× Sponsor
8 Aprile 2026
11.1 C
Calabria
spot_img

Clan Greco, ribaltone in Appello a Catanzaro: assolti tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste”

La Terza Sezione Penale di Catanzaro cancella la sentenza di primo grado. Cade l'accusa di associazione mafiosa a Lamezia Terme dopo anni di processo

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

È una totale riforma della sentenza di primo grado. La Corte di Appello di Catanzaro ha assolto oggi tutti gli imputati del procedimento sul presunto clan Greco, ritenendo insussistente l’accusa di associazione mafiosa radicata nel quartiere San Teodoro di Lamezia Terme.

La sentenza che azzera otto anni di condanna

Il collegio ha prosciolto con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”, Sergio Ugo Roberto Greco, indicato dall’accusa come promotore e organizzatore del sodalizio. In primo grado era stato condannato a 8 anni di reclusione.
Stessa assoluzione piena per il figlio Cristian Greco, che in primo grado aveva ricevuto 6 anni per il presunto ruolo attivo in estorsioni e spaccio. La Corte ha accolto in pieno le argomentazioni degli avvocati Antonio Larussa e Lucio Canzoniere del Foro di Lamezia Terme.
Assolto anche P.L., collaboratore di giustizia, anch’egli condannato in primo grado per associazione mafiosa.

Crolla il teorema di San Teodoro

Secondo l’originaria impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe operato tra danneggiamenti, estorsioni, usura, ricettazione, detenzione di armi e spaccio, con una struttura stabile dedita a reati contro il patrimonio.
La Corte ha smontato l’impianto. Con la sentenza di oggi, scrive la difesa, si chiude “a distanza di diversi anni con la totale insussistenza del fatto, quel teorema accusatorio” che collocava a San Teodoro un sodalizio mafioso “completamente inesistente“.

Le difese: “Non era mafia”

Il punto centrale è giuridico. Non una insufficienza di prove, ma la negazione del reato associativo. L’assoluzione “perché il fatto non sussiste” cancella il cuore dell’accusa e, con essa, la configurazione mafiosa contestata a padre e figlio Greco.
Per i difensori è la conferma di una linea sostenuta fin dall’inizio: i fatti contestati, seppur gravi nell’ipotesi iniziale, non integravano gli estremi dell’articolo 416 bis. La Corte ha condiviso questa lettura, “in totale accoglimento delle deduzioni difensive“.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE