Un colpo durissimo al mercato dello streaming illegale che parte direttamente dalla Calabria, ma che si estendeva in tutta Italia. Nell’ambito delle attività svolte a contrasto della pirateria audiovisiva digitale, sviluppate anche in previsione degli imminenti mondiali di calcio FIFA 2026, i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Crotone hanno messo a segno un’operazione colossale.
Con il supporto del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e del Nucleo Speciale Beni e Servizi – Gruppo Radiodiffusione Editoria di Roma, le fiamme gialle hanno individuato 3 centrali di smistamento illegale del segnale IPTV – il cosiddetto “Pezzotto”.
Le centrali erano tutte dislocate nella città pitagorica e gestite da quattro cittadini di nazionalità italiana. Attraverso questa rete blindata, sono stati illecitamente distribuiti abbonamenti “pirata” in favore di migliaia di clienti, garantendo l’accesso abusivo ai contenuti audiovisivi a pagamento delle più note piattaforme digitali e satellitari come Sky, Dazn, NowTv, Netflix, Disney+ e Spotify.
Le indagini finanziarie e il trucco del software “IBO PLAYER PRO”
L’operazione non è nata dal nulla, ma da un’attenta analisi dei flussi finanziari e dei movimenti di denaro sospetti.
“L’individuatione dei centri di distribuzione illecita – spiegano dal Comando della Guardia di Finanza – è stata ottenuta grazie al meticoloso approfondimento di diverse segnalazioni di operazioni sospette, trasmesse dal Nucleo speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma”.
Questa sinergia ha dato avvio ad una vasta indagine finanziaria grazie alla quale è stato possibile disvelare l’esistenza dell’imponente ed articolato schema di frode perpetrato nel settore dell’audiovisual piracy, con specifico riguardo alla diffusione illegale di contenuti tutelati dal diritto d’autore.
A tradire i responsabili sono state proprio le tracce lasciate nei pagamenti. Nel contesto dell’indagine condotta, l’attenzione investigativa è stata catturata dalle causali esplicite dei diversi bonifici attenzionati, riportanti la dicitura “IBO PLAYER PRO”, un software compatibile con la riproduzione di flussi streaming illeciti, installabile su vari dispositivi di riproduzione quali smartphone, smart-tv e computer.
Dai server ai “reseller”: come funzionava la pirateria a livelli
La rete era strutturata come una vera e propria azienda commerciale, con ruoli ben definiti e una gerarchia cristallina.
“Sulla base della descritta architettura telematica – sottolineano gli inquirenti – sono stati individuati i vari livelli del sistema criminale: al vertice della filiera illecita, i fornitori principali noti come head-provider, che gestiscono l’architettura dei server sorgente”. A metà della piramide si posizionavano invece i soggetti intermedi denominati reseller, diffusi su tutto il territorio nazionale, che rivendono gli abbonamenti ad una platea indiscriminata di utenti finali, posti al termine della catena di distribuzione, che fruiscono del servizio illegale.
“L’azione sinergica sviluppata dai diversi Reparti del Corpo della Guardia di Finanza – continuano le fiamme gialle – appartenenti alle diverse componenti specialistiche e territoriale, ha reso possibile estendere gli accertamenti su tutto il territorio nazionale pervenendo all’esatta ricostruzione dell’intera filiera che alimentava il sistema illecito disarticolato”.
Clienti in 43 province: abbonamenti low cost con “assistenza clienti”
I numeri emersi dall’inchiesta sono impressionanti e dimostrano la capillarità del business illegale della IPTV.
“L’attività investigativa ha infatti permesso di cristallizzare la distribuzione illecita dei contenuti digitali in favore di almeno 2.769 clienti – evidenziano i finanzieri – tutti identificati e residenti in 43 province del territorio dello Stato, quantificando in circa 650.000 euro il valore dei proventi illecitamente accumulati”. Un tesoretto enorme che, per come appurato dalle articolate indagini bancarie, è stato reinvestiti nel circuito dell’economia legale e nell’acquisto di moneta virtuale, in modo da occultarne l’illecita provenienza.
Il sistema offriva pacchetti per tutte le tasche e un servizio paradossalmente impeccabile. Il costo degli abbonamenti pirati variava da 10 a 40 euro a seconda dei pacchetti selezionati, a fronte del quale era garantito anche un vero e proprio servizio di assistenza clienti nei casi di difficoltà alla visione, al pari delle piattaforme legali erocatrici dei servizi digitali.
Maxi sequestro da 650mila euro e multe salatissime per gli utenti
Per i quattro gestori e per i migliaia di clienti rintracciati adesso scattano sanzioni pesantissime e provvedimenti giudiziari.
“Nei confronti dei 2.769 utilizzatori finali – avverte la Guardia di Finanza – nei prossimi giorni, saranno notificate le prescritte sanzioni amministrative con importo variabile da 154 sino a 5.000 euro, previsti per le forme più gravi di recidiva”.
I quattro responsabili sono stati denunciati a piede libero. Al termine delle attività, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, sotto il coordinamento del Procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, hanno denunciato i 4 responsabili per gravi violazioni del copyright, della proprietà intellettuale e per il reato di autoriciclaggio, pervenendo al sequestro di beni – in esecuzione di specifico decreto di sequestro preventivo emesso in via d’urgenza – del valore complessivo di circa 650mila euro.
“L’importante operazione di servizio – concludono dal Comando Provinciale – attualmente nella fase delle indagini preliminari e che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, testimonia l’attenzione del Corpo e della Procura della Repubblica al contrasto delle diverse forme di illegalità economico-finanziaria, come nel caso di specie delle violazioni del diritto d’autore, che costituiscono attività illecite estremamente lucrative per le organizzazioni criminali e che generano notevoli danni per l’economia nazionale”. Si tratta, di fatto, di una delle prime operazioni anti-pirateria di tale portata portate a termine sul territorio calabrese.









