Nuovo episodio di violenza all’interno della Casa Circondariale di Corigliano-Rossano, dove un agente della Polizia Penitenziaria è stato aggredito nella tarda mattinata di sabato 30 maggio all’interno della sezione di Alta Sicurezza. Il poliziotto è stato colpito da un detenuto e ha riportato lesioni che hanno reso necessario il trasferimento al Pronto Soccorso, dove i sanitari hanno stabilito una prognosi di pochi giorni. A riferire la dinamica è stato il segretario locale del sindacato AL.Si.P.Pe, Simone Colapietro.
La ricostruzione del sindacato
Secondo quanto riportato dall’organizzazione sindacale, l’aggressione sarebbe avvenuta intorno alle 13.15, quando un detenuto avrebbe approfittato dell’apertura delle celle per i passeggi per introdursi nel box di servizio e colpire ripetutamente l’agente con pugni e schiaffi al volto. Il detenuto sarebbe originario della Campania e si troverebbe ristretto nella sezione di Alta Sicurezza dell’istituto.
Le condizioni dell’agente
Il poliziotto penitenziario, soccorso immediatamente dopo l’episodio, è stato accompagnato al Pronto Soccorso dove i medici hanno diagnosticato contusioni con una prognosi di guarigione di circa cinque giorni. Al collega ferito è arrivata la solidarietà del sindacato, che ha espresso vicinanza e auguri di pronta guarigione.
La denuncia dell’AL.Si.P.Pe
Per il sindacato, però, il caso non rappresenta un episodio isolato ma si inserisce in un contesto più ampio di criticità strutturali e operative. “Situazione ormai insostenibile. Le carceri sono diventate contenitori di disagio psichiatrico”, denuncia la segreteria dell’AL.Si.P.Pe, che punta il dito contro le difficoltà nella gestione dei detenuti con problematiche psichiatriche.
Il nodo dei detenuti psichiatrici
Secondo quanto riferito dal sindacato, nei confronti del detenuto autore dell’aggressione non sarebbe stato possibile applicare il provvedimento disciplinare di esclusione dalle attività in comune previsto dall’articolo 78 del D.P.R. 230/2000, a causa delle sue condizioni cliniche. Il medico di guardia avrebbe infatti negato il nulla osta necessario all’esecuzione della misura, trattandosi di un soggetto in cura per patologie psichiatriche.
Carenze strutturali e rischio sicurezza
L’organizzazione sindacale evidenzia inoltre la cronica mancanza di spazi adeguati per l’isolamento dei detenuti problematici, una condizione che renderebbe complessa l’applicazione delle misure previste nei casi più critici.
Sotto accusa anche il sistema di gestione dei detenuti psichiatrici dopo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e l’introduzione delle Rems. “Le carceri sono state trasformate in luoghi che ospitano situazioni di grave disagio mentale senza strumenti sanitari e strutturali adeguati”, sostiene il sindacato.
Sezioni ad alta sicurezza “a rischio”
Ulteriori criticità vengono segnalate anche per le sezioni di Alta Sicurezza, definite “potenziali polveriere” per la presenza di camerate affollate e per le difficoltà operative durante interventi e perquisizioni. Secondo l’AL.Si.P.Pe, queste condizioni aumenterebbero i rischi per il personale impegnato quotidianamente nei servizi di sorveglianza.
Le richieste alle istituzioni
Il sindacato chiede interventi urgenti al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, tra cui il trasferimento del detenuto responsabile dell’aggressione, il potenziamento delle dotazioni di sicurezza e l’apertura di un tavolo tecnico nazionale. “La sicurezza degli operatori penitenziari non può essere considerata un rischio inevitabile del mestiere”, conclude l’organizzazione, sollecitando misure strutturali e organizzative per garantire condizioni di lavoro adeguate.









