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10 Gennaio 2026
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Settimana corta, giornate infinite: la protesta dei genitori di Dinami contro la scuola “a misura di ufficio”

All’Istituto comprensivo di Acquaro esplode la contestazione sulla settimana corta. I genitori di Dinami denunciano orari massacranti, bambini costretti a uscire di casa all’alba e rientrare la sera. “Così le esigenze dei più piccoli finiscono in secondo piano”

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Doveva essere una scelta moderna e vantaggiosa, ma per molte famiglie si sta trasformando in un problema serio. All’Istituto comprensivo di Acquaro la proposta di introdurre la settimana corta, ormai vicina a diventare una disposizione definitiva, ha acceso le proteste dei genitori degli studenti di Dinami.

Al centro della polemica c’è una domanda semplice: la scuola sta davvero mettendo al centro i bambini?

Orari lunghissimi e carico concentrato

Secondo i genitori, l’eliminazione del sabato di lezione comporta un concentramento eccessivo delle ore nei restanti giorni. Le giornate scolastiche iniziano tra le 8.00 e le 8.20 e, in diversi casi, si protraggono fino alle 17.30 o alle 18.30, tra rientri pomeridiani e ore di strumento.

Una soluzione presentata come innovativa che, nei fatti, rischia di trasformarsi in una maratona quotidiana per bambini e ragazzi.

Bambini in viaggio dall’alba al tramonto

Il nodo più critico riguarda però la distanza dalla scuola. Non tutti gli alunni vivono vicino all’istituto: molti risiedono nei paesi limitrofi, anche a 10 chilometri di distanza, e sono costretti a salire sul pulmino scolastico già alle 7.00 o alle 7.30 del mattino.

Il risultato è una giornata che può chiudersi intorno alle 19.00, sommando trasporto, lezioni e rientro a casa. Un ritmo che, secondo le famiglie, è insostenibile per bambini in età scolare.

Stanchezza, studio e tempo libero sacrificati

I genitori si chiedono se chi prende queste decisioni tenga davvero conto dell’impatto sulla vita quotidiana dei bambini. La denuncia parla di stanchezza cronica, calo dell’attenzione, difficoltà nello studio pomeridiano e di una quasi totale rinuncia alle attività extrascolastiche.

Sport, musica, socializzazione e tempo libero diventano un privilegio, quando dovrebbero essere parte integrante del percorso educativo e della crescita equilibrata di ogni alunno.

Dimissioni nel Consiglio d’Istituto

Il malcontento non si è fermato alle parole. La vicenda ha portato anche alle dimissioni di un componente del Consiglio d’Istituto, un gesto forte, letto come atto di protesta contro una gestione ritenuta distante dalle esigenze delle famiglie.

“La scuola rischia di perdere la sua missione”

Il timore espresso dai genitori è che la scuola stia smarrendo la propria funzione educativa globale, trasformandosi in una macchina organizzativa efficiente solo sulla carta. Una scuola che, secondo le accuse, finisce per mettere al primo posto le esigenze amministrative e di gestione del personale, dimenticando i veri protagonisti: i bambini.

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