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18 Maggio 2026
18 Maggio 2026
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Trovati i corpi dei quattro sub italiani alle Maldive: si pianifica il difficile recupero nella grotta sottomarina

La Farnesina e le autorità locali confermano la localizzazione delle quattro vittime all'interno di una complessa cavità nell'atollo di Vaavu. Il team internazionale di esperti ha concluso la prima fase esplorativa, ma le operazioni di risalita restano estremamente rischiose e richiederanno giorni.

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La drammatica attesa per le sorti dei quattro subacquei italiani dispersi nelle acque delle Maldive si è trasformata nelle ultime ore nella dolorosa certezza del loro decesso. I corpi dei quattro connazionali sono stati ufficialmente individuati all’interno del terzo segmento di una profonda grotta sottomarina situata nei pressi del sito di Dhekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu. La conferma è giunta direttamente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in parallelo con le comunicazioni diffuse sulle piattaforme social dalle Forze di Difesa Nazionali delle Maldive.

Il portavoce dell’ufficio del Presidente maldiviano, Mohamed Hussain Shareef, ha specificato che i corpi sono stati localizzati esattamente all’interno dello stesso sistema di cavità sommerse in cui il gruppo si era calato per l’immersione. Nonostante il successo della prima fase di ricerca, le salme si trovano ancora a grande profondità e le manovre per riportarle in superficie non sono terminate, costringendo i soccorritori a pianificare una serie di successive e rischiose discese nei prossimi giorni.

Tecnologie d’avanguardia per una missione estrema

Per fare fronte a uno scenario operativo ai limiti delle possibilità umane, Dan Europe – organizzazione medica e scientifica internazionale no-profit impegnata nella sicurezza in ambienti ad alto rischio – ha schierato una squadra speciale di Search & Recovery. Il team è composto da tre dei massimi esperti mondiali di speleosubacquea, i finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist. Gli specialisti sono scesi in acqua alle 8,30 della mattina per una prima ricognizione durata circa tre ore, muovendosi in un ambiente profondo, confinato e totalmente ostruito.

Per operare in sicurezza a tali profondità, gli speleosub hanno utilizzato equipaggiamenti di ultima generazione, tra cui veicoli sottomarini a controllo remoto e scooter subacquei per agevolare gli spostamenti nella corrente. Fondamentale è stato l’impiego di sistemi di respirazione a circuito chiuso denominati “rebreather”, alimentati con miscele gassose Trimix a base di azoto, elio e ossigeno, indispensabili per mantenere la lucidità mentale ed evitare la narcosi da azoto. L’intera operazione ha visto una cooperazione internazionale senza precedenti: oltre alle forze armate locali e al personale italiano presente a Malé, i soccorritori hanno beneficiato del supporto tecnico e logistico offerto dai governi di Regno Unito, Australia e Stati Uniti.

Un recupero complesso e ad alto rischio

L’esito di questa prima immersione ha permesso di raccogliere dati cruciali per le ore successive, ma la parte più drammatica e complessa della missione deve ancora iniziare. La conformazione della grotta sottomarina impone infatti la massima prudenza per non mettere a repentaglio la vita degli stessi soccorritori.

L’operazione di recupero “rimane tecnicamente impegnativa, emotivamente intensa e operativamente complessa” fa sapere Dan Europe, dopo che il suo team finlandese di search & recovery “ha completato con successo il primo obiettivo operativo della missione, in seguito alla prima immersione tecnica in grotta effettuata oggi presso il sito di Dhekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu”.

L’organizzazione ha poi dettagliato i risultati delle prime tre ore di attività subacquea. “Durante questo primo intervento operativo – spiega Dan Europe, organizzazione medica e scientifica internazionale no-profit, impegnata nella ricerca, nella prevenzione e nella gestione della sicurezza in ambienti complessi e ad alto rischio – il team di specialisti ha esplorato con successo il sistema di cavità sommerse, valutato le condizioni ambientali e operative, localizzato tutte e quattro le vittime ancora disperse e raccolto le informazioni critiche necessarie per pianificare le prossime fasi dell’operazione di recovery”.

I dispositivi tecnologici impiegati, evidenzia l’associazione, “hanno consentito ai subacquei di effettuare in sicurezza una prolungata penetrazione in grotta profonda, mantenendo margini operativi di sicurezza estremamente elevata”. Il lavoro congiunto con la Maldives National Defence Force e la diplomazia italiana proseguirà senza sosta per programmare il rientro delle salme in Italia. Nel frattempo, il cordoglio si stringe attorno ai familiari: “Il nostro pensiero resta rivolto alle famiglie e ai cari delle vittime in questo momento così difficile”, conclude Dan Europe.

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