24 Luglio 2026
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Caravella portoghese e pesce scorpione nei mari calabresi, Greco: “Ecco perché possono essere pericolosi”

Lo scienziato vibonese racconta come cambia il mare che cambia attraverso le nuove presenze nel Mediterraneo: “Il pesce scorpione ha spine con neurotossine, la caravella filamenti urticanti e non è una medusa”

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La prima cosa che Silvio Greco fa è togliere la paura dal tavolo. La caravella portoghese, il pesce scorpione, le specie arrivate attraverso il Canale di Suez: nomi capaci di accendere immediatamente l’allarme, soprattutto nel cuore dell’estate. Ma il professore non parla il linguaggio dell’emergenza. Parla quello della scienza, che distingue, spiega e rimette ogni cosa nella sua giusta dimensione. Alla Tonnara di Bivona, davanti a una sala gremita per la presentazione del libro “Il mare d’inverno”, scritto insieme a Camillo Falvo, il mare non è una semplice scenografia. È il protagonista del racconto. È appena oltre le mura, davanti a quella costa vibonese che da Pizzo arriva a Tropea, attraversando Bivona, Vibo Marina, Briatico, Zambrone e Parghelia. Un patrimonio economico e ambientale che la Calabria ama, sfrutta, spesso ferisce e non sempre conosce abbastanza.

“È uno dei mari più belli del Mediterraneo”

La domanda rivolta a Greco è diretta: professore, come sta il mare calabrese? Greco prende le distanze da due narrazioni opposte e ugualmente sbagliate: quella di una Calabria marina sempre perfetta e quella di un mare irrimediabilmente compromesso. Greco ha attraversato e studiato mari e oceani, partecipando anche a campagne scientifiche in Antartide: “Avendo visto anche molte isole del Pacifico, posso dire che quello calabrese è tra i mari più belli del Mediterraneo”, ha sottolineato Greco. “Ha una biodiversità elevatissima”. Il suo è il giudizio di chi conosce la bellezza del mare, ma anche ciò che si nasconde sotto la superficie. È proprio la posizione geografica a rendere la Calabria un osservatorio privilegiato del cambiamento. Le acque regionali si trovano lungo una delle rotte percorse dalle specie provenienti dal Mar Rosso e dall’Indo-Pacifico. “La Calabria è uno hotspot di biodiversità perché si trova sulla rotta dei cosiddetti migranti lessepsiani”, spiega Greco. E subito chiarisce l’origine del termine: “Lesseps era un architetto francese che disegnò il Canale di Suez, da qua il nome migranti lessepsiani”.

Sono organismi che, dopo l’apertura del Canale di Suez, hanno progressivamente raggiunto il Mediterraneo. L’aumento delle temperature dell’acqua può favorirne l’espansione verso occidente. Non tutti sono pericolosi e non tutti riescono a stabilirsi nei nuovi ambienti, ma alcuni meritano particolare attenzione per gli effetti sulla biodiversità o per i rischi legati al contatto. Tra questi c’è il pesce scorpione, il Pterois miles.

Il pesce scorpione è già stato avvistato in Calabria

Ha un aspetto elegante e quasi teatrale: strisce chiare e rossastre, grandi pinne aperte a ventaglio e lunghi raggi dorsali. La sua bellezza è anche il motivo per cui può attirare la curiosità di subacquei e pescatori. Greco ne parla senza trasformarlo in un mostro marino. Ricorda però che possiede “una neurotossina molto, molto, molto, molto fastidiosa” e aggiunge: “Per fortuna è un pesce che sta negli scogli”. Il rischio non nasce da un animale che insegue o attacca i bagnanti, ma dalle spine velenose e dal contatto accidentale. Il pericolo aumenta quando il pesce viene catturato, sollevato con le mani o manipolato da chi non lo riconosce.

La sua presenza in Calabria è stata documentata ufficialmente. Nel giugno 2023 Ispra e Consiglio nazionale delle ricerche comunicarono due avvistamenti: un esemplare catturato da pescatori professionisti a Le Castella, nel Crotonese, a circa 24 metri di profondità, e un secondo pesce fotografato da un subacqueo al largo di Marina di Gioiosa Ionica, nel Reggino, a circa 12 metri. Due episodi verificati, non la prova di una presenza massiccia lungo tutte le coste. Abbastanza, però, per invitare pescatori e subacquei a riconoscere la specie e a non toccarla.

Ispra precisa che sulle pinne dorsale, anale e pelviche sono presenti spine velenose lunghe e sottili. Il veleno può rimanere attivo per 24-48 ore dopo la morte dell’animale. Anche un esemplare apparentemente morto, quindi, non deve essere raccolto o maneggiato senza competenza e protezioni adeguate.

La caravella portoghese non è una vera medusa

Quando la conversazione si sposta sulla caravella portoghese, Greco cambia registro. “Il tema della caravella portoghese è ancora più complesso”, avverte. La Physalia physalis viene comunemente scambiata per una grande medusa, ma appartiene al gruppo dei sifonofori. Non è un singolo animale nel senso tradizionale del termine: è una colonia formata da organismi specializzati che lavorano insieme. “La caravella portoghese è un organismo complesso: sono tre organismi in uno. Un organismo serve per la navigazione, un organismo serve per la riproduzione, un organismo serve per il cibo”, spiega Greco al pubblico, semplificando la struttura biologica della colonia. La parte visibile è una vescica galleggiante di colore blu, viola o rosato, simile alla vela di una piccola imbarcazione. Sotto la superficie, però, si allungano i tentacoli. “La caravella portoghese ha filamenti che possono arrivare a 25 metri”, sottolinea lo scienziato. La misura non è un dettaglio. Significa che la distanza dalla parte galleggiante può ingannare: i tentacoli possono estendersi molto più lontano e provocare un contatto anche quando l’organismo sembra sufficientemente distante.

La NOAA, l’agenzia oceanica statunitense, indica una lunghezza media dei tentacoli di circa dieci metri, con punte che possono arrivare intorno ai trenta. La caravella non dispone di un vero sistema di propulsione: si lascia trasportare dal vento e dalle correnti. Può quindi comparire vicino alla costa dopo particolari condizioni meteorologiche e marine, anche arrivando da zone molto lontane. Un ritrovamento isolato non equivale a un’invasione. È però un segnale da comunicare al personale di salvataggio o alla Capitaneria di porto.

Perché non bisogna raccoglierla sulla spiaggia

La caravella portoghese conserva il proprio potere urticante anche quando viene trascinata a riva. Secondo la NOAA, un esemplare spiaggiato può provocare una puntura anche dopo settimane. È uno dei rischi più sottovalutati. La forma e i colori possono attirare bambini, bagnanti e curiosi, ma l’organismo non deve essere raccolto, spostato con i piedi o toccato per scattare una fotografia. Lo stesso vale per i frammenti di tentacoli apparentemente secchi. La regola è elementare: guardare senza avvicinarsi e segnalare il ritrovamento.

Cosa fare dopo un contatto

Greco insiste su un principio preciso: l’utilizzo del calore. “Vi ricordo sempre, anche rispetto alle meduse, che la cosa che dovete fare è mettere una cosa calda, perché per fortuna tutte queste neurotossine sono termolabili”. Le linee guida sanitarie consultate traducono quel principio in una procedura controllata. Dopo un contatto con una caravella bisogna uscire dall’acqua, avvisare il personale di salvataggio e risciacquare la parte interessata con acqua di mare, evitando quella dolce. Gli eventuali tentacoli devono essere rimossi con cautela, senza toccarli a mani nude e senza strofinare la pelle.

La parte colpita può essere immersa in acqua calda intorno ai 45 gradi per circa venti minuti, facendo attenzione a non provocare ustioni. Il calore controllato non deve essere confuso con rimedi improvvisati: niente sfregamenti con la sabbia, pietre eccessivamente calde, urina o acqua dolce. Per una puntura del pesce scorpione, invece, la ferita deve essere lavata e sottoposta rapidamente a una valutazione sanitaria, soprattutto quando è profonda o il dolore è molto intenso. Non bisogna tentare di estrarre autonomamente frammenti di spine penetrati in profondità.

Quando è necessario chiamare il 112

Nella maggior parte dei casi il contatto con una caravella provoca dolore, arrossamento e lesioni cutanee. Esistono però reazioni più serie che richiedono un intervento immediato. Il 112 deve essere chiamato quando compaiono difficoltà respiratorie, gonfiore della lingua o della gola, problemi nel parlare, vertigini persistenti, collasso, perdita di coscienza, convulsioni o un rapido peggioramento delle condizioni generali. Anche una ferita profonda provocata da un pesce velenoso o un dolore non controllabile richiedono assistenza urgente. Non serve costruire una nuova paura estiva. Serve riconoscere i sintomi e non perdere tempo quando la reazione supera il normale dolore locale.

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