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22 Marzo 2026
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Giuseppina Pesce: la donna che ha fatto arrestare il clan e ora vive nascosta nel terrore

La testimone di giustizia racconta la sua fuga dalla 'ndrangheta, i tentativi di suicidio in carcere e la vita sotto copertura. Ha scritto un libro, "La figlia del clan", con il giornalista Danilo Chirico.

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Giuseppina Pesce oggi ha 46 anni, vive sotto falsa identità e in una località segreta. È cresciuta immersa nelle dinamiche di uno dei clan più potenti della Calabria: i Pesce di Rosarno. Una famiglia dove la criminalità era la normalità, fino a quando non ha deciso di collaborare con la giustizia, portando all’arresto dei suoi stessi familiari. In videochiamata, con Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, stringe le bozze del suo libro “La figlia del clan”, scritto con il giornalista Danilo Chirico.

L’infanzia e la scoperta del sangue

Da piccola, la vita sembrava normale. Grandi pranzi e un’atmosfera di festa. Tutto cambia quando la violenza bussa direttamente alla porta di casa: Scompare il nonno materno, ucciso per motivi passionali. “Avevo cinque anni quando mio nonno, il padre di mia madre Angela, sparì nel nulla. Seppi poi che aveva una storia con una donna sposata, e il marito lo uccise. Fino a quel momento eravamo, o sembravamo, una famiglia felice. Fu allora che cominciai a respirare aria di morte”.

La vendetta si compie, ma una nuova tragedia colpisce la famiglia. Lo zio Pasquale, appena diciottenne, muore dissanguato durante una rapina. Nessuno glielo spiega formalmente: lo scopre leggendo i giornali per strada.

La fuga a 14 anni e il matrimonio-incubo

Per fuggire da una madre depressa e da un ambiente soffocante, Giuseppina compie la classica fuitina con Rocco Palaia. Il matrimonio riparatore si rivela un inferno di botte, alcol e droga. Quando il marito entra ed esce dal carcere, lei rimane sola con i figli e si avvicina a un altro uomo, Domenico. Ma nel codice mafioso della famiglia, il tradimento è un’onta pubblica: lo zio Vincenzo glielo fa capire subito con una battuta raggelante.

Prima dell’arresto, Giuseppina racconta i privilegi grotteschi del paese: se faceva un incidente, la gente andava a soccorrere lei anche se aveva torto; se prenotava un ristorante al completo, il tavolo “spuntava fuori”. Il rispetto e la paura del cognome Pesce piegavano la quotidianità locale.

L’arresto, il baratro e l’incontro con la PM

Nell’aprile 2010 viene arrestata. Per lei, fare avere i soldi ai familiari detenuti o parlare con gli avvocati non era reato, ma semplice dovere familiare. Il trauma del carcere la porta a due tentativi di suicidio. Il primo tentativo: “Con un lenzuolo feci una corda per impiccarmi in bagno, alla doccia. Salii su uno sgabello e mi lasciai andare nel vuoto. Ero disperata, non me la sentivo di affrontare quel percorso. Ma cadendo lo sgabello fece rumore, la secondina che si era appena allontanata tornò indietro, mi scoprì, gridò”.

Il secondo tentativo e l’anoressia: Trasferita nel reparto psichiatrico di Milano Opera, lontana dai figli, smette di mangiare arrivando a pesare 44 chili.

La svolta arriva con l’incontro con la PM Alessandra Cerreti. Superate le prime paure, Giuseppina inizia a parlare. «Le raccontai che mio zio aveva il bunker in casa. Ma questo per me era normale». Da lì si aprono i faldoni su cocaina, armi e rapine. Le sue testimonianze danno vita ai processi All InsideAll Inside 2 e Califfo.

Il tentato ritorno e l’arresto “salvavita”

Nel 2011 Giuseppina ha un momento di sbandamento: la pressione dei familiari a Rosarno è forte, i figli vogliono tornare a casa. Decide di ritrattare e rientrare in Calabria, attratta dalle promesse di protezione dei Palaia.

Ma una settimana prima di partire, viene arrestata per evasione per aver accompagnato la figlia in Toscana. Quell’arresto le salva la vita. Se fosse tornata indietro, il clan l’avrebbe eliminata (simulando un suicidio) per lavare l’onta del tradimento. Decide così di tornare definitivamente sui suoi passi e collaborare.

La vita oggi e il monito: “La ‘ndrangheta non verrà distrutta”

Oggi vive nascosta. I suoi figli sono cresciuti (la più grande ha 31 anni, il maschio 24, la piccola 20) ed è diventata nonna. Nessuno della sua vecchia famiglia si fa più vivo, ma il pericolo resta altissimo: “Mio fratello mi ucciderebbe. Hanno intercettato lui e mia nonna che si dicevano: sono cose di famiglie, ce la dobbiamo vedere noi”.

Alla domanda finale se la ‘ndrangheta potrà mai essere sconfitta del tutto, Giuseppina risponde con amaro realismo, descrivendo i boss moderni non come criminali di strada, ma come abili manager che accumulano potere nell’ombra, sfuggendo agli occhi dello Stato.

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