24 Giugno 2026
24 Giugno 2026
spot_img

L’ultimo saluto a Michele Albanese: Cinquefrondi abbraccia il giornalista del coraggio e del dovere

Una folla commossa nella Chiesa Matrice di San Michele Arcangelo per rendere omaggio al cronista calabrese. L’addio a un professionista che ha fatto del dovere la sua missione

spot_img

Cinquefrondi si è fermata per l’ultimo saluto al giornalista Michele Albanese, celebrato nella Chiesa Matrice di San Michele Arcangelo. Un silenzio carico di emozione ha accompagnato l’ingresso del feretro, circondato dagli affetti più cari e da quanti, nel corso degli anni, avevano conosciuto e stimato il suo lavoro.

Negli occhi dei familiari, degli amici di sempre e dei colleghi si leggeva un dolore profondo, difficile da esprimere con le parole. Accanto a loro, tante persone comuni: cittadini incontrati durante il suo impegno quotidiano, testimoni di una vita spesa tra cronaca, inchieste e attenzione costante al territorio.

La celebrazione e le autorità presenti

La funzione è stata celebrata dal Vescovo della Diocesi Oppido-Palmi, monsignor Giuseppe Alberti, insieme al presidente di Libera, don Luigi Ciotti, e al Vescovo di Locri, oltre ai sacerdoti provenienti da diversi centri della zona. In chiesa erano presenti numerose figure istituzionali: magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, amministratori locali, testimoni di giustizia e uomini e donne delle istituzioni. Una presenza significativa che ha voluto sottolineare il valore civile e sociale dell’impegno di Albanese, da anni impegnato nel racconto delle dinamiche più delicate del territorio calabrese.

Le parole di don Luigi Ciotti

Durante l’omelia, il ricordo si è fatto testimonianza. Don Luigi Ciotti ha tracciato il profilo di un uomo che non si è mai tirato indietro, ma che non amava etichette solenni. “Michele non era solo un cronista, era un professionista impegnato che per questo, da più di dieci anni, ha pagato anche di persona questa sua determinazione, questo suo coraggio”. E ancora, un passaggio che ha colpito profondamente i presenti: “Se ognuno di noi si assume la propria parte di responsabilità, allora non ci sarebbe bisogno di dover proteggere alcune persone, perché diventeremo più forti, più veri, più autentici”. Parole che hanno risuonato come un invito alla responsabilità collettiva e alla costruzione di una comunità più consapevole.

Coraggio o dovere?

Nel corso della celebrazione si è parlato di coraggio, ma chi conosceva Michele Albanese sa che lui stesso preferiva un’altra parola: dovere. Fare il proprio lavoro, raccontare i fatti, non voltarsi dall’altra parte. Era questa la sua idea di giornalismo. Un impegno che, nel tempo, lo aveva portato a vivere sotto tutela, pagando un prezzo personale per la sua determinazione nel raccontare le realtà più scomode.

Un’eredità morale e professionale

Michele lascia un vuoto enorme nella sua famiglia, nella comunità di Cinquefrondi e nel mondo del giornalismo calabrese. Ma lascia anche un’eredità fatta di coerenza, serietà e passione civile. Il lungo applauso che ha accompagnato l’uscita del feretro dalla chiesa è stato il segno tangibile di una comunità che non dimentica. Un applauso che non è solo commiato, ma promessa: continuare a credere in un’informazione libera, responsabile e al servizio della verità.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img