8 Settembre 2026
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Il monito di Annamaria Frustaci: “La forza della mafia è fuori dalla mafia, serve prosciugare la zona grigia”

Il magistrato della Dda di Catanzaro traccia la via per il riscatto civile: "La politica ritrovi la sua vocazione autentica e si affranchi dalle logiche del mero potere"

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Un’analisi lucida e profonda che travalica il perimetro delle aule giudiziarie per toccare le corde dell’etica pubblica e della coscienza civile.
Durante l’apertura del percorso di formazione sociale e politica promosso dall’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, la sostituta procuratrice della Dda Annamaria Frustaci ha tracciato un quadro rigoroso sulle dinamiche del potere criminale, richiamando le istituzioni e la società civile a una responsabilità condivisa.
Nel suo intervento, la magistrata ha evidenziato come le contiguità opache rappresentino il vero terreno di coltura delle consorterie, sollecitando un cambio di paradigma nell’agire amministrativo. La politica deve ritrovare la propria nobiltà originaria, affrancandosi dall’autoconservazione per tornare a essere spazio di libertà, al servizio esclusivo della collettività.

La lezione dei maestri e l’intricata trama del capitale sociale mafioso

Il pensiero della magistrata si è snodato attraverso il richiamo al valore autentico della regola condivisa e all’esempio dei grandi testimoni del passato.
Richiamando don Luigi Sturzo, la dottoressa Frustaci ha ricordato come la legalità rappresenti la forma laica della fraternità, declinandosi nella trasparenza dei comportamenti e nella formazione delle giovani generazioni.
Il coraggio di Borsellino, lo stile di Livatino e la visione di Diego Tajani insegnano che per combattere la criminalità occorre recidere le sue radici esterne, analizzando i contesti che ne rendono possibile il consolidamento.
Come dimostrato dal processo Rinascita Scott, la vera forza delle cosche risiede nella rete di imprenditori, professionisti e funzionari complici: “La vera forza della mafia è fuori dalla mafia: nella rete di imprenditori, professionisti, funzionari e pezzi delle istituzioni che, attraverso relazioni e interessi, ne alimentano il capitale sociale. È questa la zona grigia che dobbiamo prosciugare”.

Trasparenza, credibilità ed etica della responsabilità pubblica

L’intervento si è poi posato sugli strumenti di contrasto preventivo, indispensabili in un’epoca in cui il potere criminale tende ad abbandonare l’ostentazione della violenza per insinuarsi nei meandri dell’economia legale.
Per prosciugare l’area di contiguità servono controlli rigorosi, rotazione costante degli incarichi e il coraggio di respingere progetti opachi, anteponendo sempre l’interesse generale ai tornaconti personali.
A coronamento del suo ragionamento, la sostituta procuratrice ha richiamato il valore della credibilità etica, ricordando che la responsabilità politica non coincide con l’esito dei processi penali: “Borsellino ci ha ricordato che la responsabilità politica non coincide con quella penale e che non basta essere assolti: chi amministra la cosa pubblica deve essere credibile”.
Un invito accorato a ricostruire una classe dirigente capace di curare il bene comune al di fuori di ogni bieco calcolo elettorale.

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