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27 Maggio 2026
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“Mi sono rovinato la vita per una maglietta di Bastoni”: la confessione choc dell’ex capo ultrà dell’Inter Marco Ferdico

Il racconto in aula del tifoso nerazzurro di origini calabresi sull'omicidio Boiocchi: "Beretta aveva torto e gli rubava i soldi, ora le mie scuse sarebbero ipocrite"

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Un fiume in piena davanti alla Corte d’Assise di Milano. L’ex capo ultrà interista Marco Ferdico, di origini calabresi, vuota il sacco sul delitto del 2022 che ha sconvolto la Curva Nord nerazzurra, l’omicidio dello storico leader Vittorio Boiocchi.
Una deposizione drammatica, priva di sconti per se stesso e per gli ex alleati di una vita spesa sulla balaustra di San Siro. Ferdico si assume la piena responsabilità di organizzatore, ma non risparmia accuse al “mandante” e oggi pentito Andrea Beretta, demolendo la sua versione dei fatti e svelando i retroscena di un delitto nato tra paranoie, soldi rubati e futili motivi.

Il movente della discordia: “Tutto è iniziato con la maglietta di Bastoni”

Dietro a un omicidio di tale portata, stando al racconto dell’imputato, non ci sarebbero state solo le grandi spartizioni dei business della curva, ma un banale e logorante risentimento personale.
“Fu fondamentale per la vicenda dell’omicidio la storia di una maglietta che mi diede Bastoni sotto la curva, dopo la finale del 2022 di Coppa Italia vinta dall’Inter a Roma”, esordisce Ferdico nell’aula milanese, spiegando come quel cimelio abbia scatenato l’effetto domino.
“Dopo che la presi mi fecero fuori dalla curva, perché l’avevo tenuta per me, mi avevano detto che Boiocchi ce l’aveva con me per quella maglietta”. Un rancore che Beretta avrebbe poi cavalcato per i propri scopi.
“Beretta mi disse: ‘Hai visto cosa è successo? Se l’è presa pure con te per la maglietta, a me mi vuole ammazzare e mi ruba i soldi, se non stiamo attenti ci stira tutti e due’. Mi disse ancora: ‘Voglio gente vicino, sono stufo di questo criminale'”. Ferdico ammette di aver ceduto: “Ho detto a Beretta ‘Andrea sono con te, mi prendo la responsabilità di fare sta cosa con te’, perché avevo il dente avvelenato”.

“Boiocchi aveva ragione, mie scuse sarebbero ipocrite”

Durante l’interrogatorio, Ferdico spiazza l’aula sconfessando la linea prudente dei suoi legali e prendendo le distanze da Beretta sul piano morale. “I miei avvocati mi hanno detto di non dirlo ma io lo dico: Beretta aveva torto e Boiocchi aveva ragione, era Beretta che gli rubava i soldi e non il contrario e io ho fatto questa cosa per uno che aveva torto”.
Un pentimento lucido e senza sconti: “Non chiedo scusa alla famiglia Boiocchi, perché non c’è scusa né perdono per quello che è stato fatto. Non voglio il loro perdono, perché non avverrà mai e chiedere scusa sarebbe ipocrita”.
L’ex capo ultrà ammette la propria colpevolezza ma punta il dito sulla pressione psicologica subita: “Io sono completamente colpevole e mi prendo le mie responsabilità di aver commesso l’omicidio, ma Beretta ci ha fatto una testa come un pallone e sapeva tutti i dettagli anche quelli finali”.

La smania di uccidere e i 50mila euro per il delitto

Ferdico prosegue nel delineare il clima di totale paranoia in cui è maturata l’esecuzione dello storico capo curva. “Beretta ci incontrava 10, 15 volte al giorno in quel periodo, tutti i giorni. È vero che lui non si è mai interessato all’organizzazione dell’omicidio, me ne sono occupato io, ma lui ci metteva fretta, aveva la smania di ucciderlo perché altrimenti veniva eliminato lui da Boiocchi, così diceva, viveva sotto assedio, era spaventato”.
Beretta parlava del delitto usando un agghiacciante codice linguistico, dicendo che Boiocchi andava “parcheggiato”, e per farlo aveva messo a disposizione 50 mila euro. Su questa cifra, Ferdico smentisce il pentito: “Non è vero che quei 50mila euro si sono persi per strada, come dice lui. Io non ho preso un euro, perché non erano soldi miei, erano soldi per chi faceva quel lavoro lì”, riferendosi ai due esecutori materiali.

Il tentativo di salvare il padre e il rifiuto dell’aggravante mafiosa

Un capitolo centrale dell’esame riguarda la figura di Gianfranco Ferdico, padre dell’imputato e anch’essi alla sbarra. Marco Ferdico tenta in ogni modo di scagionarlo dalle accuse di essere un co-organizzatore. “Mio padre non ne voleva sapere di questa cosa, gli disse a Beretta ‘è una cosa grossa, riflettiamoci, andiamoci piano'”, assicura il figlio, aggiungendo che il genitore si sarebbe interessato alla vicenda solo per estrema preoccupazione paterna.
“A mio padre devo chiedere solo scusa”, dice visibilmente provato. Infine, l’ex lancia-cori contesta fermamente la tesi della Procura guidata dai pm Storari e Ammendola in merito ai legami con la criminalità organizzata: “È contestata l’aggravante mafiosa qua, ma quest’omicidio lo abbiamo fatto quattro scappati di casa”, conclude, nonostante i legami emersi nelle indagini con l’esponente della ‘ndrangheta Antonio Bellocco. Un quadro desolante di potere, sangue e rimpianti: “Stavo bene, vivevo tra Milano e Ibiza, avevo investito 400mila euro a Ibiza. Non mi interessava prendere il potere su Boiocchi e Beretta, ma mi sono rovinato la vita”.

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