23 Settembre 2026
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Studentessa disabile lasciata senza assistenza a scuola nel Vibonese: “Risorse non garantite, le famiglie solitarie contro il sistema”

La denuncia del Cnddu: "Per la quindicenne Carol niente assistenza qualificata. Nonostante la complessità del caso mancavano le figure necessarie: l’inclusione non può ricadere sulle spalle della famiglia"

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione “sulla situazione segnalata dalla famiglia di Carol, studentessa quindicenne con disabilità complessa che frequenta il plesso scolastico di Zungri dell’Istituto Comprensivo Rombiolo–San Calogero–Cessaniti, nel Vibonese. Secondo quanto reso noto in questi giorni, l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 non sarebbe stato accompagnato dalla piena disponibilità delle figure professionali e delle condizioni assistenziali necessarie a garantire alla studentessa una frequenza regolare e adeguata alle sue specifiche esigenze”.

Un esame attento

Dice il Coordinamento: “La situazione merita un esame attento soprattutto sotto il profilo dell’organizzazione dei servizi. In presenza di bisogni complessi, conosciuti dall’amministrazione scolastica e dagli enti competenti prima dell’inizio delle lezioni, la predisposizione degli interventi necessari non può essere considerata una fase successiva o eventuale del percorso scolastico. Deve costituire parte integrante della programmazione che precede l’accoglienza dell’alunna e accompagna con continuità l’intero anno. Il quadro normativo vigente assegna infatti all’inclusione scolastica una dimensione organizzativa precisa. Il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, come modificato dal decreto legislativo 7 agosto 2019, n. 96, definisce un sistema nel quale istituzione scolastica, enti territoriali e servizi competenti concorrono, secondo le rispettive attribuzioni, alla realizzazione delle condizioni necessarie alla partecipazione dello studente alla vita scolastica. Il Piano educativo individualizzato assume in tale contesto una funzione centrale, poiché individua gli interventi, le modalità di sostegno e le risorse professionali necessarie in relazione alla situazione concreta dell’alunno. È proprio sul piano dell’effettività che occorre concentrare l’attenzione. La previsione formale di una misura non coincide con la sua concreta disponibilità. Per uno studente che necessita di assistenza continuativa, la presenza coordinata e stabile delle professionalità previste rappresenta una condizione essenziale per lo svolgimento della giornata scolastica. Eventuali ritardi nell’attivazione dei servizi producono conseguenze immediate sulla frequenza, sulla partecipazione alle attività didattiche e sulla continuità del percorso educativo”.

Uno sguardo all’assistenza di base

Aggiunge il Coordinamento: “Particolare attenzione deve essere riservata anche all’assistenza di base e alle esigenze che, per la loro specificità, richiedono personale adeguatamente formato e un raccordo puntuale tra scuola, famiglia, amministrazioni e servizi sanitari competenti. Quando sono presenti necessità connesse all’alimentazione, all’igiene personale, alla postura, alla movimentazione o a procedure assistenziali definite sulla base di indicazioni sanitarie, l’organizzazione non può essere affidata a soluzioni occasionali né può dipendere dalla disponibilità quotidiana dei familiari. Occorre, invece, che competenze, responsabilità e modalità operative siano definite preventivamente e rese concretamente praticabili all’interno dell’orario scolastico. La legge 5 febbraio 1992, n. 104 e il decreto legislativo n. 66 del 2017, nel quadro delle rispettive disposizioni, delineano un modello nel quale l’integrazione delle competenze istituzionali costituisce un elemento essenziale del percorso scolastico dell’alunno con disabilità. A ciò si aggiungono le disposizioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale e quelle riguardanti i compiti di assistenza materiale nell’ambiente scolastico. Si tratta di funzioni differenti, attribuite a soggetti diversi, che devono tuttavia trovare una composizione coerente nella concreta organizzazione della frequenza. Il caso segnalato a Zungri evidenzia pertanto una questione che non dovrebbe essere affrontata soltanto quando emerge una criticità. La programmazione dell’inclusione richiede che la verifica delle risorse necessarie sia effettuata con congruo anticipo rispetto all’apertura dell’anno scolastico, soprattutto nelle situazioni già conosciute e caratterizzate da bisogni assistenziali complessi. L’inizio delle lezioni dovrebbe rappresentare il momento nel quale quanto programmato diventa operativo, non quello dal quale iniziare a ricercare soluzioni”.

La collaborazione dei genitori

Il CNDDU ritiene inoltre “necessario evitare che eventuali difficoltà di raccordo tra amministrazioni producano effetti diretti sulla studentessa o trasferiscano sulla famiglia funzioni che appartengono all’organizzazione dei servizi. La collaborazione dei genitori è una componente fondamentale del percorso educativo e trova riconoscimento nella stessa disciplina del PEI, ma non può trasformarsi nella condizione necessaria per rendere possibile la permanenza a scuola durante il normale orario delle lezioni. Per tale ragione appare opportuno che la dirigenza scolastica, il Comune di Zungri, gli uffici scolastici competenti e gli altri soggetti istituzionali interessati procedano, nell’ambito delle rispettive competenze, a una tempestiva verifica della situazione rappresentata dalla famiglia e dell’effettiva disponibilità delle risorse previste. L’obiettivo deve essere quello di assicurare una risposta stabile, coordinata e coerente con le esigenze individuate nel percorso scolastico della studentessa, evitando soluzioni provvisorie suscettibili di determinare interruzioni o discontinuità”.

Una questione di metodo amministrativo

Poi conclude: “La vicenda pone, più in generale, una questione di metodo amministrativo. Nei casi complessi non è sufficiente che ciascun soggetto adempia separatamente alla propria funzione; è necessario che gli interventi convergano nei tempi richiesti dalla frequenza scolastica. La frammentazione delle competenze non dovrebbe tradursi in frammentazione dell’assistenza. Per questo sarebbe utile rafforzare, prima dell’avvio di ogni anno scolastico, il raccordo operativo tra scuola, enti locali e servizi coinvolti, verificando non soltanto l’assegnazione formale delle risorse, ma anche la loro effettiva disponibilità dal momento in cui iniziano le lezioni. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica quindi che la situazione di Carol possa trovare una soluzione tempestiva e strutturale e che quanto segnalato costituisca occasione per migliorare le procedure di programmazione nei casi in cui la complessità assistenziale sia già conosciuta. La qualità dell’inclusione scolastica si determina anche nella capacità delle istituzioni di anticipare i bisogni prevedibili, coordinare le rispettive competenze e assicurare continuità agli interventi programmati. Per uno studente con disabilità complessa, infatti, l’organizzazione dell’assistenza non costituisce un elemento accessorio della giornata scolastica, ma una condizione necessaria perché il percorso educativo possa svolgersi con regolarità, sicurezza e continuità”.

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