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28 Gennaio 2026
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Escalation criminale a Vibo: dopo incendi e roghi, biglietto minatorio recapitato all’imprenditore Patania

Un nuovo messaggio intimidatorio colpisce Francesco Patania, costruttore ed ex dirigente della Vibonese. Un episodio che riporta alla mente la gravissima intimidazione subita nel 2017

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Un nuovo episodio intimidatorio si aggiunge alla sequenza che da giorni tiene alta la tensione a Vibo Valentia e nella sua periferia. Nelle scorse ore un bigliettino con scritte chiaramente minacciose è stato rinvenuto sull’autovettura di proprietà di Francesco Patania, imprenditore vibonese ed ex dirigente della Vibonese Calcio.

L’uomo ha immediatamente denunciato l’accaduto ai carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per risalire all’autore o agli autori del gesto e verificarne eventuali collegamenti con gli altri episodi registrati recentemente sul territorio.

L’escalation di intimidazioni sul territorio

L’episodio si inserisce in un clima di crescente pressione intimidatoria che, nel giro di pochi giorni, ha visto susseguirsi l’incendio doloso del cantiere della mensa scolastica della scuola Buccarelli, il ritrovamento di una bottiglia incendiaria davanti a una macelleria del quartiere Affaccio e il rogo di tre autovetture a Vena di Jonadi.

Una escalation che ha spinto le istituzioni a convocare per giovedì 29 gennaio il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura. Gli inquirenti non escludono che i singoli episodi possano essere parte di una strategia intimidatoria più ampia, volta a colpire opere pubbliche, attività economiche e singole figure ritenute simboliche o sensibili.

Chi è Francesco Patania

Francesco Patania, 75 anni, noto imprenditore del settore edilizio, è una figura conosciuta a Vibo Valentia anche per il suo passato nel mondo sportivo, dove ha ricoperto il ruolo di vicepresidente della Vibonese Calcio.

Il suo nome è finito nell’inchiesta “Rinascita-Scott”, nell’ambito della quale era imputato per associazione mafiosa. Patania è stato assolto sia in primo che in secondo grado da tutte le accuse. In particolare era ritenuto elemento di spicco del clan Lo Bianco-Barba operante nel centro storico di Vibo Valentia e nelle aree limitrofe. Patania — noto anche con l’alias “Ciccio Bello” — sarebbe inoltre parente dei Pugliese, alias “Cassarola”, cosca ritenuta operante nella zona dell’Affaccio, non distante dal luogo dove l’imprenditore ha trovato il messaggio intimidatorio che qualcuno ha voluto lasciare sull’auto.

La precedente intimidazione del 2017

Proprio nell’ambito dell’operazione Rinascita-Scott, Patania risultò vittima di una gravissima intimidazione risalente al marzo 2017: davanti alla sede delle società “2 P Costruzioni” e “Patania Costruzioni” venne collocata la carcassa di un delfino morto. Secondo l’accusa, sarebbe stato prelevato dalla spiaggia di Briatico e portato a Vibo con l’obiettivo di intimidire l’imprenditore e costringerlo a versare somme di denaro.

Per quell’episodio, le indagini individuarono come esecutori materiali Michele Pugliese Carchedi e Domenico Tomaino, alias “U Lupu”, su ordine di Salvatore Morelli, detto “l’Americano”, condannato proprio nelle scorse ore in via definitiva dalla Cassazione a 19 anni di reclusione proprio nell’ambito del maxiprocesso “Rinascita Scott”.

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