Nuova bufera intorno a Enzo Iacchetti. Durante un intervento pubblico inserito nella rassegna ‘Naturalmente Pianoforte‘ ad Arezzo, in dialogo con Andrea Scanzi, il conduttore televisivo si è reso protagonista di dichiarazioni durissime che hanno immediatamente fatto il giro del web e dei media nazionali. Nel mirino delle sue critiche è finito in particolare il ministro della Salute, Orazio Schillaci, tirato in ballo sul delicato tema delle liste d’attesa nella sanità pubblica.
Evocando i ritardi cronici della sanità italiana, il conduttore ha immaginato il paradosso di un ministro costretto ad attendere mesi per una Tac o una risonanza magnetica, aggiungendo di volerlo vedere “morire prima, come succede in tanti casi da noi“. Un’uscita senza filtri che ha sollevato un polverone politico e mediatico, riaccendendo i riflettori sui toni spesso radicali e taglienti che Iacchetti ha scelto di adottare nei suoi interventi pubblici nel corso degli ultimi mesi.
“Era una gag”
“Caro ministro della Sanità, io non le ho mai augurato di morire, mi creda. Ho fatto solo un esempio, una gag simpatica in cui immaginavo tutti i ministri senza i loro poteri, costretti ad affrontare la vita come persone comuni. E allora ho detto: mettiamo che il ministro della Sanità chieda una tac e gliela fissino dopo mesi… può darsi che muoia, come succede a tanta gente che muore prima di avere gli appuntamenti per gli esami” dice in un video pubblicato subito dopo sui social.
Le stoccate al governo Meloni
L’episodio di Arezzo non si è limitato al duro affondo sulla sanità. Nel corso della serata, Iacchetti ha tracciato un bilancio politico del suo percorso, rivendicando apertamente la propria “militanza comunista” e non risparmiando stoccate al governo guidato da Giorgia Meloni.
Il conduttore ha inoltre affrontato temi caldi del dibattito politico, ironizzando sul fronte dell’immigrazione e auspicando, con toni provocatori, che “i pomodori in Puglia venissero raccolti da quelli che vogliono la remigrazione“, oltre a ribadire le proprie posizioni critiche sulla gestione della politica estera e sul conflitto in Medio Oriente.











