24 Giugno 2026
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Naufragio di Cutro, i giornalisti contro il bavaglio alle telecamere: “Questo processo riguarda tutti”

Appello firmato da 37 operatori dell’informazione contro il divieto di riprese in aula deciso dal Tribunale di Crotone. “Un processo di enorme rilievo pubblico non può svolgersi lontano dagli occhi dei cittadini”

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Il processo sui mancati soccorsi per il naufragio di Steccato di Cutro finisce al centro di una nuova polemica. Trentasette giornalisti e operatori dell’informazione di Crotone hanno diffuso un documento pubblico per esprimere “profonda preoccupazione” rispetto all’ordinanza del Tribunale di Crotone che vieta le riprese televisive in aula durante le udienze.

Un provvedimento che, secondo i firmatari, rischia di limitare il diritto di cronaca su uno dei procedimenti giudiziari più rilevanti degli ultimi anni.

L’ordinanza del Tribunale

Il Tribunale ha stabilito che i giornalisti possano accedere solo a immagini e audio prodotti dal personale tecnico interno, esclusivamente previa richiesta e autorizzazione. Alla base della decisione, la necessità di “garantire il sereno e regolare svolgimento dell’istruttoria dibattimentale”.

Una motivazione che però non convince la stampa locale.

“Perché le telecamere dovrebbero disturbare la giustizia?”

Nel documento diffuso, i giornalisti pongono una domanda diretta e politica insieme: per quale motivo la presenza di telecamere accese dovrebbe minare il regolare svolgimento del processo?

Secondo i firmatari, il procedimento legato al naufragio di Cutro, che ha causato la morte di decine di migranti, rappresenta un evento di straordinario interesse pubblico, che merita un’informazione completa, diretta e trasparente.

Un processo che riguarda l’opinione pubblica

Il processo sui mancati soccorsi non è una vicenda giudiziaria come le altre. Riguarda responsabilità istituzionali, scelte operative, vite umane perse in mare e il rapporto tra Stato, confini e diritti fondamentali.

Per questo, sottolineano i giornalisti, limitare le riprese significa limitare la possibilità per i cittadini di comprendere fino in fondo cosa accade in aula, affidando il racconto esclusivamente a materiali filtrati e non autonomamente verificabili.

Informazione e trasparenza sotto pressione

L’appello richiama implicitamente l’articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di stampa, e ribadisce che la trasparenza dei processi di grande rilievo pubblico è una garanzia non solo per l’informazione, ma anche per la credibilità della giustizia stessa.

Una richiesta chiara al Tribunale

I 37 firmatari non contestano la necessità di ordine e rispetto dell’aula, ma chiedono che non venga sacrificato il diritto-dovere di informare sull’altare di un’interpretazione restrittiva della tutela processuale.

Il messaggio è netto: un processo che riguarda un’intera comunità nazionale non può svolgersi lontano dagli occhi dell’opinione pubblica.

Ora la parola torna al Tribunale. Ma la questione è destinata ad allargarsi ben oltre le mura dell’aula di Crotone, toccando un nodo centrale della democrazia: il confine tra giustizia e diritto all’informazione.

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