7 Luglio 2026
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L’impero globale della ‘ndrangheta: il Ros svela il patto d’acciaio con i cartelli sudamericani per l’oro bianco

Audizione in Commissione Antimafia del comandante Molinese: "La mafia calabrese è la regina indiscussa del narcotraffico e ora si prende le piazze di spaccio delle grandi città, Roma inclusa"

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Il narcotraffico internazionale ha una sola grande regina, ed è nata in Calabria. A metterlo nero su bianco davanti alle istituzioni è stato il generale Vincenzo Molinese, comandante del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dell’Arma dei Carabinieri, nel corso di una dettagliata audizione tenutasi a Roma presso la Commissione parlamentare Antimafia.
“Da decenni la ‘ndrangheta rappresenta l’organizzazione criminale autoctona con il ruolo più rilevante nel traffico internazionale di stupefacenti, in particolare della cocaina”, ha scandito con nettezza il capo del Ros. I clan calabresi sono riusciti a surclassare la concorrenza di altre mafie storiche grazie a una precisa strategia geopolitica del crimine. Questa eccezionale potenza di fuoco finanziaria e logistica, ha spiegato Molinese, “risiede nella sua propensione a costruire rapporti diretti e privilegiati con i cartelli sudamericani, consolidati attraverso una fittissima rete di broker”.

Dalla Calabria alla conquista delle grandi metropoli

La forza delle cosche calabresi non si limita più soltanto all’importazione all’ingrosso nei grandi porti commerciali, ma si sta traducendo in un controllo militare delle strade e delle periferie urbane lontano dai confini regionali.
Sul territorio nazionale, infatti, l’intelligence dell’Arma registra una preoccupante evoluzione: “La ‘ndrangheta sta rafforzando il controllo diretto delle piazze di spaccio nelle grandi città, Roma inclusa”. Un’espansione aggressiva che vede i clan della Calabria primeggiare in un settore dove si registra comunque la “presenza attiva anche della camorra, di cosa nostra, della criminalità pugliese nonché delle mafie etniche”.

Un business camaleontico e in perenne evoluzione

Il mercato della droga si conferma come un’idra capace di mutare pelle a una velocità impressionante per sfuggire ai radar delle forze dell’ordine e della magistratura.
“Il traffico di stupefacenti costituisce il business principale delle mafie”, ha ribadito il comandante del Ros, descrivendolo come “un fenomeno in permanente evoluzione, collegato alle mutevoli alleanze che caratterizzano il settore, agli scenari geopolitici, alla necessità delle organizzazioni criminali di reagire alle azioni contrasto delle autorità individuando nuove rotte, metodi di trasporto e occultamento”. Il narcotraffico viene definito come un motore economico criminale che risente di tantissime variabili, in base alle quali i clan calabresi e i loro alleati “adeguano costantemente il loro modo di agire”.

La mappa delle altre mafie e la lavatrice del denaro sporco

Mentre i calabresi dettano le regole sulla cocaina, le altre organizzazioni cercano di riposizionarsi per non perdere fette di un mercato che genera fiumi di liquidità.
Se la camorra “ha da tempo esteso la propria influenza oltre i confini nazionali” creando basi operative in Spagna e Paesi Bassi e mantenendo il controllo militare in Campania, la mafia siciliana sta cambiando strategia. “Cosa nostra ha mostrato nel più recente periodo un rinnovato interesse per il traffico di stupefacenti“, ha rivelato Molinese. Una corsa all’oro bianco che risponde a un’esigenza vitale per tutti i clan: accumulare capitali da reinvestire. Il vero nodo finale resta infatti quello del riciclaggio, poiché “il traffico di droga è un moltiplicatore di reddito illecito che deve essere ripulito” nell’economia legale, inquinando i mercati sani del Paese.

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