“Continua la tendenza a trasformare ogni vicenda che coinvolge un Carabiniere in un processo mediatico contro l’intera Arma. È una deriva che respingiamo con assoluta fermezza”. Lo dichiara Fabio Riccio, Segretario Generale Regionale Calabria di UNARMA.
Dal 1814 con i cittadini
Riccio aggiunge: “L’interrogazione parlamentare presentata dal Senatore Ilaria Cucchi per la morte di Mohamed Amin Bessioid (il giovane si è tolto la vita durante una pequisizione domicialiare dei carabinieri) rischia di alimentare un clima di sospetto verso un’Istituzione che, dal 1814, serve lo Stato con onore, disciplina e assoluta dedizione. L’Arma dei Carabinieri non ha bisogno di essere messa sotto esame da chi sembra dimenticare che essa è la prima a pretendere legalità, trasparenza e rigore dai propri appartenenti. L’Arma ha sempre dimostrato di saper individuare e isolare eventuali responsabilità individuali, senza sconti per nessuno. Ma è inaccettabile che, ancora una volta, si tenti di far passare il messaggio che un singolo episodio possa mettere in discussione il prestigio di oltre due secoli di storia e il lavoro quotidiano di migliaia di Carabinieri che servono lo Stato con professionalità e spirito di sacrificio. Noi diciamo basta ai processi mediatici e alle generalizzazioni. Le responsabilità sono sempre personali, mai collettive”.
“Il coraggio di prendere una posizione”
Riccio conclude: «Un’ARMA sarà sempre al fianco dei Carabinieri che operano con onestà e nel rispetto della legge. Difendere l’Arma non significa sottrarla ai controlli, ma pretendere che venga giudicata con equilibrio, sulla base dei fatti e non di pregiudizi. Mi auguro che anche le altre organizzazioni sindacali trovino il coraggio di prendere una posizione chiara a tutela dei colleghi coinvolti e dell’onorabilità dell’Arma dei Carabinieri. Nei momenti più delicati il silenzio non è una scelta di equilibrio: rischia di essere interpretato come una resa”.












