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18 Maggio 2026
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Il grande paradosso del Mediterraneo: perché la Calabria ha meno piogge ma soffre il fenomeno di più alluvioni

Un team di scienziati dell’Università della Calabria svela i meccanismi termici che trasformano precipitazioni moderate in nubifragi. La ricerca dimostra come il riscaldamento del mare agisca da acceleratore per gli eventi estremi sul Sud Italia.

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Meno risorse idriche complessive, ma una concentrazione distruttiva delle precipitazioni. Il “paradosso mediterraneo” smette di essere un’ipotesi empirica e trova una spiegazione scientifica e rigorosa in uno studio d’avanguardia condotto dal dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente dell’Università della Calabria. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Hydrology and Earth System Sciences, porta la firma degli scienziati Alfonso Senatore, Luca Furnari, Gholamreza Nikravesh, Jessica Castagna e Giuseppe Mendicino. Al centro del lavoro c’è il progressivo surriscaldamento del bacino mediterraneo, individuato come il principale responsabile del dissesto meteo-climatico che sta ridefinendo i connotati del Mezzogiorno.

Attraverso l’uso di sofisticati modelli meteorologici ad alta risoluzione, il team dell’Unical ha analizzato venti eventi alluvionali che hanno colpito il territorio calabrese nell’autunno del 2019. Gli esperti hanno ricostruito queste perturbazioni simulando tre differenti scenari termici della superficie marina: un mare più freddo e in linea con la media degli anni Ottanta, la situazione attuale e una proiezione futura con un incremento della temperatura di 3°C. I dati emersi confermano che “dimostrano che mari più caldi fungono da veri e propri catalizzatori: a parità di tutte le altre condizioni atmosferiche, l’aumento della temperatura marina spinge eventi piovosi moderati a trasformarsi in nubifragi intensi. In pratica, il calore del mare fornisce l’energia necessaria per rendere le precipitazioni violente più frequenti”.

Dinamiche costiere e alluvioni lampo

L’indagine scientifica ha messo in luce una mappa dei flussi di pioggia estremamente precisa e differenziata a seconda dell’intensità dei fenomeni. Quando il sistema atmosferico genera perturbazioni di moderata entità, l’energia termica ceduta dal mare tende a spingere le masse piovane verso l’interno, scaricando enormi volumi d’acqua direttamente sulla terraferma. Al contrario, nei casi in cui i temporali nascono già con caratteristiche di eccezionale violenza, i picchi massimi di precipitazione si concentrano prevalentemente in mare aperto.

Si tratta di “una dinamica generale complessa – è scritto nella nota – che contribuisce a chiarire perché la Calabria, pur registrando meno pioggia totale annua, subisce con preoccupante frequenza episodi di alluvioni lampo e dissesto idrogeologico”. Questo squilibrio accresce la vulnerabilità di un territorio storicamente fragile, dove l’alternanza tra lunghi periodi di siccità e improvvise bombe d’acqua accelera i processi di erosione del suolo e i fenomeni di frana.

Dal Pnrr nuovi strumenti per la Protezione Civile

Lo studio non si limita alla pura speculazione teorica, ma è stato concepito nell’ambito di Tech4You, l’Ecosistema dell’Innovazione di Calabria e Basilicata finanziato con i fondi del Pnrr. L’obiettivo ultimo è la creazione di modelli predittivi capaci di supportare concretamente le amministrazioni locali e la pianificazione della sicurezza territoriale a lungo termine.

“Comprendere i meccanismi che trasformano una pioggia ordinaria in un evento alluvionale è il primo passo per costruire sistemi di prevenzione efficaci – spiegano i ricercatori dell’Unical -. Grazie alle risorse del Pnrr e alla struttura dell’Ecosistema Tech4You, stiamo mettendo a disposizione delle istituzioni e della Protezione Civile chiavi di lettura concrete per affrontare un futuro climatico sempre più sfidante”. La transizione verso una gestione predittiva del rischio diventa così l’unica difesa praticabile di fronte a un ecosistema marino sempre più caldo e reattivo.

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