan. Gli azzurri vincono 4-1. Rivera firma una doppietta, Fanello segna il gol del 3-1, poi completa il tabellino Tomeazzi. È una partita che racconta molto: il talento puro di Rivera, la concretezza di Fanello, la forza di un’Italia giovane che vuole prendersi la scena davanti al proprio pubblico.

Rivera dall’Alessandria al Milan, Fanello verso i “Grigi”

In quei mesi il mercato costruisce uno degli incroci più celebri del nostro calcio. Rivera, giovanissimo talento dell’Alessandria, è già destinato al Milan. Fanello, invece, dopo essersi imposto con il Catanzaro, entra nell’orbita rossonera e viene inserito nell’operazione che porta il Golden Boy a Milano. Il Milan prende Rivera. L’Alessandria riceve anche Fanello. Sulla carta, per molti, il calabrese rischia di diventare soltanto una nota a margine dell’affare. Una contropartita tecnica. Un nome dentro una trattativa più grande di lui. Ma i centravanti veri non parlano con le etichette. Parlano con i gol.

La risposta del bomber: 26 gol con l’Alessandria

Arrivato all’Alessandria, Fanello non resta schiacciato dal peso di quella storia. Fa esattamente quello che sa fare meglio: segna. Nella stagione 1960-61, con i “Grigi” in Serie B, diventa protagonista assoluto e chiude il campionato con 26 reti. È una stagione da bomber puro, di quelle che restano nella memoria di una tifoseria. Fanello diventa l’uomo del gol, il centravanti che infiamma il Moccagatta, il calabrese capace di trasformare un passaggio di mercato in una consacrazione personale. Rivera comincia a costruire la sua leggenda al Milan. Fanello costruisce la sua ad Alessandria.

Dal Catanzaro all’azzurro: il talento partito da Pizzo

Per capire Fanello bisogna tornare al punto di partenza: Pizzo Calabro. È da lì che comincia il percorso del ragazzo che prima si fa notare nei campi calabresi e poi esplode con il Catanzaro. Con i giallorossi diventa uno degli attaccanti più interessanti del campionato cadetto, tanto da attirare l’attenzione del grande calcio. La convocazione olimpica non arriva per caso. Fanello è già un centravanti completo, rapido, istintivo, coraggioso. Uno di quelli che vive dentro l’area, che sente la porta, che non ha bisogno di molte occasioni per colpire. Il gol segnato a Taiwan nelle Olimpiadi di Roma è il timbro internazionale di una carriera nata in Calabria e arrivata fino alla maglia azzurra.

La beffa olimpica e il quarto posto dell’Italia

L’Italia olimpica del 1960 supera il girone dopo il pareggio con la Gran Bretagna e la vittoria decisiva contro il Brasile. In semifinale trova la Jugoslavia, una delle grandi potenze del torneo. Finisce in parità anche dopo i supplementari. All’epoca non ci sono i rigori: decide il sorteggio. E il sorteggio condanna gli azzurri. La finale per il bronzo contro l’Ungheria lascia all’Italia solo il quarto posto. Ma quella Nazionale resta una squadra piena di futuro. Dentro quel gruppo passano alcuni dei nomi che segneranno il calcio italiano degli anni successivi. E tra loro c’è anche Fanello, il bomber calabrese che aveva condiviso campo, maglia e gol con Rivera.

Fanello non fu “quello dello scambio”: fu un attaccante vero

La tentazione, ancora oggi, è raccontarlo solo così: Fanello, il calabrese finito nello scambio di Rivera. Ma sarebbe riduttivo. Perché Gianni Fanello fu molto di più. Fu il ragazzo di Pizzo arrivato in alto con i gol. Fu il centravanti del Catanzaro capace di guadagnarsi la Nazionale olimpica. Fu l’attaccante che segnò a Roma 1960 accanto a Rivera. Fu il bomber che, ad Alessandria, rispose alla storia con 26 reti in una sola stagione. Rivera diventò il Golden Boy del Milan. Fanello diventò il bomber dei “Grigi” e un orgoglio della Calabria calcistica. Due strade diverse, un solo incrocio: quello che unì l’Alessandria, il Milan, le Olimpiadi di Roma e un centravanti calabrese entrato nella memoria del calcio italiano.

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