È morto ieri, 20 febbraio, Domenico Belfiore, esponente della ’ndrangheta condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Bruno Caccia, il procuratore di Torino assassinato nel 1983. Il decesso è avvenuto all’ospedale di Chivasso per un infarto. Belfiore aveva 74 anni.
Il profilo del boss calabrese
Nato a Gioiosa Jonica, nel Reggino, Belfiore era considerato il capostipite dell’omonima ’ndrina. Il suo nome è rimasto legato a uno dei più gravi delitti contro lo Stato compiuti dalla criminalità organizzata nel Nord Italia. Dal 2015 si trovava agli arresti domiciliari per gravi condizioni di salute.
L’omicidio di Bruno Caccia
L’agguato al procuratore Bruno Caccia avvenne il 26 giugno 1983 in via Sommacampagna, a Torino. A sparare fu Rocco Schirripa, ritenuto l’esecutore materiale, mentre Belfiore venne indicato come il mandante. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, il gruppo aveva consolidato interessi nel riciclaggio e nel traffico di droga nel Nord Italia.
Le ombre su uno dei delitti più gravi contro lo Stato
Attorno a quell’omicidio, nel tempo, sono rimasti interrogativi e zone d’ombra. L’ipotesi che dietro il delitto vi fosse esclusivamente la ’ndrangheta è stata messa in dubbio da più parti, compresi i familiari del magistrato. Si è parlato di possibili convergenze di interessi in un periodo segnato da estremismo politico e trame occulte.









