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17 Giugno 2026
17 Giugno 2026
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Familiare di un paziente gli stringe le mani al collo, cardiologo aggredito in reparto all’ospedale di Crotone

Nuovo episodio di violenza al nosocomio pitagorico. Vittima lo specialista Antonio Sulla. Anaao Assomed e Cgil chiedono misure urgenti di sicurezza e posti di polizia fissi

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Un’altra aggressione ai danni di un medico scuote l’ospedale civile San Giovanni di Dio di Crotone. Questa volta nel mirino è finito il cardiologo Antonio Sulla, colpito mentre era in servizio nel reparto da lui diretto.

Secondo quanto ricostruito, l’episodio si è verificato durante la gestione di un paziente in evidente stato di agitazione. Sarebbe stato lo stesso medico a chiedere l’intervento di un familiare per contribuire a calmare la situazione. L’iniziativa, tuttavia, avrebbe prodotto l’effetto opposto: il parente avrebbe reagito con violenza, arrivando a stringere le mani al collo del cardiologo.

Il medico è riuscito a divincolarsi e a sottrarsi alla presa. Subito dopo si è recato al Pronto soccorso per la refertazione delle lesioni. Successivamente, secondo quanto riferito, è tornato regolarmente in reparto per proseguire il servizio.

La presa di posizione di Anaao Assomed

Sull’episodio è intervenuto il sindacato dei medici Anaao Assomed, che in una nota diffusa nelle ore successive ha espresso una dura condanna dell’accaduto. “È inaccettabile continuare a subire violenze fisiche e psicologiche ed essere costretti anche a lavorare. Cui prodest?” si legge nella dichiarazione attribuita all’organizzazione sindacale. E ancora: “Non siamo soldati di trincea – prosegue la nota – siamo professionisti che garantiscono (ma fino a quando?) quel diritto alla salute che gente come questa calpesta”. Le parole del sindacato richiamano un clima di crescente tensione negli ospedali, dove il personale sanitario denuncia da tempo episodi di aggressione e minacce.

L’intervento della Cgil: “Emergenza sociale fuori controllo”

Sulla stessa linea anche la Cgil, attraverso una nota congiunta della Funzione pubblica e dell’Area Vasta, che definisce l’accaduto “un’offesa gravissima a tutto il personale sanitario che, con dedizione e spirito di sacrificio, opera in condizioni spesso proibitive”.

Il sindacato parla apertamente di “emergenza sociale fuori controllo“, sostenendo che il personale sanitario sia stato trasformato in “‘paraurti’ delle disfunzioni sistemiche del servizio sanitario”.

Nella stessa comunicazione, la Cgil rivolge critiche dirette all’Azienda sanitaria provinciale di Crotone, affermando che “è inaccettabile che, nonostante le ripetute denunce e le grida d’allarme sollevate da questa sigla sindacale, l’azienda non abbia ancora messo in atto le misure necessarie a garantire la sicurezza”.

Le richieste: più sicurezza e presidi fissi

Tra le richieste avanzate dal sindacato figura “l’attivazione immediata di posti di polizia fissi” all’interno della struttura ospedaliera e il “potenziamento della vigilanza privata h24“.L’episodio riaccende così il dibattito sulle condizioni di sicurezza nei presidi sanitari della provincia crotonese, tema già oggetto di precedenti segnalazioni sindacali. Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali dell’Azienda sanitaria in merito all’accaduto.

Il Questore Renato Panvino incontra i vertici dell’Asp

“La sicurezza del personale è una priorità assoluta”, ha scandito il Direttore Generale dell’Asp, Antonio Graziano, condannando un gesto che colpisce non solo il professionista, ma il diritto costituzionale alla cura. A poche ore dall’episodio, il Questore di Crotone, Renato Panvino, ha voluto marcare la presenza delle istituzioni incontrando lo stesso Sulla, il DG Graziano e il direttore medico Lucio Cosentino. Un colloquio teso a ribadire la massima disponibilità della Questura nel rafforzare i presidi di prevenzione. Graziano ha espresso un “sentito ringraziamento al questore per la sensibilità istituzionale e l’attenzione concreta”, confermando l’impegno dell’Azienda nel collaborare per garantire ambienti di lavoro dignitosi per chi cura e per chi viene curato.

L’analisi più amara arriva però da Enrico Ciliberto, presidente dell’Ordine dei medici provinciale. Secondo l’Ordine, la legge 171/2024, che prevede la procedibilità d’ufficio per chi danneggia strutture o aggredisce sanitari, non sta sortendo l’effetto deterrente sperato. “È un dato consolidato che alla base delle fughe dei professionisti dalla sanità pubblica pesino proprio i timori delle aggressioni. Siamo diventati i capri espiatori di malcontenti dovuti a contesti difficili e carenze di personale che non dipendono da noi”.

Il danno collaterale: meno medici, più liste d’attesa

Oltre al dramma umano, l’aggressione innesca un circolo vizioso che danneggia l’intera collettività. Ciliberto evidenzia un paradosso logistico: ogni medico ferito significa turni scoperti e una riduzione dell’offerta sanitaria. Il professionista colpito deve infatti affrontare non solo il periodo di guarigione fisica, ma soprattutto le inevitabili scorie psicologiche e morali che ne minano la serenità professionale, alimentando quella crisi di organico che è, tragicamente, una delle scintille della rabbia dell’utenza.

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