30 Settembre 2026
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Intimidazioni nel Vibonese, Parillo: “Sono sempre storti. Qualcuno potrebbe dover tornare in galera e fare cassa”

Il comandante provinciale dei Carabinieri analizza gli ultimi episodi accaduti in provincia di Vibo Valentia. Tra le ipotesi, possibili rientri in carcere a novembre e richieste di “messa a posto” in vista del Natale

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Colpire per fare paura, preparare il terreno per chiedere denaro. È una delle possibili letture delle intimidazioni nel Vibonese illustrate dal comandante provinciale dei Carabinieri, Antonio Parillo, che richiama una scadenza precisa: “A novembre qualcuno con ogni probabilità potrebbe dover tornare in galera e in questo senso potrebbe essere interessato a fare cassa”. Nessun nome e nessun collegamento annunciato con i singoli episodi: il comandante indica un’ipotesi investigativa. Il pensiero va subito al 24 novembre quando in Corte di Cassazione si celebrerà l’ultimo atto del filone abbreviato di Rinascita Scott.

L’occasione per approfondire uno degli argomenti di stringente attualità è la presentazione dei nuovi ufficiali dell’Arma. Inevitabilmente le domande riportano subito l’attenzione sulla pressione criminale nel territorio. E a chi richiama la sua definizione degli autori delle intimidazioni, Parillo risponde: “Sempre storti sono”. Sullo sfondo c’è anche l’avvicinarsi del Natale: “Qualcuno probabilmente si sta anche preparando il terreno per la richiesta della messa a posto in vista delle festività natalizie”.

Maierato e via degli Artigiani: “Sono intimidazioni”

Parillo distingue innanzitutto gli episodi. “Alcune di esse sono oggettivamente tali, altre invece sono passate come tali ma tali non sono”, afferma a proposito delle intimidazioni segnalate nel territorio. Tra quelle che riconosce come tali indica Maierato e via degli Artigiani. Due fatti sui quali invita però a evitare collegamenti automatici. Il riferimento alla rete fognaria, presente nelle ricostruzioni di entrambi gli episodi, non basta a individuare una matrice comune. “Questa analisi è troppo speditiva o semplicistica. È assolutamente una coincidenza”, chiarisce il comandante. Va distinto ciò che accomuna apparentemente due vicende dagli elementi che consentono di metterle davvero in relazione. La pressione intimidatoria esiste, ma non autorizza a ricondurre ogni episodio a un unico disegno.

Novembre e la necessità di “fare cassa”

È nel ragionamento sul contesto che Parillo introduce il riferimento a novembre e alla possibilità che qualcuno debba tornare in carcere. Una scadenza che potrebbe alimentare l’interesse a procurarsi denaro prima di perdere nuovamente la libertà. Il comandante non fa nomi, non richiama procedimenti e non attribuisce responsabilità per i fatti citati. Definisce questa lettura “una delle possibili considerazioni che noi dobbiamo fare”, riconoscendo che anche un ragionamento apparentemente logico può risultare “abbastanza semplicistico”. Le sue parole indicano quindi un elemento da valutare, senza anticipare esiti investigativi. La domanda è se, dietro alcuni segnali di pressione sul territorio, possa esserci anche l’urgenza di raccogliere denaro in vista di un possibile ritorno in carcere.

Il Natale e l’ombra della “messa a posto”

C’è poi un’altra scadenza nel ragionamento di Parillo: le festività natalizie. Il comandante ipotizza che qualcuno stia già preparando il terreno per avanzare richieste di “messa a posto”. Il riferimento porta l’attenzione sul possibile movente estorsivo delle intimidazioni: creare paura per rendere più efficace una successiva richiesta di denaro. Anche questo, nelle parole del comandante, resta uno scenario da considerare, senza attribuzioni ai singoli episodi. Il calendario può dunque offrire una chiave di lettura. Da una parte gli eventuali rientri in carcere, dall’altra le richieste legate alle feste. Possibili ragioni della ricerca di denaro sulle quali Parillo richiama l’attenzione mentre ribadisce la persistenza del fenomeno.

“Fatti nuovi, ma non una recrudescenza statistica”

La successione degli episodi alimenta preoccupazione, ma il comandante tiene distinto l’allarme dalla misurazione del fenomeno. “Ci sono sì dei fatti nuovi, ma una recrudescenza in senso statistico non credo – afferma -. Il fenomeno degli atti intimidatori è anche questo, ahimè, purtroppo una costante che riguarda il territorio”. Una continuità che resta un problema centrale per la sicurezza del Vibonese, anche quando i numeri non consentono di parlare di un’escalation.

Enti locali e controlli, Parillo: “Dobbiamo capire il perché dell’inerzia”

Il discorso si allarga agli enti locali, alla gestione dei controlli e alle risposte date alle criticità segnalate dai Carabinieri. Parillo indica due problemi: “Non perfetta padronanza degli strumenti amministrativi” e “minore attenzione al controllo”. Parole che spostano l’attenzione anche su chi deve verificare il rispetto delle regole e intervenire quando vengono violate. Il comandante introduce una distinzione: ci sono Comuni che hanno dimostrato “un buon livello di attenzione”. Il giudizio non riguarda dunque indistintamente tutte le amministrazioni ma dove si registrano ritardi e mancate risposte, la domanda è precisa: “Dobbiamo capire il perché dell’inerzia”.

Sciatteria o scelte consapevoli? “Le regole diventano cavilli”

Non conoscere gli strumenti amministrativi è un problema. Conoscerli e utilizzarli per ostacolare l’applicazione delle regole ne apre un altro. È questo il passaggio più inquietante nel ragionamento di Parillo: “Si possono non conoscere gli strumenti amministrativi, ovvero li si possono conoscere anche fin troppo bene per far sì che quelle regole diventino dei cavilli”. Alla domanda se dietro certe condotte possa esserci qualcosa di diverso dalla semplice sciatteria, il comandante risponde: “In alcuni casi io credo certo che ci sia una scelta chiara. Assolutamente sì”.

Sul fronte delle attività economiche della costa, una domanda richiama le gestioni attraverso prestanome o persone vicine ad ambienti criminali. Parillo risponde facendo riferimento alle violazioni emerse durante i controlli: “Il livello di violazioni che noi abbiamo riscontrato non ha denotato un grande sforzo di nascondersi”. Il comandante definisce l’incidenza “assolutamente notevole” e annuncia la prosecuzione degli approfondimenti: “Immaginiamo ancora cosa potrà venir fuori laddove continueremo, e lo faremo, a scavare”.

Gli esposti anonimi e l’appello a “metterci la faccia”

Nel rapporto con i cittadini, Parillo rileva una forte presenza di segnalazioni anonime. Secondo la sua esperienza, nel Vibonese la propensione a questa forma di denuncia è superiore a quella riscontrata in altre sedi nelle quali ha prestato servizio. Una valutazione personale, che il comandante accompagna alla conferma dell’attenzione riservata agli esposti: “Facciamo gli accertamenti”. Parillo registra anche segnali diversi. Durante l’estate, riferisce, ha ricevuto direttamente un numero significativo di denunce, con cittadini che hanno chiamato in caserma per segnalare problemi. Un dato richiamato nel contesto delle attività ambientali, che interpreta come un segnale di fiducia nelle istituzioni. È su questa fiducia che l’Arma punta per rafforzare il rapporto con il territorio. Perché alle intimidazioni, definite dal comandante una “costante”, possa corrispondere una collaborazione altrettanto continua.

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