La campagna elettorale è finita, ma l’eco mediatica intorno alla figura di Francesco Cannizzaro non accenna a spegnersi. Il neo-sindaco di Reggio Calabria è stato ospite nel salotto radiofonico di Rai Radio1, punzecchiato dai conduttori Giorgio Lauro e Nancy Brilli.
Al centro del dibattito, con il consueto tono scanzonato della trasmissione, le sue uscite pubbliche più discusse, a partire dalla ormai celebre invocazione alla patrona cittadina durante un comizio.
L’invocazione alla Madonna della Consolazione e il messaggio a Battaglia
I conduttori hanno subito ricordato l’episodio, quasi a voler suggerire una richiesta di aiuto divino per le urne. Cannizzaro ha risposto con fermezza, rivendicando la propria fede.
“Ho semplicemente evocato la patrona della città che unisce tutta la comunità, di destra e di sinistra, affinché possa assistere questa nostra comunità. È successo un manicomio a livello nazionale. Sono un credente“.
L’intervista si è poi spostata sullo sfidante sconfitto: “Adesso dovrebbe consolare Battaglia che ha perso le elezioni contro di lei”, hanno incalzato dallo studio.
Il sindaco ha replicato con ironia: “Ha anche questo compito certo, anche gli sconfitti vanno consolati. Penserà la Madonna a lui come è giusto ma io non ho chiesto aiuto, ho chiesto alla Madonna, cosa che continuerò a fare nell’esercizio delle mie funzioni, di assistere questo processo di risorgimento, perché Reggio deve risorgere e quindi con l’aiuto degli assessori, dei consiglieri comunali, dei dirigenti, del popolo ma evidentemente abbiamo anche bisogno dell’aiuto, per chi ci crede, della Madonna. Per un cattolico credente come me è una cosa bella“.
“Il paragone con Cetto? Non ho sbagliato congiuntivo”
Il confronto ha poi toccato corde più leggere, ironizzando sui vezzi del primo cittadino e sul paragone con il celebre personaggio di Antonio Albanese per un presunto errore grammaticale.
“Mi chiamano ‘profumo’ – spiega Cannizzaro – perché sono un amante dei profumi. Però è una cosa positiva. Meglio profumare che altro. In quelli che uso c’è sempre di mezzo il bergamotto. Reggio è la città del bergamotto, cerco di fare un po’ di pubblicità al frutto che rappresenta l’identità reggina”.
Sul fronte della lingua italiana, il sindaco ha voluto chiarire l’episodio del comizio: “Il paragone con Cetto per il congiuntivo sbagliato? Non mi dà fastidio anche perché ritengo di non aver sbagliato. È successo che alla fine di un comizio, dopo 50 minuti a braccio non avevo più saliva e invece di dire abbia mi sono mangiato la ‘a’ e ho detto ‘abbi’. È successo un pandemonio. Non ci stanno altri errori e credo che, tra le poche cose che so fare, c’è quella di mettere una parola dietro l’altra in italiano. ‘Qualche comunista ha stafficato le vocali?’ Non volevo dirlo, ma è stato proprio così”.
Difeso anche l’inno della corsa alle urne: “L’inno della mia campagna è bellissimo non è un inno personale è per la città. Perché mi prendete in giro è piaciuto a tutti, non identifica nessuna questione politica”. C’è spazio anche per una battuta sulla vita privata: “Mia mamma mi chiedeva perché volevo candidarmi e scherzosamente le ho detto che se fossi stato eletto sarei andato a mangiare da lei tutti i giorni, anche se credo sarà difficile”.
Il retroscena: “Meloni non l’ho sentita, Tajani sì. Reggio è un laboratorio”
Infine, l’intervista si è spostata sull’asse politico e sulle telefonate ricevute dopo la proclamazione. I conduttori hanno notato il silenzio temporaneo di Palazzo Chigi, ipotizzando vecchie ruggini giornalistiche.
“Il premier Meloni non l’ho ancora sentito. So che mi sta cercando per formulare gli auguri e sono convinto che la sentirò nelle prossime ore. Tajani? È chiaro che l’ho sentito, mi ha chiamato più volte, l’ho sentito anche stamani. Antonio è il nostro segretario nazionale, ci mancherebbe altro”.
Sull’ipotesi che la Meloni non abbia chiamato per una vecchia frase critica riportata da Minzolini, Cannizzaro ha tagliato corto: “No, ho fatto la smentita, ho semplicemente detto c’è un grande caos e mi sono convinto di andare a Reggio vorrei fare il sindaco della mia città che amo profondamente“.
Il sindaco ha infine delineato i confini della sua coalizione, che ha visto l’appoggio anche del partito di Carlo Calenda: “Calenda non l’ho sentito, però ho sentito Rosato, tutti i dirigenti di Azione ed erano molto contenti del risultato generale. Quando mi sono candidato ho detto: lavorerò affinché la mia coalizione possa presentarsi la più ampia possibile al cossperto degli elettori e così è stato perché ci sono stati tanti contenitori civici e anche Azione. E credo possa rappresentare anche un momento di laboratorio politico nazionale“.









