A Rizziconi, lungo la via che oggi porta il suo nome — “Francesco Maria Inzitari – Giovane vittima di atto criminale” — campeggia la celebre frase attribuita a Sant’Agostino: “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio per cambiarle”. Un motto che riassume perfettamente la battaglia di una comunità che non ha mai dimenticato. La strada è a pochi metri dalla scuola elementare che Francesco frequentava da bambino. La stessa comunità che il 21 ottobre 2020, per volontà del sindaco Alessandro Giovinazzo, ha scelto di dedicargli un luogo simbolico, perché il suo nome non venisse inghiottito dall’oblio.
La sera che cambiò tutto
Era il 5 dicembre 2009 quando Francesco Maria Inzitari, appena diciottenne, fu ucciso con dieci colpi di pistola davanti a una pizzeria di Taurianova. Si trovava lì per una festa tra amici. Un ragazzo pieno di sogni e di progetti, dal sorriso gentile, stroncato mentre stava iniziando la sua vita. Sedici anni dopo, quel delitto resta senza colpevoli. Nessun processo concluso, nessuna verità giudiziaria. Solo ipotesi e un silenzio che pesa come un macigno.
Gli investigatori individuarono subito la possibile matrice: una vendetta trasversale di ’ndrangheta riconducibile alla figura del padre, Pasquale Inzitari, imprenditore, già consigliere comunale e provinciale dell’Udc.
L’appello della famiglia: «Qualcuno sa, è ora che parli»
A distanza di sedici anni, la famiglia — papà Pasquale, mamma Maria e la sorella Nicoletta, oggi presidente attivissima della Fondazione Francesco Maria Inzitari — lancia l’ennesimo appello attraverso le colonne della stampa. Le loro parole non lasciano spazio a interpretazioni: “Il 5 dicembre ricorre l’anniversario della morte di Francesco ma per noi il 5 dicembre è ogni giorno. Un dolore che ci accompagnerà per tutta la vita, una perdita che dopo 16 anni ancora attende giustizia. La speranza, o forse la certezza, è che la Calabria ha voltato pagina e non vuole più vivere queste pagine. Con l’augurio che presto Francesco possa avere la giustizia che merita”. Un messaggio diretto, pesante, che sembra rivolgersi soprattutto a chi, in quel silenzio che dura da anni, potrebbe sapere la verità.
Don Pino Demasi: “È morto uno di voi, ribellatevi”
Tra coloro che sono rimasti accanto alla famiglia fin dal primo momento c’è don Pino Demasi, punto di riferimento dell’antimafia sociale nella Piana di Gioia Tauro.
Ha ricordato così quei giorni terribili: “Ho vissuto quei tragici momenti con tanta emozione, l’indomani dell’assassinio di Francesco Maria rivolsi un appello ai giovani della Piana dicendo loro: è morto uno di voi, ribellatevi. Da quella drammatica sera si è fatto molto cammino, pur tra ostacoli e momenti di sconforto. Ancora però, a 16 anni di distanza, attendiamo verità e giustizia, e la memoria di questo ragazzo dev’essere di incitamento a tutti i giovani a riprendere una seria lotta antimafia nella Piana di Gioia Tauro, territorio in cui negli ultimi tempi si è spenta un po’”.









