“La nostra terra non si consegni alla paura. Restiamo uniti contro la violenza”. È un appello forte, che unisce la condanna dell’omicidio alla richiesta di una reazione collettiva, quello lanciato da monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), dopo il sangue versato a Lattughelle, dove Silvana Sibarelli è stata uccisa e Damiano Pepe gravemente ferito. Il presule chiede alla comunità di non cedere all’intimidazione, di collaborare con la giustizia e di respingere ogni forma di connivenza con la violenza. E annuncia, insieme al sindaco Gianpaolo Iacobini, una mobilitazione pubblica per lunedì 26 ottobre alle ore 16, al Teatro comunale di Cassano all’Ionio.
L’omicidio di Silvana Sibarelli e il ferimento di Damiano Pepe: la condanna del vescovo
“L’uccisione di Silvana Sibarelli e il grave ferimento di Damiano Pepe, a Lattughelle, feriscono tutta la nostra comunità”. Monsignor Savino parte dal dolore per quanto accaduto nella località del territorio di Cassano all’Ionio, ma il suo messaggio va oltre la solidarietà alle vittime. È una condanna senza attenuanti della violenza armata e un richiamo diretto alla responsabilità di chi ha commesso il fatto. “Di fronte alla cinica barbarie delle armi, la condanna deve essere netta. A chi ha commesso questa violenza dico: convertitevi! Deponete le armi, assumetevi la responsabilità del male compiuto. Nessuno può arrogarsi il potere di decidere della vita degli altri”. Parole che richiamano il valore inviolabile della vita umana e la necessità di interrompere ogni spirale di violenza.
Savino contro la cultura del silenzio: “Non possiamo permettere che la paura diventi rassegnazione”
Il passaggio più incisivo dell’intervento riguarda il rischio che episodi di questa gravità vengano accettati come una realtà inevitabile. “Non possiamo permettere che la paura diventi rassegnazione, che il silenzio lasci campo libero a chi pretende di imporsi con la forza e che si pensi che si tratta solo di regolamenti consumati ‘fra di loro'”. Il vescovo respinge così l’idea che la violenza possa essere considerata una questione privata, estranea alla vita della collettività. Ogni omicidio, sottolinea, riguarda l’intera comunità e mette in discussione la libertà e la sicurezza dei cittadini. “Questa terra appartiene a chi la abita, la cura e vi cresce i propri figli”, afferma Savino, invitando a non lasciare che siano le armi a determinare il futuro del territorio.
L’appello a denunciare: “Non lasciamo solo chi trova il coraggio di parlare”
Nel suo messaggio, il vicepresidente della CEI esprime piena fiducia nel lavoro degli investigatori e delle istituzioni impegnate sul territorio. “Esprimo piena fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine, impegnate ogni giorno, con dedizione, nel nostro territorio”. Ma, secondo Savino, l’azione repressiva da sola non basta. Serve anche una risposta civile capace di spezzare il silenzio e contrastare le forme di intimidazione. “Al loro lavoro deve accompagnarsi il contributo di ciascuno: denunciare, collaborare, respingere ogni connivenza e non lasciare solo chi trova il coraggio di parlare”. Un invito esplicito alla collaborazione con la magistratura e le forze dell’ordine, ma anche alla costruzione di una comunità che sappia sostenere chi decide di opporsi alla violenza.
Cassano all’Ionio, lunedì 26 ottobre incontro pubblico al Teatro comunale contro la violenza
Dalle parole ai fatti. Monsignor Savino e il sindaco Gianpaolo Iacobini hanno deciso di promuovere un appuntamento pubblico per trasformare l’indignazione in un’assunzione collettiva di responsabilità. L’incontro si terrà lunedì 26 ottobre 2026, alle ore 16, al Teatro comunale di Cassano all’Ionio. “Di concerto con il sindaco Gianpaolo Iacobini, abbiamo deciso di incontrarci lunedì 26 ottobre, alle ore 16, al Teatro comunale, per un momento forte di denuncia della violenza e di assunzione pubblica di responsabilità”, annuncia il vescovo. L’invito è rivolto a istituzioni, parrocchie, associazioni e cittadini, chiamati a testimoniare pubblicamente il rifiuto della violenza e dell’intimidazione.
“Nessuno può tenere in ostaggio il nostro futuro”: la sfida alle armi e all’indifferenza
Per Savino, la mobilitazione non deve esaurirsi in una manifestazione simbolica. “Esserci significherà affermare che nessuno può tenere in ostaggio il nostro futuro”. Il presule chiede che dall’incontro nasca un impegno destinato a proseguire nel tempo, anche quando l’attenzione pubblica sull’accaduto sarà diminuita. “Da questo incontro deve nascere un impegno che continui anche quando si spegneranno i riflettori: tradurre l’indignazione in scelte quotidiane, educare al rispetto della vita, rendere concreta e riconoscibile la presenza delle istituzioni accanto ai cittadini”. Il messaggio è quello di una responsabilità condivisa, nella quale la sicurezza non riguarda soltanto l’azione delle forze dell’ordine, ma anche la capacità della società civile di rifiutare intimidazioni e connivenze.
Il vicepresidente della CEI: “A chi governa con le armi rispondiamo con il coraggio dei cittadini”
Il vescovo affida alla parte conclusiva della dichiarazione un richiamo alla fermezza dello Stato e alla partecipazione democratica. “A chi pretende di governare con le armi dobbiamo rispondere con la fermezza del diritto e con il coraggio di una cittadinanza che non arretra”. Un appello che chiama direttamente in causa la responsabilità delle istituzioni e il ruolo della comunità ecclesiale. “Alle istituzioni, alle parrocchie, alle associazioni e a ogni cittadino rivolgo l’invito a partecipare. Come Chiesa siamo chiamati a esserci, accanto a chi soffre e a chi resiste”. Savino invita dunque a non isolare il dolore delle vittime e a trasformarlo in una risposta collettiva, fondata sulla legalità e sul rispetto della vita.
Dopo il sangue di Lattughelle, l’appello alla comunità: “Da questa scelta comincia il riscatto della nostra terra”
L’omicidio di Silvana Sibarelli e il grave ferimento di Damiano Pepe hanno spinto il vescovo di Cassano all’Ionio a chiedere una reazione che coinvolga l’intero territorio. Non soltanto una condanna dell’accaduto, ma una presa di posizione contro il rischio che la paura e l’omertà diventino parte della vita quotidiana. “La speranza prende corpo quando il dolore di uno diventa una domanda rivolta a tutti e ciascuno sceglie di rispondere. È da questa scelta che comincia il riscatto della nostra terra”, conclude monsignor Savino. L’appuntamento di lunedì 26 ottobre alle 16, al Teatro comunale, rappresenterà il primo momento pubblico di questa iniziativa. Un incontro per ribadire che la violenza non può decidere il destino di Cassano all’Ionio e della sua comunità.














