La giustizia amministrativa mette un punto definitivo a una vicenda che ha visto contrapposte l’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia e le realtà associative impegnate nel supporto ai cittadini. Con la sentenza n. 216/2026 pubblicata il 28 aprile 2026, il Tar ha accolto le ragioni poste alla base del ricorso, evidenziando un palese difetto di attribuzione nell’atto di interruzione del rapporto. I giudici hanno chiarito che, essendo il protocollo originario siglato dal Commissario Straordinario, nessun altro ufficio subordinato avrebbe potuto revocarlo unilateralmente.
Secondo quanto si legge nel dispositivo, “nel caso di specie, il vizio di incompetenza è ben evidente: il protocollo d’intesa è stato sottoscritto dal Commissario Straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, sicché il provvedimento volto a porre fine al rapporto tra l’azienda e le associazioni avrebbe dovuto provenire necessariamente dall’organo di vertice dell’azienda”. Sulla scorta di tale analisi, il Tribunale ha formalmente dichiarato l’illegittimità della comunicazione prodotta dal Direttore del Distretto Sanitario Unico lo scorso 13 novembre 2025.
Il valore della sussidiarietà e l’impegno civico
L’estromissione delle associazioni “Città Attiva”, “Risposta” e “Insieme per il Bene Comune” è stata interpretata dai ricorrenti, assistiti dagli avvocati Domenico Sorace, Ferdinando Pietropaolo e Iconio Massara, come una violazione diretta dell’articolo 118 della Costituzione. Tale norma promuove l’autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale. Lo sportello SOS Liste d’Attesa rappresenta infatti un presidio fondamentale per l’utenza, nato con l’obiettivo di offrire assistenza gratuita a chi si scontra quotidianamente con i disservizi e le lungaggini burocratiche del sistema sanitario regionale.
Il ritorno dei volontari presso la sede operativa è già avvenuto a metà aprile grazie alla sottoscrizione di un nuovo protocollo d’intesa, ma la sentenza odierna assume un valore morale imprescindibile. Per le rappresentanti legali delle associazioni coinvolte, resta la ferita di un trattamento percepito come ingiusto e autoritario, che ha rallentato un servizio basato esclusivamente sullo spirito di solidarietà e sulla gratitudine manifestata dai numerosi utenti assistiti nel corso dei mesi.
Riconoscimenti e prospettive per il futuro del territorio
La conclusione della vicenda giudiziaria apre una fase di riflessione sulla gestione dei rapporti tra istituzioni e terzo settore. Oltre al risultato tecnico ottenuto nelle aule di giustizia, le associazioni rivolgono un plauso al Prefetto di Vibo Valentia per la vicinanza dimostrata durante la crisi e ai legali che hanno sostenuto la causa con spirito di servizio. L’accertamento dell’illegittimità dell’atto rappresenta un monito contro quella che viene definita una gestione impropria del potere amministrativo a danno dei servizi alla comunità.
La ripresa delle attività allo sportello segna dunque il ritorno alla normalità, con la consapevolezza che il ruolo del cittadino attivo rimane un pilastro insostituibile per la tutela del diritto alla salute. La vittoria legale non cancella le tensioni passate, ma restituisce dignità a un progetto che mira esclusivamente al bene collettivo, confermando che il rispetto delle regole e delle competenze è l’unica via per una pubblica amministrazione efficiente e trasparente.






