28 Agosto 2026
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Agguato Lauropoli, la voce del Vescovo Savino: “Non abbiate paura, la nostra è una terra ferita ma qui i giusti sono la maggioranza”

Il vice-presidente della CEI e Vescovo della Diocesi di Cassano all'Ionio interviene con una lettera accorata alla comunità dopo il delitto che ha sconvolto la frazione cassanese.

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Un grido profetico e un invito alla solidarietà collettiva per reazione al sangue versato. Il Vescovo della Diocesi di Cassano all’Ionio e vice-presidente della CEI, Monsignor Francesco Savino, interviene con una lettera aperta indirizzata alla comunità di Lauropoli e dell’intero comprensorio cassanese dopo dell’ennesimo agguato di criminalità che ha insanguinato il territorio. Un messaggio carico di umanità, fermezza e speranza con cui il presule rifiuta qualsiasi rassegnazione, difende la dignità della popolazione locale e lancia un severo monito agli ambienti della malavita.

Il dolore della comunità e il rifiuto dei paragoni biblici

Nel suo scritto, Monsignor Savino affronta il senso di smarrimento e il clima di tensione che la popolazione sta vivendo in queste ore di angoscia, respingendo con decisione qualsiasi etichetta di irreversibilità o di condanna morale per il territorio cassanese.

“Cari fratelli e sorelle, Vi scrivo mentre il sole tramonta sulla nostra terra, lo stesso sole che da secoli scalda le pietre delle nostre chiese e il volto della nostra gente. Oggi, però, quel sole sembra faticare a illuminare i nostri cuori. Un omicidio ha squarciato il silenzio di Lauropoli, portando con sé lo sgomento, le domande senza risposta e il tormento di una comunità che si sente stretta in una morsa di dolore e di rabbia. Quindi cosa state passando. So che in queste ore c’è chi non riesce a dormire, chi guarda fuori dalla finestra con diffidenza, chi si sente tradito dalla propria terra. E vi capisco. A volte, guardando le cronache e le ferite che si aprono sotto i nostri occhi, il pensiero corre a pagine antiche e terribili. Qualcuno, con amarezza, potrebbe persino mormorare paragonando la nostra terra a Sodoma e Gomorra, terre vilipese dal male. Ma io, oggi, voglio dirvi una cosa diversa, e dirla con la forza che mi viene dalla fede: la nostra terra non è Sodoma. Se c’è un’ombra di quelle città, è solo nel cuore arido di chi ha dimenticato come si ama il prossimo. Ma ricordate la Scrittura? Quando il giudizio sembrava incombere, Dio disse che avrebbe risparmiato l’intera città per il pianto e la preghiera di pochi giusti. E io, guardandovi, guardando le vostre famiglie, i vostri anziani, i vostri giovani, vi dico: qui i giusti sono la stragrande maggioranza. La nostra terra non è maledetta. È una terra ferita. E le ferite, fratelli miei, si curano. Non si subiscono”.

Il sostegno agli investigatori e l’invito all’unità sociale

Accanto al conforto spirituale, il Vescovo esprime parole di encomio verso il lavoro svolto dagli apparati dello Stato e sollecita i cittadini a fare rete per contrastare l’isolamento e la paura quotidiana.

“In questo tempo di prova, non siamo orfani e non siamo soli. Voglio esprimere la mia gratitudine più profonda e il mio assoluto rispetto per le Forze dell’Ordine e per gli investigatori che stanno lavorando senza sosta. Loro sono i custodi della nostra sicurezza notturna. Tengono la tela della verità nel silenzio, con competenza e dedizione. A loro va il nostro grazie, la nostra collaborazione e la nostra fiducia incrollabile: non ci lasceranno soli, e noi non dobbiamo mai ostacolarli con chiacchiere da piazza, ma sostenerli con la nostra lealtà. La giustizia umana farà il suo corso, e sarà giusto che sia così. Ma c’è un’altra giustizia che dobbiamo fare noi, oggi, come popolo. La criminalità che ha colpito ancora, con la sua spietatezza, non vuole solo predare i nostri beni o le nostre attività. Vuole predare la nostra anima. Vuole rubare il sonno ai vostri figli e ipotecare il futuro di Lauropoli e di Cassano. Vuole che la paura vi divida. Non concedetegli questa vittoria. Vi chiedo, con le lacrime agli occhi ma con la voce ferma: siate unità. Siate Chiesa viva. Siate popolo. In questo momento, più che mai, dobbiamo stare vicini. Chi si chiude in casa e si isola regala una vittoria al male. Chi scende in piazza, chi saluta il vicino, chi partecipa alla vita della comunità, sta costruendo la diga contro l’alluvione della criminalità. La nostra risposta alla spietatezza non può essere la paura, ma una solidarietà feroce, tenace, indistruttibile”, sottolinea il presule.

L’attacco diretto agli assassini e l’esortazione al riscatto

In conclusione del documento, Monsignor Savino rivolge un duro messaggio a chi ricorre alle armi per imporre la propria egemonia, concludendo con una dichiarazione di vicinanza e presenza sul campo al fianco della sua diocesi.

“E permettetemi, ora, una parola che non viene da me, ma che sento salire come un grido profetico dal profondo di questa terra martoriata. Una parola sferzante per chi crede di comandare con il sangue, e rassicurante per voi, popolo cassanese: A voi che credete di poter decidere chi deve vivere e chi deve morire con un colpo di pistola, a voi che pensate di poter piegare questa comunità con la prepotenza, dico: la vostra è una vittoria di cartone. Costruite imperi sulla sabbia e sul sangue, ma la sabbia crolla e il sangue grida. Avete le armi, ma non avete il futuro. La vostra notte è lunga, ma l’alba è già scritta, e sarà la vostra fine. E a te, popolo di Lauropoli e di Cassano, a te che porti i segni di questa terra aspra e bellissima, dico: rialzate la fronte. Non abbassare lo sguardo. Siete figli di una storia di sacrificio, di mare, di sudore e di fede. Il male fa molto rumore, ma è il bene che fa la storia. Voi siete la radice che spacca l’asfalto. Voi siete la luce che nessuna tenebra potrà mai spegnere. Non abbiate paura. La paura è l’ombra che il male proietta, ma voi siete figli della luce. Il vostro pastore è con voi. Non sono un osservatore distante, non sono una voce che arriva da lontano. Sono qui, con le scarpe impolverate delle vostre stesse strade, con il cuore che batte al ritmo del vostro. Condivido il vostro pianto, ma insieme a voi voglio condividere la speranza”, conclude Monsignor Francesco Savino.

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