“Da chi mi devo difendere, dalla criminalità organizzata o dallo Stato?”. È la domanda, volutamente netta, con cui Simona Scarcella, sindaca di Gioia Tauro, si rivolge alle istituzioni dopo le intimidazioni subite dalla sua famiglia.
La prima cittadina ha scritto alla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, chiedendo che la propria situazione venga portata all’attenzione del Parlamento. Al centro della lettera c’è soprattutto una richiesta: capire quali misure di tutela lo Stato intenda adottare nei confronti suoi e dei suoi familiari.
La sindaca non nasconde la preoccupazione, ma precisa di non sentirsi impaurita. A pesare, però, sono due episodi avvenuti nei pressi della sua abitazione e rivolti anche alla sua famiglia.
Due intimidazioni in pochi mesi
Il primo episodio risale a dicembre, quando davanti alla sua abitazione qualcuno lasciò un messaggio accompagnato da sette proiettili e dall’augurio di “Buon Natale”. Il secondo è avvenuto alla fine di agosto. In quella circostanza, secondo quanto denunciato dalla sindaca, ignoti avrebbero rivolto minacce estremamente gravi nei confronti dei suoi figli e del cane.
È dopo quest’ultimo episodio che la richiesta di intervento istituzionale è diventata ancora più pressante.
Nella lettera indirizzata a Colosimo, Scarcella descrive anche le conseguenze che la vicenda avrebbe avuto sulla vita quotidiana dei figli. Secondo la sindaca, da circa dodici giorni i ragazzi sarebbero costretti a vivere una sorta di «arresto domiciliare forzato», per il timore legato alla minaccia ricevuta.
La stessa prima cittadina sostiene inoltre che le persone ritenute responsabili dell’intimidazione sarebbero state riprese dagli impianti di videosorveglianza e che, nonostante ciò, continuerebbero a circolare liberamente. Si tratta, naturalmente, di circostanze riferite dalla sindaca e che spettano agli investigatori verificare.
La riunione in Prefettura e la contestazione della sindaca
La lettera è stata inviata dopo che Scarcella ha appreso della riunione interforze convocata dalla prefetta di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, alla presenza del procuratore della Direzione distrettuale antimafia.
Sul tavolo non c’era soltanto l’intimidazione denunciata dalla sindaca il 25 agosto. Nelle stesse ore era stato preso di mira anche l’ex sindaco Alessio, la cui abitazione estiva sarebbe stata danneggiata con grosse pietre mentre nell’immobile si trovavano lui, la moglie e il nipotino.
Scarcella aveva chiesto con insistenza la convocazione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ma alla riunione tecnica successivamente convocata in Prefettura, secondo quanto lamentato dalla sindaca, non è stata invitata né ascoltata.
È soprattutto questo passaggio a provocare la sua reazione.
“Nessuna risposta” alla richiesta di tutela
Scarcella riferisce di avere scritto alla Prefettura di Reggio Calabria il 26 agosto, subito dopo l’intimidazione, per denunciare quanto accaduto e chiedere l’attivazione delle forme di protezione previste dalla legge.
Secondo la sindaca, a quella comunicazione non sarebbe seguita alcuna risposta, neppure informale. Nella lettera a Colosimo lamenta infatti di non avere ricevuto “nemmeno una telefonata di cortesia, o una comunicazione di tipo formale”.
Undici giorni dopo, prosegue il suo racconto, ha appreso della convocazione della riunione tecnica di coordinamento. La sua contestazione riguarda quindi anche la mancata comunicazione diretta dell’incontro e delle eventuali determinazioni assunte dalle autorità.
La Commissione antimafia nel mirino della richiesta
Scarcella chiede ora a Chiara Colosimo di portare la vicenda all’attenzione della Commissione parlamentare antimafia e del Parlamento.
La sindaca vuole sapere, in particolare, quali misure verranno adottate per tutelare lei e la sua famiglia dopo le intimidazioni. Contemporaneamente chiede di essere audita dalla Commissione antimafia e annuncia l’intenzione di interessare anche il ministro dell’Interno, affinché a Gioia Tauro venga assicurata, nelle sue parole, “la giustizia che la popolazione si aspetta”.
La presa di posizione arriva in un momento particolarmente delicato per il Comune. Nei giorni precedenti Scarcella aveva sollevato pubblicamente anche un’altra questione, chiedendosi “chi ha interesse a far sì che il Comune venga sciolto per mafia?“, in riferimento alla procedura della Commissione di accesso antimafia insediata al Comune nell’aprile scorso e ormai prossima alle proprie conclusioni.
Anche in questo caso si tratta di una domanda politica e pubblica della sindaca, non dell’affermazione di una responsabilità penale a carico di soggetti determinati.
Il clima a Gioia Tauro
Nella sua lettera, Scarcella richiama infine il clima di tensione e indignazione che, secondo la sua ricostruzione, si starebbe diffondendo a Gioia Tauro.
La sindaca riferisce di una possibile mobilitazione dell’opinione pubblica attraverso manifestazioni per esprimere dissenso sulla gestione istituzionale della vicenda. Al centro della protesta, nella sua ricostruzione, ci sarebbe soprattutto la percezione di una risposta ritenuta insufficiente alle intimidazioni.
La questione ora passa alle istituzioni competenti, chiamate a valutare sia il quadro investigativo relativo alle minacce sia l’eventuale necessità di specifiche misure di protezione per la sindaca e i suoi familiari. Parallelamente prosegue l’attività della Commissione di accesso antimafia presso il Comune di Gioia Tauro.












