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5 Aprile 2026
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Chi è Davide Barzan? Il criminalista calabrese: dall’altare del true crime in tv alla gogna mediatica

Nella bufera anche la sua partecipazione Rai (a pagamento?) a Storie Italiane, trasmissione condotta da Eleonora Daniele. Tutto nasce da un'inchiesta delle Iene che ha scoperchiato un vero vaso di Pandora

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Per tanti mesi è stato ovunque: talk show, programmi di approfondimento, salotti televisivi e dirette sui social. Davide Barzan è diventato un volto noto del caso Paganelli, l’omicidio che ha scosso Rimini e appassionato l’Italia. Si è presentato come consulente difensivo di Manuela Bianchi, la nuora della vittima, e ha conquistato la scena con modi sicuri e una certa teatralità da esperto di scena del crimine.

Peccato che, secondo quanto emerso dall’inchiesta de Le Iene, si nasconderebbe dietro quell’immagine costruita con cura un curriculum claudicante, false credenziali e accuse pesantissime.

Il “Barzageddon”: quando Le Iene alzano il sipario

Il 10 giugno 2025, Le Iene hanno sganciato una vera bomba mediatica sul criminalista cosentino, un’inchiesta dal titolo eloquente, Barzageddon, firmata da Gaston Zama e Marco Occhipinti. Il servizio ha raccontato una lunga scia di presunte falsificazioni, raggiri e ambigue relazioni personali con i protagonisti dei casi di cronaca che lo hanno reso celebre.

Secondo quanto riportato nel servizio, Davide Barzan non è avvocato né risulta iscritto ad alcun albo professionale, nonostante si presenti spesso come tale. Decine le segnalazioni ricevute, tra cui quella di un 57enne di Foggia che afferma di avergli versato 150.000 euro, convinto fosse un legale abilitato. Secondo il testimone intervistato da Le Iene, lo stesso Barzan lo avrebbe accompagnato al funerale del padre fingendosi suo difensore personale.

Truffe, millanterie e merchandising

Non solo finti titoli, ma anche presunti affari milionari fasulli, tra cui l’acquisto del Cosenza Calcio e investimenti in pozzi petroliferi in Romania. Tutto condito da quelli che nel servizio vengono definiti contratti farlocchi, assegni a vuoto e millanterie da manuale, come una vincita da 47 milioni al Superenalotto mai dimostrata e di cui si vantava con i suoi amici cosentini.

A coronare il tutto, un’improbabile linea di merchandising personale: magliette con slogan (“Venghi”, “Verosimilmente”), addobbi natalizi, costumi da bagno e teli mare col suo volto. Barzan avrebbe anche evidenziato un fatturato corposo, ma secondo Le Iene le auto di lusso sarebbero a noleggio e gli uffici a Riccione inesistenti.

Il lato oscuro: relazioni pericolose e video compromettenti

L’inchiesta svela anche scandali privati. Secondo due testimoni anonimi sentiti da Le Iene, esisterebbe un video hard che ritrarrebbe Barzan in un rapporto con una nota giornalista, registrato all’insaputa della donna e mostrato ad altri.

Una testimone con lo pseudonimo “Alessia”, racconta una relazione con Barzan e un comportamento “ambiguo” con Manuela Bianchi, testimone chiave nel caso Paganelli. Da uno screenshot mostrato nel servizio, Bianchi definisce Barzan “un avvocato preparato con un’umanità incredibile”. E un barista di Rimini riferisce di averli visti insieme spesso, “come una coppia”. Il tutto alimenta dubbi sulla trasparenza del rapporto tra i due, e sulla tenuta delle prove nel processo in corso.

Dalla TV al Parlamento

La bufera mediatica ha travolto soprattutto la Rai. Barzan ha partecipato come “esperto” a Storie Italiane, condotto da Eleonora Daniele. La sua presenza nel programma ha sollevato interrogativi sulla valutazione dei profili da parte della rete pubblica.

Dopo la diffusione dell’inchiesta e un’interrogazione parlamentare presentata in Commissione Vigilanza Rai dalla senatrice Dolores Bevilacqua e dall’onorevole Dario Carotenuto, entrambi del M5S, la Rai avrebbe congelato la collaborazione, in attesa di documentazione a supporto dei titoli dichiarati. Al momento, Barzan non ha fornito alcun riscontro.

La difesa della Rai

La Rai, tramite la dirigente Angela Mariella, avrebbe confermato la partecipazione al programma Storie Italiane in qualità di esperto della materia. Specificando che prima di iniziare la collaborazione, Barzan ha fornito tra l’altro, come da procedura aziendale, il curriculum vitae, da cui si evince una laurea in giurisprudenza e un master di primo livello in criminalistica forense.

Nello scorso mese di aprile, la Rai è venuta a conoscenza, attraverso gli organi di stampa nonché dall’interrogazione parlamentare, della vicenda riguardante il Barzan. Si è ritenuto, pertanto, opportuno avviare un approfondimento, congelando nelle more, ogni tipo di collaborazione e chiedendo un supplemento di documentazione a supporto delle dichiarazioni rese nell’ambito del curriculum.

Ad oggi, a quanto risulta, Barzan non ha ancora fornito alcun riscontro in merito. Per questo la Direzione Intrattenimento Day Time, in via prudenziale, non ha più
invitato il collaboratore a partecipare nelle proprie trasmissioni.

Tra deriva mediatica e superficialità

Un simbolo della deriva mediatica, ma anche della superficialità con cui esponenti di primo piano della Tv di Stato si approcciano alle vicende giudiziarie. Il caso Barzan non è solo cronaca, è specchio di una televisione che spesso privilegia la spettacolarizzazione alla verifica. Un uomo senza titoli, ma che ama il palcoscenico, è riuscito a imporsi come figura autorevole in uno dei casi giudiziari più seguiti degli ultimi anni.

Tra fan adoranti (“È un genio mediatico!”) e detrattori agguerriti (“Un truffatore da reality”), Barzan divide l’opinione pubblica e solleva interrogativi più profondi: fino a che punto può spingersi l’infotainment? Chi controlla gli “esperti” da salotto? Ci si interroga sulla responsabilità editoriale di chi seleziona figure prive di titoli accademici verificabili e le accredita come professionisti qualificati?

Il “Barzageddon” ha messo fine – forse – a una parabola brillante quanto opaca. Ma resta una certezza: quando la cronaca si fa spettacolo, la verità rischia di diventare solo un dettaglio di contorno. E la Rai non ci fa una bella figura.

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