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11 Febbraio 2026
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Manifesti per il killer di Lea Garofalo, il governo risponde dopo due anni: “Nessuna comunicazione a Questura e Carabinieri”

Ferro: "Inaccettabile l’iniziativa del Comune". Questura e Carabinieri non erano stati informati

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A oltre due anni dalla vicenda dei manifesti di cordoglio affissi dal Comune di Petilia Policastro per la morte di Rosario Curcio, condannato all’ergastolo per l’omicidio della testimone di giustizia Lea Garofalo, arriva la risposta del Governo a un’interrogazione parlamentare.
L’atto era stato presentato nell’agosto 2023 dalla deputata M5S Stefania Ascari. La replica, datata 10 febbraio 2026, porta la firma della sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro.

“Inaccettabile l’iniziativa del Comune”

Ferro ha ricordato di aver già stigmatizzato l’episodio nel luglio 2023, quando l’amministrazione guidata dal sindaco Simone Saporito affisse necrologi pubblici per Curcio, suicidatosi nel carcere di Opera.
“Io stessa, all’epoca, commentai duramente l’episodio, ritenendo inaccettabile l’iniziativa dell’Amministrazione comunale, perché le mafie si alimentano di queste manifestazioni simboliche”, ha scritto la sottosegretaria, definendo l’episodio “un inchino delle istituzioni alla memoria di Curcio”.

“Nessuna comunicazione a Questura e Carabinieri”

Rispondendo al quesito sul mancato divieto dei funerali pubblici, Ferro ha chiarito che le forze dell’ordine non erano state informate.
“La Questura di Crotone ha rappresentato di non avere mai ricevuto alcuna comunicazione che segnalasse l’evento luttuoso o indicasse nel Comune di origine del defunto il luogo di celebrazione del rito funebre”, ha spiegato. Gli uffici avrebbero appreso la notizia solo successivamente, “in conseguenza degli interventi di biasimo riportati dagli organi di stampa locale”.
Analoga la situazione per l’Arma: “Nessuna articolazione dell’Arma dei Carabinieri era stata informata del decesso, del trasporto, della consegna della salma e della funzione religiosa“.
Una circostanza che ha determinato, ha aggiunto Ferro, “l’impossibilità di adottare preventivamente ogni valutazione dettata da esigenze di sicurezza e ordine pubblico” per un eventuale divieto delle esequie in forma pubblica.

Le spiegazioni del sindaco

Nel corso delle audizioni in Prefettura, il sindaco Saporito avrebbe parlato di una “prassi” consolidata dal 2021 di affiggere manifesti per tutti i defunti, escludendo ogni intento di vicinanza alla criminalità organizzata. Prassi che, dopo il caso, sarebbe stata interrotta.
“Nella ricostruzione l’affissione non sarebbe indice di una posizione di vicinanza dell’Amministrazione comunale rispetto al deceduto”, ha riferito la sottosegretaria.
La vicenda aveva portato anche alle dimissioni di un assessore comunale, presente alle esequie a titolo personale, dopo che il sindaco aveva preso le distanze in sede prefettizia.

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