È successo in pieno giorno, poco prima delle 14, in un’abitazione di via Orso Mario Corbino a Rende. Una giovane coppia, con un bambino di appena un anno e mezzo, si è ritrovata la casa messa a soqquadro dopo quella che, secondo il racconto di un familiare, sarebbe stata un’irruzione compiuta da tre persone travisate.
La ricostruzione arriva proprio da un familiare della coppia, che ha chiesto di raccontare quanto accaduto. Stando alla sua versione, i tre sarebbero entrati nell’abitazione indossando maschere diverse: una raffigurante un gatto, una a tema Halloween e una con motivo leopardato.
Dopo aver rovistato nelle stanze, avrebbero portato via diversi oggetti, per poi allontanarsi a bordo di una vettura grigia con i vetri oscurati. Si tratta, è bene precisarlo, di una ricostruzione riferita dalla famiglia e non di elementi che nel testo fornito risultano accertati in via giudiziaria.
Oro, gioielli e i preziosi del battesimo
A essere colpita è una famiglia giovane. La madre, il compagno e il loro bambino hanno perso oro, gioielli e altri oggetti personali. Tra i preziosi sottratti, secondo quanto raccontato dal familiare, ci sarebbero anche quelli ricevuti in occasione del battesimo del bambino.
Il valore economico della refurtiva, però, non sarebbe l’unico aspetto della vicenda. Alcuni degli oggetti portati via custodivano infatti una parte della storia personale della giovane coppia.
Il computer che custodiva una vita di ricordi
Tra ciò che manca all’appello c’è anche un vecchio computer. Un apparecchio ormai datato, almeno dal punto di vista economico, ma tutt’altro che privo di valore per la donna.
Secondo il racconto della famiglia, all’interno erano conservate fotografie dell’università, immagini legate all’inizio della relazione con il compagno e ricordi della nascita e della crescita del loro figlio.
Sarebbe stata portata via anche la telecamera dell’abitazione. E proprio la perdita di questi contenuti rende il furto, per la famiglia, qualcosa di diverso dalla semplice sottrazione di beni materiali.
I giocattoli del bambino distrutti
C’è poi un particolare che, nel racconto del familiare, avrebbe provocato particolare amarezza. I malviventi, sostiene, non si sarebbero limitati a rovistare tra i giocattoli del bambino: alcuni sarebbero stati distrutti.
“Non li hanno semplicemente spostati o rovesciati cercando qualcosa. Li hanno distrutti. Giocattoli di un bambino piccolo, che non ha fatto nulla a nessuno”, racconta il familiare.
È un episodio che, sempre secondo la ricostruzione della famiglia, avrebbe lasciato un segno che va oltre il valore degli oggetti sottratti. La casa, dopo l’irruzione, non sarebbe stata soltanto privata di alcuni beni, ma sarebbe rimasta profondamente alterata nella sua dimensione quotidiana.
La casa come luogo violato
Il familiare descrive infatti una situazione di rabbia, amarezza e impotenza. «Rubare è già un gesto vile. Entrare nella casa di qualcuno, devastarla e portare via ciò che ha costruito con sacrificio è qualcosa che lascia una ferita che va ben oltre il valore delle cose», afferma.
Nel racconto della famiglia, a pesare sarebbe soprattutto la distruzione dei giochi del bambino e la sottrazione di oggetti contenenti ricordi personali. “Accanirsi contro i ricordi e persino contro i giocattoli di un bambino è un gesto di una crudeltà che lascia senza parole”, aggiunge il familiare.
Si tratta, anche in questo caso, di valutazioni espresse dalla famiglia sull’accaduto, che non vanno confuse con un accertamento delle responsabilità degli autori del furto.
“Potete portarvi via l’oro, ma non l’amore”
Il familiare si rivolge poi direttamente a chi, secondo la ricostruzione fornita, avrebbe commesso il furto. “Potete portarvi via l’oro, un computer, degli oggetti. Ma non potrete mai portarvi via l’amore, i ricordi e la famiglia che c’è dietro quelle cose”, dice.
La speranza espressa è che i responsabili possano essere individuati e chiamati a rispondere delle proprie azioni.
Resta, intanto, la questione della sicurezza. Dopo l’ingresso dei ladri, la famiglia deve fare i conti anche con la sensazione che la propria abitazione, fino a quel momento considerata un luogo protetto, non lo sia più. “In che mondo stiamo vivendo, se persino la casa di una giovane famiglia con un bambino di un anno e mezzo non è più un luogo sicuro?”, conclude il familiare.












