9 Settembre 2026
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Strage di migranti a Cutro, l’appello dei familiari agli imputati: “Chiedete almeno scusa”

Terzo anniversario del naufragio: tanto dolore e richieste di verità a Crotone, davanti al tribunale dove è in corso il processo

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Nel giorno del terzo anniversario del naufragio del caicco Summer Love, costato la vita a 94 persone e con decine di dispersi, i familiari delle vittime tornano a farsi sentire con parole cariche di dolore e rabbia. A Crotone, davanti al tribunale dove è in corso il processo a sei militari di Guardia di finanza e Capitaneria di porto per presunti ritardi nei soccorsi, è risuonato un appello diretto: “Chiedete almeno scusa”.
A pronunciarlo è stata Farzaneh Maliki, giovane afgana che nel naufragio ha perso due zii e tre cugini. Arrivata dalla Germania insieme alla madre Laila Temori e alla sorella Fatima Maleki, grazie al supporto dell’associazione Carovane Migranti, ha preso parte alle commemorazioni leggendo una dichiarazione prima dell’udienza.

“Una morte causata da negligenza e indifferenza”

“Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia. Siamo venuti in Europa in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani. Ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza”, ha affermato.
La giovane ha poi elencato i nomi delle persone sotto inchiesta, ribadendo che, secondo quanto emerso, “le persone che avevano responsabilità al momento dell’incidente non hanno fornito soccorso immediato”. Da qui la richiesta di spiegazioni: “Perché i soccorsi non sono arrivati? Perché la vita delle persone è stata ignorata? Non è stato un semplice incidente, ma il risultato di una grave irresponsabilità umana”.

“Giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana”

L’appello si è esteso anche al Governo, con una richiesta esplicita rivolta alla premier Giorgia Meloni: “Chiediamo di sostenere la giustizia e di agire immediatamente per chiarire la verità. Chiediamo giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana. Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata a causa dell’indifferenza”.
Parole dure anche sulla burocrazia che, secondo i familiari, impedisce a molti parenti di ottenere i visti per raggiungere l’Italia e rendere omaggio alle tombe dei propri cari. “Da anni vi chiediamo di concedere i visti affinché i genitori che hanno perso i loro figli possano andare sulle loro tombe. Quando darete finalmente delle risposte? Volete che siano costretti di nuovo a rischiare la vita attraversando il mare?”.

Un processo atteso dalle famiglie

Il procedimento giudiziario dovrà accertare eventuali responsabilità nei soccorsi al barcone naufragato davanti alle coste calabresi. Per i familiari, però, oltre alle sentenze, resta una richiesta umana e morale: riconoscere il dolore e assumersi le proprie responsabilità.
A tre anni dalla tragedia, il ricordo delle vittime si intreccia così con la ricerca di verità e con una domanda che continua a rimanere sospesa.

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