A tre anni dal naufragio del 26 febbraio 2023, quando l’imbarcazione “Summer Love” si infranse contro una secca a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro, la memoria resta una ferita ancora aperta. Novantaquattro le vittime accertate, trentatré i bambini che persero la vita.
Nel giorno dell’anniversario, il segretario generale della Cisl Calabria, Giuseppe Lavia, interviene con una nota che intreccia memoria e proposta politica, chiedendo un cambio di passo nella gestione delle migrazioni.
Il ricordo e il monito
“Quelle esistenze spezzate mentre inseguivano il sogno di un futuro migliore sono oggi un monito severo: la gestione delle migrazioni non può più essere affidata all’emergenza o a visioni ideologiche e pregiudiziali, ma deve poggiare su politiche ‘umane’ e ragionate. Prima le persone, sempre”, afferma Lavia.
Il riferimento è a un modello che superi la logica emergenziale e punti su strumenti strutturali di accoglienza, integrazione e cooperazione internazionale.
“Accogliere, per noi, significa ospitare nel senso più profondo del termine: garantire una casa e condizioni di vita dignitose, evitando che il collasso delle strutture o la piaga del caporalato stringano il collo di chi è nato ‘dall’altra parte del mondo’”, prosegue il dirigente sindacale.
Giustizia e responsabilità
Mentre l’iter giudiziario prosegue per chiarire le responsabilità di quella notte, la Cisl richiama l’esigenza di un “cambio di paradigma” che metta al centro la dignità della persona.
“Sappiamo che accogliere tutti è impossibile e rischierebbe di tradursi in un abbandono collettivo; proprio per questo, la gestione dei flussi deve passare per una cooperazione internazionale solida e per accordi con i Paesi d’origine che permettano di formare i lavoratori prima della partenza, rispondendo così anche alle esigenze della nostra economia”, si legge nella nota.
Lavia sottolinea come l’emergenza non appartenga solo al passato. I recenti ritrovamenti di corpi lungo le coste del Tirreno cosentino, durante l’ultima ondata di maltempo, dimostrano – secondo la Cisl – che la questione resta drammaticamente attuale.
Corridoi umanitari e rigenerazione dei territori
La proposta si articola su più livelli. Da un lato l’adesione all’appello dei Vescovi calabresi per l’apertura di corridoi umanitari, dall’altro la possibilità di trasformare flussi controllati in una leva contro lo spopolamento che colpisce molte aree della regione.
“In questo contesto la Calabria può e deve compiere scelte coraggiose per rigenerare aree colpite da uno spopolamento galoppante, trasformando i flussi controllati in una risorsa contro l’inverno demografico”, sostiene Lavia, indicando nei ricongiungimenti familiari il canale più sicuro e regolare per sottrarre persone al racket dei trafficanti.
“È questa l’Europa dei popoli che invochiamo, quella fedele allo spirito di Ventotene, capace di mostrare il suo volto migliore di fronte alle sfide umanitarie”, aggiunge.
La linea nazionale della Cisl
La posizione espressa in Calabria si inserisce nella linea ufficiale della Cisl nazionale. Lavia richiama infatti le parole della segretaria generale Daniela Fumarola, che ha dichiarato: “Includere chi arriva in Italia da altri Paesi, prevedendo flussi migratori sostenibili e procedendo alla riforma della legge sulla cittadinanza, con lo Ius scholae che va introdotto e che consideriamo un atto di civiltà e una politica lungimirante per l’integrazione delle seconde generazioni”.
Per la Cisl, l’integrazione passa attraverso il rafforzamento del Sistema di accoglienza e integrazione e la tutela della protezione speciale, strumenti ritenuti indispensabili per evitare derive nell’irregolarità.
Una risposta strutturale
“La vera risposta alla tragedia di Cutro non dev’essere la chiusura, ma una sussidiarietà che unisca legalità, formazione e dignità del lavoro, ricalcando quell’immensa gara di solidarietà che i cittadini calabresi seppero dimostrare nei giorni del naufragio”, conclude Lavia.
Tre anni dopo, il naufragio resta un punto di svolta nel dibattito italiano sulle politiche migratorie. La memoria delle vittime si intreccia con una richiesta di riforme strutturali, tra legalità, cooperazione internazionale e tutela dei diritti.








